Orrore sulla A14: Filippone forse voleva risparmiare la figlia

Nella chiesa del Cristo Re dei Gesuiti, a Pescara, l’ultimo saluto a Marina Angrilli e Ludovica Filippone. Il rito funebre è stato officiato dall’Arcivescovo, Tommaso Valentinetti. Un cerimonia all’insegna del dolore e dello sconcerto per l’assurdo e ancora inspiegabile assassinio di mamma e figlia, di appena 11 anni, per mano di un marito e padre, trasformatosi all’improvviso, in uno spietato killer.

Ieri, in forma privatissima, nella chiesa della Madonna dei Sette Dolori, sempre a Pescara, si sono svolti i funerali del manager della Brioni di Penne.

Ma tutti sono ancora a chiedersi il perché di questa tragedia, che ha colpito e angosciato profondamente. Soprattutto si cerca di capire che cosa abbia portato Fausto a spingere nel vuoto, alle ore 12 di domenica scorsa, da un balcone di una palazzina al secondo piano di largo Repubblica, di Chieti Scalo, Marina, e poi, a lanciare la figlia, pochi minuti dopo le ore 13, dal viadotto Alento della A14. Ponte dal quale, verso le ore 20, si è lasciato cadere anche lui, per uccidersi.

Nessuno si accorto di nulla. Fausto nascondeva dentro di se, gelosamente, un rancore, un qualcosa che non è più riuscito o voluto confessare a un parete, ad un amico, che si è sviluppato nei mesi, fino ad esplodere. Forse più di qualcosa, da far risalire a 15 mesi prima di domenica 20 maggio. La malattia e poi la morte della mamma che lo hanno fortemente turbato, ma anche altro. Che lui fosse cambiato se ne sono accorti in pochi. Nemmeno coloro che, dopo i controlli previsti, gli hanno rilasciato l’idoneità al porto d’armi sportivo. Ha superato le visite alle quali è stato sottoposto, anche quelle psicologiche e psichiatriche, e la scorsa domenica mattina, tra l’altro, il giorno in cui ha seminato sangue e morte, sarebbe dovuto andare al poligono per sostenere l’ultima prova, quella pratica.

Una famiglia riservata quella di Fausto, anche troppo. Gli inquirenti scavano alla luce di quel che il manager ha gridato mentre in quelle lunghe 7 ore si teneva alla rete metallica del viadotto Alento. Ha lanciato, tra l’altro, ombre su Marina e questa potrebbe essere il secondo fondamentale indizio per dare un senso su quel che è avvenuto. Che tra i due qualcosa si fosse rotto mesi prima lo avrebbe confermato chi, parlando con lui, è riuscito a oltrepassare quel muro di discrezione nel quale viveva ed è riuscito a strappargli qualche indiscrezione sulla loro relazione. Già, ma cosa?

Di un fatto si è certi: Fausto aveva pianificato tutto, anche se un cambio ci sarebbe potuto essere. Andiamo per ordine. Dagli esami del suo telefonino è emerso che il dispositivo Gps è stato rilevato più volte sia sopra, che sotto il cavalcavia autostradale. Dunque, ha scelto tutto con lucida freddezza, sapendo di dover coprire pochi chilometri e uccidere la moglie e la figli in poco tempo: tutto, infatti, è avvenuto in poco meno di un’ora. E non ha incontrato nessun intoppo. E’ riuscito infatti ad approfittare dei delicati e concitati momenti che si stavano vivendo a largo Repubblica, a Chieti Scalo, e si è allontanato dagli operatori del 118 e dagli agenti di polizia accorsi lì dopo essersi sincerato che Marina era in condizioni più che disperate. Nessuno, nel dubbio, di quel che era avvenuto, lo ha fermato e nessuno si è accertato che non stava seguendo l’ambulanza diretta all’ospedale SS. Annunziata di Chieti. Marina era ancora in vita, forse poteva essere salvata e questo spiega perché le attenzioni sono state rivolte più all’insegnate di lettere allo Scientifico da Vinci di Pescara, che a Fausto. E’ invece salito in auto, ha telefonato alla suocera, si è fatta passare Ludovica che era in casa con lei, con una scusa l’ha fatta scendere in strada, su via Punta Penna, a Pescara, e si è diretto sulla A14. I parenti di Marina non hanno così potuto incontrarlo e, forse, accorgersi dello stato in cui era Fausto.

Su Marina aveva tutto deciso, portandola in quella casa di suo proprietà, a Chieti Scalo, e affittata a studenti universitari. Con la scusa di una foto, l’ha fatta precipitare in basso. Sulla figlia avrebbe cambiato all’ultimo. Filippone, da quel che si sa, cinque giorni prima sarebbe andato a far visita al suo assicuratore di fiducia per chiedergli se fosse stato possibile spostare il beneficiario della sua polizza vita, da Marina, indicata in un primo momento, a Ludovica. Per farlo però, sarebbe stata necessaria la firma della moglie e Fausto ha lasciato perdere. Forse voleva salvare la bambina?

E’ un’altra delle tante domande che ci si pone e alle quali sarà difficile se non impossibile dare risposte.

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