INCHIESTA 5/ L’AMIANTO IN ABRUZZO RISCHIA DI RIMANERE DOV’E’

La nostra inchiesta sull’eternit in Abruzzo non poteva concludersi senza ulteriori dati. Stavolta pubblichiamo quelli inerenti la mappatura dei siti contaminati dall’amianto – edifici pubblici e opifici – consultabile quiI dati, pur risalendo al 2007, periodo nel quale è stato realizzato l’unico censimento ufficiale fatto finora sul territorio regionale, compaiono sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo (BURA), denominato “Amianto map”.

Un altro censimento, per la verità, è in corso da qualche tempo, condotto dall’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara, Dipartimento di Geologia, insieme ad alcune società, riguardano rilevamenti effettuati con il sistema dell’aerofotogrammetria.

L’Amianto map è, dunque, l’unico documento ufficiale di riferimento ed è composto di tante pagine, ma basta scorrerle per comprendere che la situazione è pesante, molto pesante.

Certo, in undici anni alcune cose sono o potrebbero essere cambiate: qualche scuola o ufficio nel frattempo si sono trasferiti, qualche azienda ha cessato l’attività, alcuni edifici datati sono disabitati, ma nella maggior parte dei casi è tutto dov’è stato censito allora.

Dalla lettura del rapporto, però, si comprende che il problema ha una portata maggiore per la ragione che nel censimento non risultano elencati cisterne, comignoli, canali di scolo, condutture presenti nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro.

Chiare in proposito le parole pronunciate il 29 giugno scorso da Franco Gerardini, dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Regione Abruzzo, nel corso del convegno ‘Abruzzo libero dall’amianto’ che si è svolto nella Sala la Figlia di Iorio, in Provincia, a Pescara e che noi abbiamo riportato nel primo servizio della nostra inchiesta: “Nella nostra regione abbiamo 9,6 milioni metri quadri di amianto compatto da eliminare, ma riteniamo che ce ne siano molti di più”.

E’ come essere seduti su una bomba e sperare che non scoppi.

Le cifre di patologie riconducibili all’amianto non sono confortanti, eppure manca la cultura del conferimento, della bonifica: in una parola la cultura del fare consapevole. Se hai un problema lo risolvi, non lo scarichi sulla struttura o la persona sotto, sopra o accanto a te e l’abbiamo detto nelle precedenti puntate: non sulla mia testa non nel mio giardino non è la politica migliore per affrontare questi numeri. Sono dati molto preoccupanti, quindi, perché sono in tanti che continuano a restare a contatto con l’eternit.

E qui torniamo alla solita questione: il problema in Abruzzo c’è, ma come lo risolviamo?

Sappiamo, perché lo abbiamo scritto più volte, che oggi c’è una sola discarica nella nostra regione nella quale poter conferire l’eternit,  ed è a Ortona, in località Taverna Nuova, gestita dalla società Sigma90. Un impianto che, come si è sottolineato, tra un anno e mezzo, forse anche meno, andrà a esaurimento in quanto ha ancora una capacità residua per 60mila metri cubi.

Sulla conduzione della discarica nulla da eccepire. Gerardini l’ha definito “un impianto modello e sulla base dei controlli eseguiti risulta essere gestita bene”.

C’è un’altra possibilità, contrastata da alcuni sindaci del Frentano, in testa il primo cittadino di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito che, come medico, dovrebbe essere consapevole di quanto su riferito. Si tratta del progetto della RSG srl, presentato in Regione il 29 dicembre 2017, e che ha intenzione di rilevare dalla Società Meridionale Inerti, di Vasto, la discarica in località Fontanelli, appunto a Rocca San Giovanni. Nell’impianto, ricavato all’interno di una cava, sono stati conferiti fino al 1997, rifiuti speciali, non tossici e non nocivi. I lavori per la sua realizzazione da parte della SMI iniziarono nel 1993 e durarono circa un anno e mezzo: l’impianto ha operato per 26 mesi prima che si completassero i quattro anni della concessione.

