INCHIESTA 3/ L’AMIANTO IN ABRUZZO RISCHIA DI RIMANERE DOV’E’

Come abbiamo potuto leggere nel precedente servizio, il comune di Rocca San Giovanni si è opposto in maniera energica contro il progetto della RSG per lo smaltimento dei materiali edili contenenti amianto di matrice cementizia o resinoide (eternit), da realizzare in località Fontanelli del comune frentano, utilizzando l’ex cava nella quale, nel 1993, sono state ricavate anche le due vasche nelle quali la SMI ha smaltito, fino al mese di maggio del 1997, rifiuti speciali, non tossici e non nocivi.

Nella seduta del Consiglio comunale del 24 gennaio scorso, convocata per prendere posizione sulla questione, il gruppo di minoranza ‘Rocca in comune’ ha espresso la sua contrarietà, sostenendo “il rischio di un nuovo sopruso per la comunità” e ha denunciato “il rischio di una discarica potenzialmente nociva” che sarebbe “in contrasto con la vocazione del territorio. Le nostre comunità ancora una volta sono chiamate a difendersi da progetti concepiti alle loro spalle”. Dichiarazioni espresse in aula e riportate nella documentazione che il Comune di Rocca ha trasmesso nel marzo scorso come osservazioni contrarie alla proposta progettuale al Dipartimento delle Opere Pubbliche, Governo del Territorio e Politiche Ambientali, Servizio delle Valutazioni Ambientali. Dello stesso tenore le considerazioni del WWF Zona Frentana e Costa Teatina onlus, del Movimento Nuovo Senso Civico, dei Comuni di Treglio e San Vito Chietino, anche loro inviate alla Regione sotto forma di osservazioni. Eppure non basta dire no: esiste un’emergenza, che va affrontata e risolta con soluzioni valide e credibili. Ci troviamo ancora una volta di fronte a una realtà che dovrà misurarsi sulla propria capacità di percezione del “cosa sarà senza” e del “cosa sarà con”. Certamente cosa è stato lo sappiamo: un mare (non quello splendido dei trabocchi) di amianto sulle nostre teste. A chi di dovere la scelta di dove far fare il bagno ai cittadini. Le polemiche disinformate e prive di soluzioni al problema e l’emergenza informata e consapevole che prospetta una soluzione, non condivisa, ma prospetticamente utile e non immodificabile. Anche perché non tutte le verità sono state dette.

Una operazione di rimozione dell’amianto

La nostra indagine è andata più a fondo. La RSG, da quel che la società afferma, sostanzialmente ha dato la sua disponibilità a utilizzare le volumetrie esistenti nel sito di località Fontanelli, per smaltire cemento amianto (eternit) e curare la fase della post gestione per trent’anni una volta che l’impianto andrà in esaurimento. Inoltre, procedere al risanamento ambientale dell’intera area. Il che sarebbe una garanzia per tutti. Soprattutto perché la SMI, che ha utilizzato fino al 1997 la discarica per rifiuti speciali non tossici e non nocivi, non è in grado di sopportare i costi per gli interventi di sistemazione definitiva, anche per effetto dei mancati introiti derivanti dall’utilizzo dei volumi residui perché non c’è stato il rinnovo dell’autorizzazione. Se non dovesse essere accolta la proposta della RSG quei costi, in un futuro non molto lontano, potrebbero ricadere anche sull’Amministrazione comunale di Rocca San Giovanni: com’è noto, il decreto legislativo sulle discariche numero 36 del 2003, non si applica a quelle che hanno cessato l’esercizio nel 1997, poiché antecedenti, ed è quanto dichiarato anche dal Dott. Gerardini in occasione dell’ultima seduta del comitato VIA.   

A sostegno del ‘no’ si è osservato che la proposta della RSG riguarda un impianto che è a poca distanza di un’area SIC, il Fosso delle Farfalle. Chi si è occupato del Siti d’Interesse Comunitario, e ha avuto modo di esaminare la documentazione della RSG, da quel che ci risulta, non ha trovato nessun contrasto con il Fosso delle Farfalle. Anzi, restituire i luoghi a una situazione ambientale conforme al territorio ha trovato considerazione. Ma cosa dice in proposito la RSG? Nei propositi della società si afferma che “la soluzione progettuale proposta di chiusura e recupero ambientale della discarica di Rocca San Giovanni con utilizzo dei volumi residui per lo smaltimento di materiali da costruzione contenenti amianto legato, costituisce l’unica possibilità di riqualificazione integrata ambientale del sito, assicurando la chiusura definitiva della discarica esistente, indubbio detrattore ambientale, e la successiva gestione post-operativa coerentemente con la normativa vigente, nell’ambito di un progetto più ampio di costruzione e gestione di una discarica da realizzare nei volumi di scavo contigui presenti. Anche nell’ottica del completo recupero paesaggistico dell’area – scrive la RSG – l’ipotesi progettuale si configura come elemento strategico per il raggiungimento dell’obiettivo di “risanamento” paesistico determinando il pieno ripristino della continuità morfologica dell’area e la possibilità di nuove fruizioni delle limitrofe valenze ambientali. Ad esempio, l’utilizzo dei volumi residui per lo smaltimento di MCA, propedeutico e imprescindibile per il completo ripristino dei luoghi, può configurarsi esso stesso come una misura di mitigazione degli impatti, in quanto intervento destinato al recupero ambientale dell’ex cava e dell’esistente discarica, in linea con gli obiettivi del Piano di gestione del SIC e del Piano Regolatore Esecutivo di Rocca San Giovanni, tramite l’eliminazione di uno dei maggiori detrattori ambientali della zona e la creazione di condizioni stazionali potenzialmente utili alla colonizzazione da parte di specie autoctone”.

