Regione, D’Alfonso lascia. Riparte la campagna elettorale per l’Emiciclo

“Con le dimissioni del Governatore D’Alfonso, annunciate per domani, prendiamo atto che finalmente vengono fatte rispettare le norme repubblicane e regionali che impediscono a tutti, D’Alfonso compreso, di occupare contemporaneamente due cariche istituzionali, quella di senatore e quella di Presidente di Regione. Ma va sottolineato che oggi il Governatore D’Alfonso si dimette, ripristinando il rispetto della norma, solo grazie all’opera del Presidente della Giunta per l’immunità e le elezioni del Senato, il Senatore Maurizio Gasparri, che seppur insediatosi solo il 19 luglio scorso ha svolto il suo ruolo istituzionale in maniera impeccabile di fatto costringendo D’Alfonso al rispetto della legge”.

E’ il commento del Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri alla notizia che domani, alle ore 11 nella sala “Filomena Delli Castelli” della sede della Regione Abruzzo in viale Bovio a Pescara, D’Alfonso, terrà una conferenza stampa per illustrare l’attività svolta nei 50 mesi di legislatura. Dopo l’incompatibilità accertata dalla Giunta delle Elezioni del Senato, infatti, il governatore, costretto a scegliere, ha optato per Palazzo Madama. 

Si apre dunque una nuova fase, che porterà alle elezioni regionali entro novembre o dicembre di quest’anno e i  sindaci che hanno intenzione di candidarsi, potranno decidere di scendere in campo entro 45 giorni nel caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale. La legge elettorale e le sue modifiche nella notte è stata ritirata, dunque tutto resterà così come è attualmente in vigore. C’è chi canta vittoria, ma il PD esclude il “fallimento”, così come sottolineato dalle opposizioni. Lo hanno affermato oggi Sandro Mariani, Presidente della Commissione speciale per le modifiche alla legge elettorale e per l’attuazione e le modifiche allo Statuto,  insieme all’Assessore al Bilancio, Silvio Paolucci nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina al Palazzo dell’Emiciclo. “Sulla questione dello sbarramento, il mio intento principale – ha spiegato Mariani – era aprire una discussione su una questione importante, sulla quale sono fermamente convinto, e che riguarda un grande problema che vive le Assemblee parlamentari e regionali. Ci sono Consiglieri regionali eletti con una piccola porzione di voti e di conseguenza sono espressione di piccole realtà e interessi. Questo in qualche modo li imprigiona al momento di legiferare in quanto risulta davvero complesso ragionare su base regionale ed uscire da una realtà molto parcellizzata. Inoltre ricevo continue sollecitazioni dai cittadini che trovano assurdo il proliferare di piccole realtà e partiti. Spiace che non si colga la necessità di mettere in campo degli strumenti che consentano ai Consiglieri eletti di essere realmente rappresentativi e portatori di interessi regionali perché le pulsioni territoriali, seppur legittime, portano spesso a fare degli errori.  Per quanto riguarda i temi affrontati in Commissione – ha spiegato Mariani – il primo riguarda l’ipotesi di modificare la ripartizione dei seggi, non più per partiti ma per coalizione rispetto al quale il Movimento 5 stelle ha portato avanti la sua battaglia. Altro tema lo sbarramento, voluto anche dal centrodestra evidentemente per risolvere alcune problematiche interne. Ma la vera battaglia portata avanti dal Partito democratico Partito democratico riguardava l’ampliamento dei diritti dell’elettorato passivo e in particolare dare ai sindaci la possibilità di avere più tempo a disposizione per prendere una decisione importante e soprattutto non penalizzare i cittadini. Su questi punti si è sviluppata una lunga discussione che a tratti definirei finta”. “Rimane il merito – ha concluso Mariani – di aver acceso una discussione su come si debba arrivare in Consiglio regionale, e con grande umiltà, non avendo trovato la massima condivisione, ho ritirato il progetto di legge”.

Canta vittoria il M5S,  che aveva definito il tentativo di modifica come una ‘porcata’ per chiude la legislatura.

Forza Italia, dal canto suo parla di un successo dovuto alla “ferma opposizione dentro e fuori dell’aula consiliare. “Non sarebbe stato accettabile – spiegano i rappresentanti di Forza Italia – modificare le regole elettorali poche settimane prima del voto e la gran mole delle nostre argomentazioni e dei nostri emendamenti (oltre 300 sui 400 totali) ha fatto desistere il Pd. Dopo questa vittoria, che consegniamo a tutto il centrodestra abruzzese, restano da affrontare le proposte di modifica alle norme sulle incompatibilità: quella sulle surroghe e, soprattutto, quella ad personam sul tempo necessario a rimuovere le cause di incompatibilità”. “Continueremo, nelle prossime ore – concludono i Consiglieri di Forza Italia – la nostra battaglia a presidio delle regole esistenti e per consentire lo svolgimento di nuove elezioni in tempi brevi”.

Il movimento di Mario Mazzocca e Antonella Sclocco si definisce “determinante nella mancata modifica  della legge elettorale regionale. Dopo una lunga ed estenuante resistenza di tre giorni, prima in maggioranza e poi in commissione, la proposta di modifica della legge elettorale è stata ritirata. Sia chiaro a tutti che senza la contrarietà di Art. 1 MDP questa modifica sarebbe stata approvata. I principi della rappresentanza democratica nella nostra regione sono salvi. Chi ben conosce il meccanismo elettorale sa bene che questo “correttivo” non avrebbe avuto effetto alcuno sulla tanto sbandierata governabilità, in quanto i seggi assegnati alla coalizione vincente, in virtù del premio di maggioranza, non subirebbero variazioni. L’unico vero cambiamento avrebbe riguardato invece la ripartizione dei seggi di minoranza che lascia trasparire un atteggiamento dal sapore (nemmeno tanto) vagamente remissivo da parte di chi (evidentemente) reputa sconfitta in partenza la futura coalizione del centrosinistra. Riteniamo inqualificabile il tentativo di lottizzazione dei seggi di opposizione svilendo così, in nome della tanto agognata poltrona, i principi costituzionalmente garantiti.

Detto per inciso, una simile manovra non avrebbe garantito in alcun caso la facile rielezione per qualcuno, per il semplice fatto che il democratico Abruzzo contempla ancora quale unica via per accedere all’Emiciclo la tanto svilita preferenza”. 

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