La discarica ha ancora una capacità residua di circa 67mila metri cubi. La RSG ha presentato in Regione un progetto che prevede la chiusura e la post gestione della vecchia discarica e il ‘tombamento’ della cava con materiali da costruzione contenenti amianto legato in matrice cementizia proveniente da edifici pubblici e privati. Potrebbe essere una soluzione per la nostra Regione.

Sul progetto, invece, come abbiamo scritto, si sono registrati dei no: no alla discarica e no all’amianto.

E allora dove lo smaltiamo per dare seguito al Piano Regionale Amianto che, seppur in ritardo in confronto ad altre regioni italiane, sta per essere approvato?

Reggono fino ad un certo punto le osservazioni mosse contro il piano della RSG e ci sorge il sospetto, non fondato, che sull’impianto di Fontanelli potrebbero esserci altri interessi. Se non dovesse passare la proposta della RSG ci si troverebbe davanti a uno scenario del tutto particolare. La SMI, non è in grado di sopportare i costi per gli interventi di sistemazione definitiva, anche per effetto dei mancati introiti derivanti dall’utilizzo dei volumi residui perché non c’è stato il rinnovo dell’autorizzazione. Una situazione che potrebbe ricadere anche sull’Amministrazione comunale di Rocca San Giovanni, che invoca la chiusura della discarica e il ripristino dei luoghi e cita in proposito quanto previsto nel decreto legislativo sulle discariche numero 36, del 2003. Nel caso di cui trattiamo, la disposizione non si applica a quegli impianti che hanno cessato l’esercizio nel 1997, come appunto la SMI, poiché antecedenti. Un passaggio ricordato anche da Franco Gerardini in occasione dell’ultima seduta del comitato VIA che ha esaminato la proposta della RSG.

Di qui, i nostri sospetti.

Per tornare all’Amianto map, la situazione nelle città più importanti è questa: in provincia de L’Aquila, escludendo il capoluogo di regione, colpito dal terremoto del 2009, Avezzano ha 154 edifici pubblici dov’è presente l’eternit. Parliamo in tutt’Abruzzo di scuole, palestre, uffici, persino chiese. Sulmona 230; Celano 22.

In provincia di Pescara, la città adriatica, che ha conosciuto il boom edilizio proprio negli anni in cui si faceva largo uso di amianto nell’edilizia, conta ben 444 edifici contaminati. Montesilvano 40, Città Sant’Angelo 18, Penne 80 e Cepagatti 33. Nel teramano, Teramo città ha 338 edifici con presenza di amianto, Roseto 63, Giulianova 65, Martinsicuro 37. 24 a Silvi, 53 a Pineto, 55 a Tortoreto, 54 Atri e 26 ad Alba Adriatica.

Discorso a parte il chietino, che tra le province abruzzesi è quella che, stando al censimento del 2007, risulta avere la maggior presenza di eternit. Chieti città conta 213 edifici con amianto, Vasto 111, Lanciano 219, Ortona 137, San Salvo 52, Francavilla al Mare 64.

Nel dettaglio, abbiamo eternit all’Istituto Fermi, in via Corradini, ad Avezzano, a Sulmona nell’edificio che ospita il Consorzio Celestiniano, in via Matteotti, alcuni fabbricati di RFI, il poligono di tiro in via Tratturo, la Scuola di Polizia Penitenziaria in Fonte d’Amore. A Pescara, il I Circolo didattico in via Milano, il Mercato Ortofrutticolo di via Papa Giovanni XXIII, e una serie di Istituti. Cioè, l’Alberghiero De Cecco, le Magistrali in via Marino da Caramanico, l’Istituto D’Arte Bellissario in via Einaudi, il Conservatorio in via Pesaro, il Palazzo del Governo, la Capitaneria di Porto, il Museo delle Genti d’Abruzzo in via delle Caserme, il carcere di San Donato.