Ma c’è di più. Un altro motivo d’opposizione riguarda il contrasto con i valori ambientali ed economici del territorio. A Ortona, dove più volte abbiamo ricordato esiste dal 2010 l’unico impianto in Abruzzo per lo smaltimento dei rifiuti in cemento amianto, gestito dalla Sigma90 e ritenuta dalla Regione “una discarica modello e sulla base dei controlli gestita bene”, non si sono registrati danni all’economia, all’ambiente o al benessere di abitanti. La discarica è circondata da campi agricoli, soprattutto vigneti, e non ha deturpato l’aspetto del territorio. Non risulta nemmeno che le aziende vitivinicole della zona, alcune presenti con i loro prodotti sui mercati italiani e internazionali, abbiano lamentato negli anni problemi nella produzione. Anzi, il loro fatturato è aumentato. Le modalità con le quali viene gestita la discarica in località Taverna Nuova di Ortona, sono le stesse che la RSG propone per quella di località Fontanelli, a Rocca San Giovanni. “La natura inerte del materiale che vi sarà conferito nell’impianto – sottolinea la RSG – cioé rifiuti confezionati secondo le normative di settore, (lastre integre incapsulate avvolte in fogli di polietilene su bancali in legno o PE, e frammenti in big bags, a tenuta, con chiusura ermetica) sia delle modalità di movimentazione, deposito e chiusura delle celle di coltivazione, produrranno impatti irrilevanti sulle matrici ambientali”.

Ci pare una forma di garanzia: i cittadini saranno in condizione di poter seguire da vicino tutte le fasi, dallo smaltimento alla effettiva gestione dell’impianto secondo le prescrizioni di legge. Come avviene a Casale Monferrato, dove c’è stato finora l’unico intervento di bonifica e demolizione di un vasto insediamento di fabbricazione del cemento-amianto, portato a termine in Italia. Nel work shop ‘Abruzzo libero dell’amianto” tenutosi nella sede della Provincia di Chieti il 29 giugno scorso, Andrea Minutolo, responsabile del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente, ha sottolineato che nella città dell’Alessandrino gli abitanti, che per anni hanno subito i gravi effetti della produzione di eternit nel più grande stabilimento d’Europa, hanno preteso che la discarica fosse realizzata nel territorio di quel comune, proprio per avere la certezza che tutto avvenisse in sicurezza e con regolarità.

Siamo andati a vedere la discarica della SMI rilevata dalla RSG in località Fontanelli di Rocca San Giovanni, per renderci conto da vicino di cosa si parla. L’impianto, che si estende su una grande superficie, è recintato per tutto il suo perimetro non solo da rete metallica, ma anche da alte e colorate piante d’oleandro. Attorno, campi coltivati e nelle immediate vicinanze anche un alveare e si sa che le api sono formidabili rilevatori d’inquinamento. La discarica di Fontanelli, è bene ricordarlo, è stata una discarica autorizzata e dunque sottoposta a tutti i controlli previsti dalla normativa di riferimento. Il progetto approvato a suo tempo alla SMI prevedeva una gestione post operativa per 10 anni. Le due vasche realizzate nell’ex cava, ben visibili, sono state sigillate e messe in sicurezza. Non raggiungono ancora la quota di progetto. La Regione, nel novembre del 2007, con un provvedimento straordinario (D.G.R. n.1190), la inserì tra le discariche abruzzesi da poter utilizzare per far fronte all’emergenza rifiuti che in quel momento si doveva fronteggiare nel teramano e nell’aquilano, confermando la vocazione e la potenzialità del sito. Tutt’attorno alle due vasche ci sono pareti dell’ex cava, che scendono giù di parecchi metri. Spazi importanti, che la RSG vorrebbe poter utilizzare per smaltire materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi che, come abbiamo avuto modo di evidenziare, possano essere smaltiti in discariche per rifiuti non pericolosi, come appunto quelli che si trovano a Fontanelli, in base alle specifiche normative nazionali ed europee.

Da più parti si sollecita lo smaltimento dell’amianto, dall’altro si erigono muri a chi propone soluzioni. L’ultimo intervento in ordine di tempo per cercare di dare risposte al problema amianto porta la firma del consigliere regionale di Sinistra Italiana, Leandro Bracco: “Ciò che lascia basiti – dice – è l’assenza di individuazione di possibili soluzioni. Circostanza, questa, incomprensibile, irragionevole e biasimevole”.

Ma di questo ce ne occuperemo nel prossimo servizio.

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