INCHIESTA 4/ L’AMIANTO IN ABRUZZO RISCHIA DI RIMANERE DOV’E’

No all’amianto, no alla discarica.

Più che uno slogan sembra un imperativo, pieno di contraddizioni, che delinea fortemente i confini e lascia pochi spazi alla ragionevolezza e alle soluzioni. L’eternit in Abruzzo c’è, ci convivono pericolosamente in tanti, ma se bisogna liberarsene è meglio altrove, no di certo qui. E’ in sintesi il pensiero che accomuna i contrari alla soluzione prospettata dalla RSG srl che, abbiamo letto, ha presentato in Regione un piano per l’utilizzo dell’ex discarica della Società Meridionali Inerti di Fontanelli, a Rocca San Giovanni.

Un progetto che mira a utilizzare le volumetrie esistenti nel sito, per smaltire cemento amianto (eternit) e curare la fase della post gestione per trent’anni una volta che l’impianto andrà in esaurimento. Inoltre, procedere al risanamento ambientale dell’intera area. La SMI, che ha utilizzato fino al 1997 la discarica per rifiuti speciali non tossici e non nocivi, non è in grado di sopportare i costi per gli interventi di sistemazione definitiva, anche per effetto dei mancati introiti derivanti dall’utilizzo dei volumi residui perché non c’è stato il rinnovo dell’autorizzazione. Per di più, il mancato rinnovo dell’autorizzazione ha impedito non solo ogni ulteriore attività di smaltimento, ma anche la stessa chiusura definitiva è divenuta inattuabile per il determinarsi di condizioni difformi rispetto a quanto previsto nel progetto a suo tempo approvato, con i conseguenti gravi danni all’azienda e al territorio.

Nella nostra inchiesta abbiamo messo sul tavolo posizioni, dichiarazioni, progetti e parlato pure di soluzioni. Che sono poi quelle che ci interessano di più. Ci sta a cuore togliere l’amianto da abitazioni, scuole, fabbriche, impianti sportivi e ospedali con sicurezza, ma se non più sulle nostre teste o sotto i nostri piedi, non deve essere neanche vicino a noi o sul nostro territorio.

Una posizione, questa, come dicevamo piena di contraddizioni appunto: si propongono progetti di rimozione e bonifiche dell’amianto a favore della cittadinanza che la richiede e la grida a gran voce, ma poi c’è sempre chi non vuole che venga smaltito vicino a sé. Non spetta a noi giudicare, ma certamente, dire non sulla mia testa, non nel mio giardino, ma nel giardino di un altro è a tratti un segno di inciviltà peggiore della disiformazione di un’amministrazione sulla reale portata del problema. 

L’Abruzzo nei prossimi mesi si doterà finalmente del Piano Regionale Amianto, atteso da anni. Peccato che arriverà in prossimità delle elezioni regionali e di quelle che si terranno in alcuni comuni. La politica, si sa, non affronta certi argomenti nel bel mezzo di una tornata elettorale. Ogni decisione sulla discarica in località Fontanelli e della RSG srl, rischia di rimanere ferma al palo, senza risposta.

I sindaci della Val di Sangro, alcuni già pronti a tentare il salto verso il Palazzo dell’Emiciclo de L’Aquila, si sono riuniti ad Atessa giorni fa e hanno fatto fronte comune contro ogni tentativo di attivare e riattivare impianti di qualunque genere nei loro territori e per qualunque tipo di rifiuto. Anche in questa occasione, tanti no (populisti) e nessuna soluzione. Intanto, c’è chi continua a liberarsi dell’eternit sulle sponde dei fiumi che attraversano l’area industriale più importante del centro sud d’Italia, oppure nei boschi o nei campi.

Le questioni ambientali stanno a cuore a tutti, non sono una esclusiva di pochi.

Siamo di fronte ad una situazione cui va posto rimedio al più presto. L’argomento eternit, sul quale è quasi superfluo ricordare le conseguenze gravissime che la presenza di questa sostanza può provocare nell’uomo, è cosa seria. Nomi come mesotelioma o asbestosi sono, da anni, finiti tristemente sulle cronache di mezza Italia associati a malattie (spesso catalogate come malattie professionali) che hanno causato numerose morti.

Il Piano Amianto Regionale, seppur arrivato con ritardo (la nostra regione, insieme alla Calabria e il Molise, non ancora l’adotta) è comunque un atto di prevenzione che può, tra l’altro contribuire alla ripresa economica, senza dimenticare altri aspetti fondamentali quali il miglioramento della qualità territoriale, ambientale e sanitario. Vanno fatte quindi le bonifiche, per la tutela della salute di quanti lavorano nel settore edile e dei cittadini. L’amianto, come abbiamo potuto sottolineare nella nostra inchiesta, era diffuso in una miriade di attività produttive nelle costruzioni pubbliche e civili, nella distribuzione dell’acqua, nel trasporto di fluidi ad alte temperature, nella metalmeccanica, nella chimica e ha visto coinvolte molte figure professionali, come saldatori, carpentieri, muratori, falegnami, caldaisti, meccanici, vigili del fuoco. Tanti gli usi civili dell’amianto: coperture in eternit, tubazioni, coibentazioni, canne fumarie, cisterne dell’acqua, mezzi di protezione dal calore. Decine di migliaia di lavoratori e di cittadini sono venuti a contatto, hanno lavorato, con l’amianto, la presenza diffusa di questo materiale rischia ancora oggi di produrre i suoi effetti letali.

Un alto numero di lavoratori opera oggi a stretto contatto con l’Amianto: i lavoratori dell’edilizia, ma anche i lavoratori addetti alla rete idrica, gli addetti alle Bonifiche ed allo smaltimento dell’amianto. Tutta la popolazione è potenzialmente esposta per il degrado dei manufatti contenenti amianto diffusi ovunque. E non c’è ancora un censimento completo.

Quindi, bisogna procedere con le bonifiche. Il Piano, in questo, resta monco. Sarebbe auspicabile che la Regione, offrendo supporto tecnico, definisca le procedure operative e standard di censimento e coinvolga innanzitutto i comuni, finanziando sistemi di incentivazione per le bonifiche non solo per evitare confusione e sovrapposizione di strumenti ma per abbattere le spese burocratiche e stabilendo bandi specifici che definiscano i prezzi con le ditte specializzate, che consenta a tutti di liberarsi dall’amianto a costi sostenibili. 

Sullo smaltimento, è ora di assumere decisioni chiare sulle quale, per la verità, non tutte le associazioni ambientaliste, come abbiamo riportato, sono d’accordo. Lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, così come già avviene nella discarica di Taverna Nuova, ad Ortona, deve procedere attraverso lo stoccaggio sicuro, sia per diminuire i costi, che per la tranquillità dei cittadini. E’ responsabilità della Regione indicare criteri, misure di sicurezza, procedure e localizzazioni possibili dei siti, e avviare il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità interessate.

Finché si dirà: non sulla mia testa, non nel mio giardino non credo si arrivi ad una soluzione di civiltà.

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