A Montesilvano il Palasport in via Mazzocco e la palestra comunale in via Somma. A Penne l’edificio dell’Oasi del WWF, in località Lago di Tavo. A Città Sant’Angelo, l’Istituto Magistrale Spaventa. A Teramo, la sede della Questura in viale Bovio, l’Archivio di Stato e una serie di impianti sportivi. A Roseto lo Stadio Comunale, il Pattinodromo. A Giulianova l’edificio Kursal, sul Lungomare e il Palazzetto Castrum, in via Treviso. A Lanciano il Palazzo degli Studi, in corso Trento e Trieste, alcune parti dello Stadio Guido Biondi e dell’ex ippodromo Villa delle Rose. La palestra comunale in via dei Funai, quella in via Mastrangelo e i vecchi edifici dell’ospedale Renzetti, in via del Mare. A Ortona alcune parti dell’ospedale Bernabeo. A Vasto la sede della Guardia Costiera, il teatro Rosetti, il Palazzo d’Avalos, il Palazzetto dello Sport sulla circonvallazione Istoniense.

Nelle 290 pagine che formano dell’Amianto map ovviamente ci sono anche i medi e piccoli comuni e anche per loro si parla di eternit su abitazioni, scuole di ogni grado, palestre, spogliatoi e tribune di campi da calcio, persino sedi di municipio, strutture sanitarie e cimiteri. Non mancano rifugi di montagna, centri ricreativi. Siamo davvero circondati.

Non sono sfuggiti ai rilevamenti Rocca San Giovanni, che ha 15 edifici che presentano eternit (tra questi il palasport in località Piano della Rocca, il campo sportivo di Contrada Codacchhia), San Vito Chietino con 21 (il campo sportivo, la palestra comunale di via Dante, il consultorio in via Raffaello, la sede dell’ex municipio), Atessa con 43 (tra loro la chiesa di Sant’Antonio, l’obitorio del cimitero, la sede dell’ex liceo classico in corso Vittorio Emanuele), Bomba 21, Casoli 36 (tra loro, l’ospedale Consalvi), Altino 25, Treglio 6 (l’ex sede della scuola elementare e media). Inoltre, Castel Frentano 30 (palestra e spogliatoi in via Olimpia, il bocciodromo in via Orientale, il Palazzo Cavacini in via Garibaldi, la scuola media in via Cavalieri di Vittorio Veneto), Fossacesia 19 (palestra comunale in via I Maggio, campo sportivo di località Villa Scorciosa), Sant’Eusanio del Sangro 10, Torino di Sangro 15, Villa Santa Maria 43 (Scuola Alberghiera in via Roma, una fabbrica di liquori in Piazza Marconi), Frisa 6, Orsogna 21 (ex asilo in piazza Mazzini, ex Pretura in via Roma, 6 appartamenti in via G. Magno, la Torre di Bene, l’ex scuola elementare), Paglieta 23 (ex municipio, biblioteca e teatro in Largo Castello, la palestra in via Cuoco).

Non abbiamo considerato gli opifici, ma è facilmente intuibile che la diffusione è vasta: si va dalle aziende di piccole, medie e grandi dimensioni alle rimesse agricole, disseminate ovunque in Abruzzo.

Che facciamo? Da una parte si difende l’acqua, bene comune, e dall’altra lasciamo che continui a scorrere in tubi d’amianto, si invocano bonifiche purché poi l’eternit vada lontano, forse diretto verso paesi dell’est europeo, dove tra l’altro non esistono restrizioni come da noi.

E’ la solita questione: meglio altrove che qui, come se questa fosse la soluzione ideale.

Il Piano regionale sarà pronto fra qualche mese, ma allo stato dei fatti toglierà l’Abruzzo da dietro la lavagna dei ritardatari e l’amianto resterà lì dov’è. Ad oggi l’unica proposta dei detrattori rimane: non sulla mia testa, non nel mio giardino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *