Rapina a Villa Martelli: Polizia e Carabinieri sulle tracce del capo della banda

Lo avevano promesso e sono stati di parola. Polizia e Carabinieri hanno lavorato duramente dalla scorsa domenica, in silenzio e collaborando, e oggi sono riusciti a conseguire il risultato che tutti speravano. Tre dei componenti della banda che per due ore hanno tenuto nel corso di una rapina sotto sequestro il medico chirurgo Carlo Martelli e la moglie Niva Bazzan, ex infermiera professionale, entrambi 69enne e in pensione, sono stati arrestati. Due sono stati subito portati subito in Commissariato e interrogati, un terzo in un palazzo di corso Roma, nel pieno centro cittadino di Lanciano.  Ci è rimasto fino al pomeriggio.

Sotto l’edificio, al civico 112, protetto da un nutrito cordone di sicurezza, uno dei sospettati, un cittadino romeno, stessa nazionalità degli altri due bloccati nella notte, è salito su un auto civetta. Molti lancianesi, che per ore sono rimasti in strada, hanno inveito contro di lui (vedi il filmato). Momenti di tensione ma nessun incidente. Poi, fragorosi applausi per agenti e carabinieri, che velocemente hanno concluso un’indagine, che non si presentava semplice. Si temeva che anche stavolta, come era già successo per altre rapine nel chietino, avvenute con le stesse violente modalità, gli inquirenti avrebbero trovato difficoltà. Invece, per fortuna non è andata così. Anzi, proprio grazie alle testimonianze di altre vittime della banda, come Massimiliano Delle Vigne, titolare di una nota ferramenta, aggredito, malmenato e derubato mentre rientrava a casa insieme alla moglie, a Santa Maria Imbaro, e Domenico Iezzi, titolare di un piccolo marker a Sant’Apollinare, a cui è stato tagliato un dito, è stato possibile stringere il cerchio sui tre rumeni. Anche Delle Vigne e Iezzi, come Carlo Martelli e la moglie Niva Bazzan, alla quale con una roncola è stato tagliato un lobo dell’orecchio destro, hanno avuto a che fare con ‘uomini incappucciati e malvagi’, decisi a far male, incuranti di tutto. Iezzi, per la verità, nel marzo scorso, quando è stato seviziato, pare sia riuscito, per un attimo, a scorgere il volto di uno di loro. Lo ha rilevato oggi: gli inquirenti gli mostreranno le foto per il riconoscimento, nonostante i tre fermati, nel frattempo, si sono fatti crescere la barba e si sono rasati i capelli.

L’operazione che ha portato all’arresto dei rumeni è scattata nella notte. Polizia e carabinieri, come detto, nelle ultime ore avevano ristretto il campo delle ricerche su due fratelli e, a quanto sembra, un cugino, Costantin Aurel Turlica 22 anni, Ion Cosmin Turlica di 20 e Aurel Ruset di 25, che vivono a Lanciano, in corso Roma. Fondamentali sono stati gli esami delle riprese delle videocamere di sorveglianza di alcuni sportelli automatici di banche della città e di altri filmati registrati da apparecchi posti su alcune strade di Lanciano, nelle ore precedenti e successive alla rapina in casa dei Martelli, in località Villa Carminello.

La banda, come si sa, era penetrata in villa intorno alle 4 del mattino di domenica scorsa. E’ arrivata lì con un auto dalla quale sono scesi in quattro. Sono entrati nella casa da boccaporto, forzando un lucchetto, sono scivolati all’interno della taverna e sono saliti ai piani superiori, sorprendendo nel sonno i coniugi e il figlio disabile. Quest’ultimo non è stato toccato dai malviventi, che invece hanno subito iniziato a picchiare il professionista e la moglie perché indicassero la cassaforte. Per convincere i Martelli che facevano sul serio hanno tagliato il lobo alla donna, ma poi si sono dovuti arrendere quando si sono resi conto che, in quella casa, non c’era nessuna cassaforte. Si sono fatti consegnare tre carte di credito dalle vittime: due banditi, con la Yaris di Niva Bazzan, sono andati in città, gli altri hanno tenuto sotto sorveglianza il medico e la moglie. Il primo bancomat al quale si sono fermati, coprendosi con il cappuccio di una felpa, è stato quello che si trova all’esterno della filiale dell’Ubi Banca, in via per Fossacesia. Lì, a quanto pare, sono riusciti a eseguire due operazioni di prelievo. La terza non sarebbe stata autorizzata, costringendoli a provare ancora altrove, senza successo. Un guastognella rete ha interrotto ler qualche ora l’erogazione didcontanti. Quindi, sono tornati in casa dei Martelli, con in tasca poche migliaia di euro. Intorno alle 6, sono andati via con l’auto del medico, una Fiat Sedici, recuperata nel pomeriggio di domenica, in contrada Serre. Carlo Martelli, nel frattempo è riuscito a liberarsi e a dare l’allarme.

Da quel momento è partita la caccia di polizia e carabinieri. Sono stati studiati i filmati e sotto la lente d’ingrandimento è finita un’auto, una Golf, transitata prima e dopo la rapina per Lanciano. Ieri notte la svolta, anche se su quanto avvenuto viene mantenuto un certo riserbo. Le indagini sono ancora in corso e per chiudere il cerchio mancano ancora almeno altri due componenti della banda. Qualcbe particolare in più lo si potrà conoscere  do.ani nella conferenza stampa che si terrà in Procura, a Lanciano. L’auto, si diceva, nella notte, è stata individuata con tre persone a bordo, che s’allontanava dalla città. In località Costa dei Chieti, all’improvviso la Golf è finita contro un guardrail, non si sa se per un incidente o perché speronata. Gli occupanti a quel punto sono stati fermati: all’interno, sono stati trovati alcuni giubbotti simili a quelli indossati nella rapina alla villa dei Martelli e 3000-3500 euro. Due di loro sono stati portati in Commissariato, mentre un terzo, è stato condotto nel palazzo di corso Roma, che è stato circondato. Squadre della Scientifica sono entrati in azioni per esaminare l’appartamento dove i tre vivevano e altri vani dell’edificio, occupati da cittadini di altre nazionalità, la maggior parte con precedenti.  Sarebbe stata sentita anche una donna, anche lei rumena, che avrebbe lavorato per qualche tempo in casa dei Martelli come collaboratrice domestica. Sono stati eseguiti anche alcuni rilievi scientifici, non solo per acquisire ulteriori prove che potranno confermare la presenza dei fermati in casa dei medico, ma anche nelle altre rapine avvenute in provincia di Chieti.

Le indagini, come si diceva, sono ancora in corso. Si cerca quello che viene considerato il capo della banda, un italiano, forse un pugliese, della zona di Cerignola, l’unico della banda che parlava, urlava, minacciava e faceva eseguire gli ordini. Bisognerà capire legami, complicità, ruoli e appoggi, soprattutto mettere insieme i pezzi di un pazzle più ampio che, se completato, come si spera, potrebbe togliere di mezzo una pericolosa e crudele banda, che ha seminato paura nel Chietino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *