Rapina violenta a Lanciano, è caccia senza tregua alla banda

Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro del’Interno lo ha promesso: la caccia a banditi che nella notte tra sabato e domenica si sono accaniti con ferocia su Carlo Martelli e sua moglie Niva Bazzan dev’essere portata avanti senza tregua. I 4 devono essere assicurati alla giustizia e puniti. La Polizia di Chieti e Lanciano non si sta risparmiando di certo in queste ore. Anche per loro, riuscire a identificare e arrestare la banda, è fondamentale. C’è bisogno di una risposta forte per ribadire che questo territorio, rimasto impressionato e colto impreparato da quanto avvenuto, è capace di reagire e di fermare l’eventuale ripetersi di azioni criminali come quella consumatasi nella villa dei Martelli. A chiederlo è soprattutto l’opinione pubblica. La Polizia sta mettendo in campo i suoi migliori investigatori, sia locali che del Servizio centrale operativo della Polizia, giunti appositamente da Roma. Si analizzano i filmati delle telecamere presenti nella zona di Villa Carminello, dei caselli autostradali della A14, del bancomat dove uno dei malviventi, con le carte di credito del chirurgo cardiovascolare in pensione, fondatore dell’associazione Anffas di Lanciano, e della moglie, ex infermiera professionale, è andato a prelevare contanti.

A Lanciano, c’è una rete di video sorveglianza disposta in città e su alcune delle principali strade d’accesso: alcune però non funzionano, altre sono obsolete, per cui si confida in quelle poste a protezione di condomini, negozi, aziende. Si controllano soprattutto cosa hanno ripreso quelle che si trovano lungo il percorso da Villa Carminello a Contrada Serre, dove ieri è stata ritrovata la Fiat Sedici del professore, usata dai banditi per fuggire. Lì c’era qualcuno ad attenderli, un palo, quindi si cerca di studiare i filmati per scoprire quale auto, tra le 2 e le 3 della notte, sia transitata per Lanciano per dirigersi alla villa.

Le indagini, ovviamente, si basano molto sui racconti delle vittime ma è evidente che gli investigatori debbono mettere a fuoco ancora molto: la poca lucidità dei coniugi Martelli, sottoposti per oltre due ore a sevizie d‘ogni genere e in preda alla disperazione temendo il peggio, potrebbe far trascurare particolari utili alla Polizia. L’unica certezza e che l’unico della banda a parlare con i Martelli era un italiano. Gli altri non avrebbero proferito parola. C’è anche da scoprire se nella notte dell’irruzione fosse attivato il sistema d’allarme o se è stato messo fuori uso dei malviventi. Si esamina anche il terreno che circonda la villa per svolgere rilievi sulle tracce lasciate dalle scarpe indossate dai malviventi. Il prof. Martelli ha notato che uno di loro indossava calzature eleganti. Un particolare non di poco conto.

Quattro banditi preparati e determinati, che hanno agito subito con violenza, senza dare alcuna possibilità di mediazione alle loro vittime. Si passa la lente d’ingrandimento anche negli ambienti locali: non è affatto escluso che qualcuno del posto, un basista, ha potuto fornito notizie utili alla banda, forse proveniente dal sud, che ha fatto irruzione nel cuore della notte, sicura di mettere a segno un buon bottino in casa di un medico chirurgo. In quella villa, per loro, avrebbero trovato soldi e oggetti di valore. Una volta dentro e dopo aver legato con cavetti da computer Carlo e Niva Martelli e il figlio disabile, i 4 hanno cercato con insistenza la cassaforte. Hanno tagliato un pezzo d’orecchio alla moglie del professionista con una roncola pur di riuscirsi. Si sono dovuti arrendere davanti all’evidenza dei fatti: la cassaforte in quella casa non c’era, come soldi e preziosi.        

Oggi, negli uffici della Procura della Repubblica di Lanciano, si è tenuto un vertice per fare il punto delle indagini. Alla riunione, il Procuratore capo Mirvana Di Serio, il Questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, gli investigatori di Lanciano e dello Sco.

