INCHIESTA 2/ L’AMIANTO IN ABRUZZO RISCHIA DI RIMANERE DOV’E’

Come abbiamo riportato nel precedente servizio, il Piano Regionale Amianto si sta componendo delle osservazioni previste nella fase di valutazione ambientale strategica per poi arrivare alla sua definizione e approvazione. Completato l’iter, si dovranno stabilire le priorità e come intervenire per sostenere le spese per la rimozione e chi dovrà occuparsene (comuni?). Resta sempre in piedi un altro delicato e fondamentale aspetto: dove conferire l’amianto in Abruzzo?

Nelle osservazioni al PRA presentate in questi giorni, il Settore Ambiente di Confindustria Abruzzo segnala che “la mancanza nel Piano di una programmazione impiantistica per lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto dal momento che l’unica discarica oggi attiva in Abruzzo, la SIGMA 90 di Ortona, ha una capacità residua di circa 60.000 metri cubi; tra meno di due anni la discarica sarà in saturazione (completata) e ci troveremo in una situazione di emergenza. Occorrerebbe una dotazione impiantistica per lo smaltimento finale, almeno per il prossimo decennio, posto che soluzioni diverse dallo smaltimento in discarica, ad oggi risultano prive di validazioni scientifiche e soprattutto non sostenibili economicamente”.

Confindustria chiede inoltre alla Regione “di aggiornare l’elenco degli impianti in esercizio con indicazione delle volumetrie residue, ivi comprese le richieste di autorizzazione di nuovi impianti con procedimenti avviati; provvedere, in tempi brevi, al completamento delle istruttorie, ponendo l’accento sul fatto che tali impianti rivestono carattere di pubblica utilità, in attesa che diventino concrete ed economicamente sostenibili, le alternative di smaltimento e recupero attualmente in fase di sperimentazione; attui, al più presto, la programmazione impiantistica, per soddisfare le esigenze di dismissione, ai sensi del Piano Regionale Amianto e/o adozione di ogni più opportuno provvedimento, utile al soddisfacimento del fabbisogno di tali strutture, rispetto alla quantità di materiale ancora da dismettere. L’alternativa di rivolgersi ad impianti fuori regione comporta costi di trasporto, al momento insostenibili. Si evidenza che, il 14 giugno scorso presso Montecitorio, alla presenza del neo ministro all’Ambiente, Sergio Costa è stata presentata la diciassettesima edizione 2018 del Rapporto Rifiuti Speciali realizzato dall’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente. I dati forniti nel Rapporto sono riferiti all’anno 2016 e sono relativi alla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, per la gestione anche a livello provinciale e sull’import/export. Secondo quanto riportato nel rapporto ISPRA 2018, nel 2016 i rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia sono pari a 352 mila tonnellate (il 93,5% contiene amianto) e vengono prevalentemente smaltiti in discarica (85,5%) e un quantitativo rilevante pari a 118 mila tonnellate, viene esportato in Germania). Dal 2016 ad oggi il quadro impiantistico si è sensibilmente ridimensionato, in quanto almeno 7 di questi impianti sono fermi per lo più per completamento dei volumi autorizzati. A fronte di una richiesta crescente di smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, si riducono sempre di più gli spazi destinati a riceverli. Nella tabella a pagina 175 viene riportata in Abruzzo, la discarica di Ortona”.

Confindustria poi afferma che “l’esperienza fatta negli anni scorsi con i bandi per la dismissione di piccole quantità di amianto ci ha dimostrato che gli stessi si sono rivelati troppo complessi nelle procedure e non aggiornati nei contenuti. Il costo del progetto tante volte è stato maggiore dell’incentivo; inoltre sono presenti fasce di prezzo che risalgono a 10, 15 anni fa; è preferibile rifarsi al prezziario regionale delle opere edili, aggiornato con DGR n 82 del 12/2/2018 che viene emanato ogni anno. Esempi di criticità sono la richiesta di conformità agli strumenti urbanistici vigenti del manufatto (unità immobiliare/edificio) oggetto di bonifica e la disposizione secondo la quale, una volta presentata l’istanza, la bonifica deve essere comunque effettuata anche in assenza di contributo”. E sulle procedure di smaltimento suggerisce: “Bisogna stabilire subito regole e modalità di effettuazione dell’autosmaltimento, al fine di evitare rischi ambientali e di sanità pubblica; sarebbe il caso di esplicitare, ad esempio, i casi in cui è impossibile effettuare tale pratica (per distanza o accessibilità dei manufatti in cemento amianto) in quanto richiede abilità e competenze da esperti del settore.

Si possono al contrario elencare i casi più semplici quali ad esempio le dismissioni di manufatti facilmente rimovibili (quali serbatoi o manufatti giacenti a terra)”. Un suggerimento per evitare, come purtroppo avviene, di liberarsi dell’amianto dove capita.

Il progetto della RSG srl, presentato in Regione il 29 dicembre 2017, ha dei fondamenti.  La società, ha rilevato dalla Società Meridionale Inerti, di Vasto, la proprietà della discarica in località Fontanelli, a Rocca San Giovanni. Nell’impianto, ricavato all’interno di una cava, sono stati conferiti fino al 1997, rifiuti speciali, non tossici e non nocivi. I lavori per la sua realizzazione da parte della SMI iniziarono nel 1993 e durarono circa un anno e mezzo: l’impianto ha operato per 26 mesi prima che si completassero i quattro anni della concessione. La discarica ha ancora una capacità residua di circa 67mila metri cubi.

La RSG ha presentato in Regione un progetto che prevede la chiusura e la post gestione della vecchia discarica e il ‘tombamento’ della cava con materiali da costruzione contenenti amianto legato in matrice cementizia proveniente da edifici pubblici e privati. In altre parole, si tratta di materiale edilizio utilizzato massicciamente negli anni 1960-70.  Una grande varietà e quantità di manufatti di cemento-amianto era stata prodotta e commercializzata in quegli anni e utilizzata per la realizzazione di coperture, serbatoi, tubazioni e altri manufatti, tuttora abbondantemente presenti e diffusi. Per il cemento amianto si utilizzano le tecniche di incapsulamento, che impediscono la aerodispersione di fibre nell’ambiente circostante, dunque è inerte e non rappresenta alcun pericolo. I processi di smaltimento e sotterramento sono ben visibili nella discarica di Ortona, la cui gestione è definita più che buona dalla stessa Regione. I controlli da parte degli uffici preposti, che sono minuziosi, lo confermano. Stesse condizioni di sicurezza che la RSG propone per realizzare l’impianto di Rocca San Giovanni. Anche perché, il materiale può essere smaltito in discariche di rifiuti speciali non pericolosi com’è appunto quello esistente nel territorio del comune frentano. Il progetto presentato dalla RSG riguarda una superficie complessiva di 61.389 metri quadri, per una capacità pari a 210mila metri cubi per lo smaltimento dei materiali edili contenenti amianto di matrice cementizia o resinoide, da realizzare nell’ex cava nella quale sono state ricavate anche le due vasche dove la SMI ha smaltito i rifiuti sopra descritti. La proposta della RSG ha seguito i passaggi istituzionali previsti: dapprima nell’aprile 2017 è stata presentata la domanda per ottenere l’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) e nel dicembre dello stesso anno è stata attivata la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), senza la quale non ci può essere l’autorizzazione. A maggio 2018 si tiene la prima riunione della Conferenza dei servizi e vi partecipano la RSG, il Comune di Rocca San Giovanni e come auditori, le associazioni ambientaliste. In quella sede la RSG srl, a seguito dei chiarimenti richiesti dai servizi regionali competenti, ha formulato una richiesta di rinvio della seduta del Comitato di valutazione, per poter rimettere la documentazione richiesta.

Un aggiornamento che ha fatto formare il fronte dei contrari. A iniziare dal Comune di Rocca e di alcune

Municipio di Rocca San Giovanni

associazioni come il WWF Zona Frentana e Costa Teatina onlus e del Movimento Nuovo Senso Civico.

Il progetto della RSG, da quel che ci risulta, però non era del tutto sconosciuto: se ne parlava da tempo. Invero fu illustrato informalmente sia al Servizio Rifiuti della Regione, che agli esponenti delle associazioni ambientaliste del territorio frentano. D’altro canto esiste una emergenza e la soluzione prospettata dalla RSG potrebbe essere una convincente risposta alla necessità di smaltimento dell’amianto da scuole, ospedali, uffici pubblici e altro ancora. Il progetto, sempre secondo fonti che abbiamo raccolto, sarebbe stato illustrato anni fa al sindaco di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito, e dal primo cittadino non vi fu nessun ‘no’. Poi, non appena la proposta della RSG si è incamminata verso gli uffici regionali ed è stata sottoposta alle procedure di valutazione per ottenere i pareri, è iniziata la battaglia.

Il Consiglio comunale di Rocca, il 24 gennaio scorso, ha votato all’unanimità una delibera con la quale ha espresso il suo fermo e deciso no ai propositi della RSG. Un atto che insieme alle posizioni che nel frattempo hanno assunto il WWF Zona Frentana e Costa Teatina onlus e del Movimento Nuovo Senso Civico sono diventate le colonne portati delle osservazioni trasmesse il 27 marzo al Dipartimento delle Opere Pubbliche, Governo del Territorio e Politiche Ambientali, Servizio delle Valutazioni Ambientali. Nello scritto, con toni perentori, l’Amministrazione comunale roccolana ha chiesto “l’archiviazione definitiva della pratica e la totale bonifica della vecchia discarica, attualmente in disuso”. E ha ricordato, tra l’altro, che l’area interessata al progetto “è posta in prossimità del Sito di interesse comunitario Fosso delle farfalle”. Il comune frentano lamenta inoltre di non aver ricevuto nessuno studio di valutazione di incidenza ambientale relativa al progetto che per questo dovrebbe ritenersi ‘illegittimo’. Gli uffici regionali competenti, però, nella prima Conferenza dei servizi, hanno specificato che il progetto, come previsto dalla normativa, era consultabile sul sito della Regione e trasmesso a tutti gli enti interessati.

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