Ancora senza risposte la tragedia sulla A14. S’indaga su una lista di nomi scritti su un foglio

Non ci sono ancora dei perché ieri, Fausto Filipollone, ha lanciato la figlia di 11 anni dal viadotto Alento dell’autostrada A14 e, con molta probabilità, poco prima, ha fatto cadere dal terzo piano di un appartamento di sua proprietà, in piazza Roccaraso, a Chieti Scalo, la moglie.

“Famiglia normale, tranquilla. Lui era un bravo e serio lavoratore” continuano a ripetere i vicini di casa, i parenti e i colleghi alla Brioni di Penne, dove Fausto ricopriva l’incarico di dirigente. Descrizioni date anche agli inquirenti, anche loro sconvolti da questa tragedia, che indagano alla ricerca di una falla nella vita dell’uomo che, al momento, non c’è. Eppure da qualche deve esserci. Non risulta che Fausto soffrisse di particolari patologie e nemmeno che fosse depresso o in cura.

Lo hanno detto oggi, in una conferenza stampa organizzata dal Questore di Chieti, Raffaele Palombo e dal dirigente della Squadra Mobile, Mirian D’Anastasio. Un elemento che viene tenuto in considerazione è il foglio che ieri è caduto dal viadotto Alento, forse deliberatamente dallo stesso Fausto. “C’è una lista di nomi su quella pagina- ammette il Questore -. Lo stiamo esaminando per riuscire a decifralo e capire che cosa c’entra con questa tragedia”.

Probabilmente le apparenze hanno nascosto a tanti qualcosa che non andava, che dentro la testa di Fausto s’era rotto qualcosa, fino a fargli pianificare una folle e tragica striscia di morte e sangue. Iniziata alle 12, quando Marina Angrilli, insegnante di materie letterarie al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, di Pescara, vola giù dall’appartamento intestato al marito e che veniva affittato a studenti universitari. Con Fausto era andata lì per mettere in ordine casa. Poi lo schianto. Nessuno ha sentito urla, nemmeno l’ombra di litigi. Marina finisce nel cortile interno. Fausto scende le scale e incrocia la vicina di pianerottolo. Ha fretta, scambia qualche battuta con la donna ma non fa nessun accenno a quel che è avvenuto. Raggiunge il cortile. Accanto a Marina c’è un medico, Giuliano Salvio, che presta le prime cure all’insegnante. S’accerta che si muove, è ancora in vita. Qualcuno ha già avvisato il 118 e s’aspetta l’arrivo dell’ambulanza. Fausto s’avvicina al dottor Salvio che gli chiede se conoscesse quella donna. Lui risponde: “E’ mia moglie, è caduta dal terzo piano”. Fa per andarsene e il medico gli dice di aspettare l’arrivo dei sanitari del 118. Di tutta risposta fa squillare il telefonino del dott. Salvio perché memorizzi il suo numero. Poi se ne va. Salvio lo vede parlare con i soccorritori e alcuni agenti di polizia. Non sa che sta fornendo loro delle false generalità della moglie, che dopo aver raggiunto l’ospedale di Chieti, muore. Fausto prende l’auto, raggiunge l’appartamento in cui vive insieme a Marina e alla figlia, in via Punta Penna, a Pescara e dove abitano altri familiari della moglie. Lì c’è Ludovica, che è insieme alla zia. Entra, dice alla bambina che ha una sorpresa per lei, la carica in auto e raggiunge l’autostrada A14. Va verso sud, percorre qualche chilometro e si ferma poco prima del viadotto Alento e insieme a Ludovica inizia a camminare per qualche centinaio di metri, incurante del traffico e dei pericoli. Raggiunge il punto più alto del ponte, forse scelto in precedenza, e pochissimi istanti primi che arrivi la polizia autostradale, allertata da alcuni automobilisti, afferra la bambina e la lancia da un’altezza di 30-40 metri. Poi scavalca la recinzione, s’aggrappa alla rete metallica e ancora i piedi su una soletta di cemento di pochi centimetri. Minaccia di gettarsi nel vuoto se qualcuno osa avvicinarsi alla figlia. Per sette ore polizia e carabinieri cercano di dissuaderlo, ma non c’è nulla da fare. Mentre i Vigili del Fuoco sistemano un materasso gonfiabile proprio sotto di lui, si lascia andare e si uccide.

Si attendono ora gli esiti degli esami autoptici. Soprattutto quelli relativi alla moglie. Da questi si cercherà di capire se Fausto abbia ucciso Marina.