Sempre oggi, la Asl ha diffuso un bollettino medico sulle condizioni mediche del prof. Martelli e della moglie Niva. “Carlo Martelli è ricoverato in Chirurgia. Le condizioni cliniche sono migliorate stabilmente rispetto a ieri. Ovviamente la prognosi resta riservata perché sono necessari ulteriori accertamenti strumentali che saranno eseguiti nelle prossime ore, mirati a verificare soprattutto il danno alla colonna cervicale non scevro da rischi di complicanze. La signora Niva è ricoverata in Unità coronarica per il monitoraggio di parametri vitali in considerazione del forte stress psicofisico subito. Al momento non sono emerse alterazioni di rilievo. Si sta valutando l’opportunità di altri accertamenti nella giornata di domani. Per quanto attiene al danno al padiglione auricolare, non è stato possibile procedere alla ricostruzione anatomica per la lesione lacera prodotta durante l’aggressione e per via del lembo in avanzata necrosi”.

E non mancano le polemiche. Fratelli d’Italia,  attraverso il portavoce provinciale, Antonio Tavani, afferma che “al di là della solidarietà e della vicinanza che vogliamo esprimere alla coppia dei Signori Martelli, vogliamo soffermare la nostra attenzione su quanto la politica si sforzi di essere solidale ma al tempo stesso ipocrita. Negare che ci sia un problema di sicurezza oggi nelle nostre case a Lanciano – come fa il Sindaco Pupillo – così come in qualsiasi altro dei posti dove viviamo e dove abbiamo investito, significa voltarsi dall’altra parte rispetto a un problema: quello della sicurezza. Situazione aggravata dal taglio indiscriminato delle risorse destinate alle forze dell’ordine, dal taglio delle risorse destinate ai rinnovi contrattuali, dal blocco del turnover e quindi delle assunzioni nelle forze dell’ordine. FDI Chieti vuole denunciare un sempre più generalizzato abbandono delle nostre zone a tutti i livelli. E che lo dica il sindaco Pupillo “che va tutto bene” a noi fa ancora più arrabbiare, perché è come se si volesse negare l’abbandono generale dei nostri territori, non solo quanto alla sicurezza, ma anche lo stato di grave abbandono in cui versano le strade, soprattutto quelle provinciali, ne parla proprio il sindaco Presidente di questo ente mai abolito ma abbondantemente depauperato. Quando la politica da una parte esprime solidarietà e dall’altra si affretta a dire che Lanciano e l’Abruzzo siano da ritenere isola felice, noi sorridiamo preoccupati perché si tende a negare l’evidenza di un territorio che è stato abbandonato “anche” dalle istituzioni, una terra dove non c’è visione, dove non c’è programmazione turistica, dove non c’è manutenzione delle nostre strade e delle nostre scuole, dove lo Stato sta arretrando solo in ragione di tagli, risparmi, bilanci, numeri e percentuali, che purtroppo ricadono esclusivamente su cittadini e impresa. La responsabilità che chiediamo alla politica e vogliamo assumere noi di FDI a tutti i livelli, comunale provinciale regionale, è quella di invece prendere coscienza dei problemi che interessano famiglie e imprese del nostro territorio senza negarne i problemi, piuttosto affrontandoli con determinazione soluzioni proposte e risorse”.

L”altra polemica riguarda il ritardo nei soccorsi sanitari. A sollevare questo aspetto ieri era stato Vincenzo Martelli, fratello di Carlo e tra i primi ad occorrere dopo che il fratello si e liberato. Chiamato il 118 l’ambulanza sarebbe dovuta arrivare da Casoli. Così Vincenzo ha deciso di trasportare i due feriti con la sua auto. Oggi sulla vicenda è intervenuto il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco: «Quando è stato chiesto l’intervento del 118, l’ambulanza di Lanciano era impegnata con un’altra emergenza ed è stato inviato un mezzo da Casoli – aggiunge il manager – che impiega meno di venti minuti per arrivare, restando dentro il limite di tempo di intervento fissato dalla normativa nazionale. Inoltre l’operatore del 118 ha anche voluto parlare con il familiare che aveva chiamato la Centrale operativa per conoscere le condizioni dei feriti e attivare il codice rosso in ospedale. La scelta poi di recarsi in ospedale con il proprio mezzo è stata personale e non certo per colmare un ritardo o un’inefficienza. D’altra parte chi ha amministrato la Regione sa perfettamente come sono organizzati i servizi di emergenza e qual è la dotazione di mezzi del 118. Anzi, nel nostro territorio in particolare da due anni sono state raddoppiate le postazioni, così da garantire pari opportunità di cura anche ai residenti delle aree interne. I fatti, dunque, si sono svolti così e non si prestano ad alcuna lettura di tipo diverso, tranne per chi è in malafede e si fa guidare dalla propria cattiva coscienza».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *