Regione, D’Alfonso e i suoi respingono mozione di sfiducia

10 consiglieri a favore, 15 contrari e un astenuto: il Consiglio regionale ha respinto la mozione di sfiducia al presidente della Giunta Luciano D’Alfonso, presentata dalle minoranze di centrodestra e del Movimento Cinque Stelle. La mozione di sfiducia con la quale si chiedevano le dimissioni dalla carica di Governatore eletto il 4 marzo scorso al Senato della Repubblica, non era vincolante e non avrebbe comunque comportato automaticamente che D’Alfonso lasciasse la carica per assumere quela a Palazzo Madama, come egli stesso ha annunciato. I consiglieri dissidenti di maggioranza Di Matteo, Gerosolimo, Olivieri e Sclocco, non erano in aula.

“Oggi siamo sempre stati consapevoli di essere destinati a perdere sul voto alla mozione di sfiducia al Governatore D’Alfonso, ma sappiamo anche che stiamo vincendo fuori dall’aula, perché l’opinione pubblica, gli abruzzesi, sono scandalizzati, quanto noi dell’arroganza del potere sfoderata dal Pd e dal suo Presidente D’Alfonso, l’unico che pretende di continuare a fare sia il Presidente di Regione che il Senatore, violando spudoratamente la Costituzione e ogni legge e regola. E saranno i consiglieri di maggioranza che hanno votato contro la mozione a coprirsi di quell’ignominia che li accompagnerà per sempre, anche quando non avranno più un ruolo politico, e si accorgeranno che l’unico ad averla fatta franca sarà sempre e solo Luciano D’Alfonso”.

Lo ha detto il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri nel corso del proprio intervento in aula, presentando la mozione di sfiducia.

“Oggi abbiamo chiesto la seduta straordinaria del Consiglio regionale per denunciare il conflitto che esiste per il Presidente D’Alfonso che si ostina a mantenere due cariche occupate grazie al voto degli abruzzesi, ovvero quella di Presidente della Regione e di Senatore della Repubblica, proclamato il 23 marzo 2018 – ha ripercorso Sospiri -. Già il giorno seguente la proclamazione dovevano partire le procedure per contestare l’incompatibilità tra le due cariche, come previsto dalla legge 51 e dal Regolamento del Consiglio regionale, e invece la maggioranza ha permesso al Presidente di conservare la sua posizione sulla base di un voto illegittimo che ha tenuto conto non dell’analisi e del rispetto delle norme della Repubblica italiana e del Consiglio regionale, ma dell’appartenenza politica. E alla maggioranza si è aggiunto il voto irrituale del Presidente del Consiglio regionale che, al momento del voto, si è espresso a favore della non-contestazione della incompatibilità. In senso opposto si sono invece mossi tutti i Consigli regionali d’Italia, dall’Emilia Romagna, governata dal Pd, alla Calabria, e tutto perché c’è l’articolo 122 della Costituzione Italiana, faro guardiano per i movimenti di sinistra, che nella sua chiarezza dice che nessun consigliere regionale può appartenere a una delle due Camere. Quindi – ha proseguito il Capogruppo Sospiri – il Pd in Abruzzo sa di esercitare nell’arroganza dell’affermazione di numeri che non esistono più né in Abruzzo, né nel Paese, e questo per cosa, per quali obiettivi? La verità che oggi vorrei far capire ai consiglieri di maggioranza è che si sono schierati a difendere un Presidente di Regione che sopravviverà a tutti loro. Il Presidente D’Alfonso è un uomo che ha dimostrato di saper affrontare le sfide, ha vinto, ha perso, è stato in maggioranza e in opposizione, ha avuto momenti di grande consenso e ha amministrato con grandi difficoltà, come gli accade oggi, ma comunque sopravviverà a tutta la sua maggioranza che invece, mortificando la Repubblica italiana, si macchierà di una ignominia che la accompagnerà per tutta la vita, anche quando tutti gli attuali consiglieri di sinistra termineranno la loro esperienza politica”.

“Una Regione paralizzata da mesi con la connivenza di una maggioranza che ha anteposto la carriera politica del suo Presidente al benessere dei cittadini abruzzesi – afferma il Movimento Cinque Stelle in Regione – e una maggioranza altalenante ma che nel momento del richiamo del potere ha sempre porto il braccio per permettere al Presidente di continuare a camminare e lo ha fatto derogando la costituzione, il regolamento della regione e le più elementari norme di buon senso che non dovrebbero mai mancare a chi si propone di amministrare. Ora auspichiamo che dove non e’ arrivato il consiglio regionale, in cui l’appartenenza partitica e’ stata predominante sulla legalità, arrivi il Tribunale di L’Aquila, all’udienza del 5 luglio prossimo, fissata a seguito del ricorso presentato dal nostro gruppo e da altri cittadini abruzzesi”.

 

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