INCHIESTA 1/ L’AMIANTO IN ABRUZZO RISCHIA DI RIMANERE DOV’E’

“La mappatura che abbiamo risale al 2009 e da essa si evince che nella nostra regione abbiamo 9,6 milioni metri cubi di amianto compatto da eliminare, ma riteniamo che ce ne siano molti di più”.

Il dato è stato fornito da Franco Gerardini, dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Regione Abruzzo, nel corso del convegno ‘Abruzzo libero dall’amianto’ che si è svolto nella Sala la Figlia di Iorio, in Provincia, a Pescara.

L’Abruzzo, insieme a Molise e Calabria, è una regione in forte ritardo sull’approvazione del Piano regionale per la rimozione di questo materiale, del quale si è fatto largo uso. Ce ne siamo occupati su questo giornale anni fa, con una inchiesta in quattro puntate che metteva già allora in luce una situazione difficile (per rileggere la prima puntata clicca qui, per la seconda clicca qui, per terza clicca qui e per la quarta qui). Con questo servizio inizia un’altra indagine per la ragione che ci sono da bonificare, sempre secondo Gerardini, ben 9.531 siti, l’80 per cento edifici pubblici (scuole di ogni ordine e grado, impianti sportivi, ospedali ecc.) e per il restane 20 per cento siti industriali.

Un’ emergenza di carattere ambientale che è diventata una priorità di pubblica necessità.

La Regione, dunque, ora pigia sull’acceleratore e a Pescara ha presentato il rapporto preliminare su quel che dovrebbe essere lo schema per la rimozione e lo smaltimento di amianto, un piano triennale di bonifica per una spesa di circa 5 milioni di euro. In questi giorni sono state presentate le osservazioni al Piano previste nella procedura per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e l’incontro di Pescara è servito proprio a saggiare il terreno, a mettere a fuoco non solo qual è il quadro attuale in Abruzzo, conoscere alcuni pareri e ricevere suggerimenti, ma pure scoprire quali sono le criticità. Una su tutte: nel territorio abruzzese esiste una sola discarica nella quale è possibile conferire il materiale sotto forma di cemento amianto, quella che si trova in località Taverna Nuova, a Ortona, della società Sigma90, con sede in Vasto. Un impianto che, tra un anno e mezzo, forse anche meno, andrà a esaurimento: ha ancora un’autonomia per 60mila metri cubi. Franco Gerardini, nel corso del convegno pescarese, l’ha definita come “una discarica modello e sulla base dei controlli eseguiti risulta essere gestita bene”.

Per lo smaltimento del cemento-amianto la RSG srl, con sede a Vasto, avrebbe la disponibilità a utilizzare in località Fontanelli, nel comune di Rocca San Giovanni, un impianto, già usato per rifiuti speciali non tossici e nocivi, realizzato nel 1993 dalla Società Meridionale Inerti, di Vasto. Dal 1997 la discarica è ferma perché è scaduta la concessione, ma la SMI ha provveduto alla sigillatura e alla messa in sicurezza, e l’ha poi ceduta alla RSG. Proprio di recente gli enti preposti hanno eseguito controlli di routine dai quali finora non sono emerse criticità di alcun genere. La SMI, d’altro canto, si è attenuta alle normative dell’epoca. Se la RSG avrà il via libera al suo progetto, saranno eseguiti gli adeguamenti in vigore. La RSG srl, ha presentato un progetto per la riqualificazione ambientale dell’area e la proposta è finita al centro di polemiche. Della questione però ce ne occuperemo in appresso. 

Il Piano regionale, quindi rischia d’incontrare il primo intoppo, legato appunto al nodo centrale dello smaltimento. Molte discariche in Italia hanno chiuso e la Germania, che fino a qualche tempo risolveva il problema con evidente aumento dei costi, sta per arrestare l’arrivo di materiale da oltre frontiera.

Ma andiamo per gradi. Tornando a Pescara, secondo le previsioni, entro la fine dell’estate, probabilmente in autunno, il Piano regionale amianto dovrebbe essere definito. In attesa di conoscere le osservazioni presentate in queste ore, quel che è emerso dal dibattito sviluppatosi con gli interventi del dirigente regionale Gerardini, del Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale, Mario Mazzocca, di Domenico Orlando, del Dipartimento Opere Pubbliche e responsabile dell’Ufficio Piani e Programmi, di Giuseppe Bucciarelli, responsabile del Servizio Sanità Veterinaria, di Francesco D’Alessandro, di Confindustria Abruzzo e di Andrea Minutolo, responsabile del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente, ha riguardato i dati relativi alla presenza dell’amianto in Abruzzo, particolarmente massiccio in provincia di Chieti, la situazione sanitaria, le proposte ma anche i finanziamenti per poter intervenire nel pubblico e, soprattutto, nel privato e facilitare lo smaltimento. 

Legambiente, che proprio di recente ha presentato un proprio studio a livello nazionale, è tornata sulla questione discariche: “Aprirne altre è inimmaginabile, conviene utilizzare quelle disponibili se si vuole intervenire con rapidità – ha sottolineato Minutolo – che ha poi toccato un’altra questione relativa all’inertizzazione del materiale. 

Confindustria, da parte sua, con Francesco D’Alessandro ha posto sul tavolo innanzitutto la necessità di procedere sulla base di precise priorità d’intervento, sulla semplificazione della modulistica per la presentazione delle domande per il finanziamento dello smaltimento e un maggiore e più preciso dialogo tra enti. Manca lo scambio d’informazioni. Un’altra criticità, alla quale va a sommarsi pure la misurazione riguardante le quantità di amianto presenti sul territorio regionale: alcuni la quantificano in metri cubi, altri in metri quadri. 

“La situazione dei nostri edifici con presenza di amianto è ancora importante – ha evidenziato il Sottosegretario Mazzocca – L’approvazione del piano provvederà a colmare il ritardo della programmazione regionale di settore la cui assenza, comunque, non ha impedito numerose attività da parte di enti pubblici e soggetti privati portate avanti tramite provvedimenti attuati, che hanno fornito un quadro unitario di competenze e adempimenti necessari per la rilevazione e smaltimento”.

Insomma, tutto lascia presagire che si è sulla strada giusta. Anni or sono, quando a capo del governo regionale c’era Giovanni Pace, scomparso poco tempo fa, fu deciso, nel 2006, di dar vita a un censimento, rivolto principalmente ai privati. Furono pubblicati dei questionari ai quali, per la verità, risposero in pochi. Il timore che si diffuse allora fu quello di denunciare una situazione che avrebbe preteso la bonifica di tetti, canne fumarie, serbatoi per l’acqua o tubazioni senza però avere la certezza di veder riconosciute le percentuali di finanziamento per le operazioni di rimozione e smaltimento, con incertezza anche sui tempi di restituzione delle spese sostenute. Si ricavò però una prima mappatura sulla presenza di amianto negli edifici pubblici.

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