Rapina violenta a Lanciano, i tre fermati ammettono: “Sì eravamo in casa dei Martelli”

“Hanno ammesso tutti e tre le responsabilità della rapina alla villa dei coniugi Martelli, specificando i ruoli e le responsabilità di ognuno. Hanno indicato in altra persona il responsabile del taglio dell’orecchio della signora Bazzan”.

Lo ha dichiarato all’uscita dal carcere di Villa Stanazzo, l’avvocato Domenico Russo, a conclusione dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nella casa circondariale davanti al Giudice per le udienze preliminari, Massimo Canosa, alla  presenza del Procuratore Capo di Lanciano, Mirvana Di Serio. Russo assiste i fratelli Costantin, 22 anni, e Ion Turlica di 20 e il cugino dei due Aurel Ruset di 25, accusati di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime, sequestro di persona e detenzione illecita di armi. I tre sono stati fermati la notte di martedì scorso, sospettati della rapina ai danni dei coniugi Carlo Martelli e Niva Bazzan, a Lanciano, domenica scorsa. Al momento dell’arresto si erano difesi e avevano respinto ogni addebito. Oggi, invece, hanno deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere ed hanno ammesso d’essere stati nella casa di Villa Carminello all’alba di domenica scorsa. Loro c’erano, probabilmente sono quelli che, in silenzio, hanno aiutato il quarto uomo, quel capo che ha interloquito con i Martelli, ha coordinato il tutto e eseguito il taglio del lobo destro dell’orecchio di Niva Bazzan. L’hanno ammesso d’essere stati lì, anche perché gli esami scientifici sui loro indumenti, trovati nell’appartemento dove vivono in corso Roma, macchiatisi di sangue, probabilmente perso da Carlo Martelli e dalla moglie Niva durante la rapina, è stata una prova dalla quale sarebbe stato difficile difendersi. Senza contare poi che sotto la Golf nera usata dai tre i carabinieri avevano piazzato un localizzatore gps: l’auto, il 23 settembre era nel quartiere Santa Rita, a poche decine di metri dalla villa dei Martelli.

Loro in quella casa ci sono stati, ora bisognerà capire se a guidarli lì, come si pensa, sia stato Alexandru Bogdan Colteaunu, 26 anni o qualcun’altro. Coleaunu, è stato arrestato due giorni fa a Casal di Principe, dalla Mobile di Caserta. A conclusione dell’udienza in carcere di oggi, si è tenuto un altro vertice in Procura proprio alla luce delle dichiarazioni dei Turlica e Ruset. Il lavoro continua, si cercano altri complici per chiudere il cerchio.

Colteaunu, secondo gli inquirenti è un personaggio pericoloso, esperto, è da considerarsi figura chiave nella violenta aggressione ai danni dei Martelli. Con lui, il gruppo ha fatto un salto di qualità. Andava in giro tranquillo, si spostava con una patente falsa, nonostante fosse inseguito da una sentenza definitiva ad oltre un anno di reclusione per una rapina, anche quella in villa, commessa quand’era minorenne. L’ha esibita ai carabinieri durante un controllo e gli ha consentito di farla franca. Sarebbe avvenuto quando gli uomini dell’Arma stavano, che già da un pezzo erano sui tre dopo una serie di furti in bar, tabaccherie e benzinai della zona, avevano eseguito un controllo. Nonostante la giovane età Colteaunu aveva messo su un bel curriculum. Subito dopo la sua cattura a Caserta, lo ha messo in evidenzia Rita Bartolomei, giornalista di Quotidiano.net: “Alexandru Bogdan Colteanu, romeno – 23 anni accertati dalla Scientifica e mille identità, per gli investigatori il quarto uomo di Lanciano – era ancora un ragazzino e già si era fatto conoscere in questura a Frosinone, la città dove ha vissuto. Giardiniere occasionale, il padre si arrangiava come muratore. Testa calda, il salto di qualità criminale è arrivato 5 anni fa. Quando, ancora minorenne per un paio di mesi, è stato condannato per due rapine. Complici (a diverso livello): il fratello, due albanesi e un italiano. Sempre lo stesso copione, violenza cieca e gratuita. Ma come mai era libero? Semplicemente perché era sparito dai radar. Irreperibile. Già scappato anche da una casa famiglia in Umbria. Dopo i colpi grossi, avevano provato a redimerlo con l’affidamento ai servizi sociali. Ma poi quella misura era stata revocata. L’ordine di carcerazione per finire di scontare la pena di un anno e quattro mesi risale al 2017. Troppo tardi. La macelleria di Lanciano – massacrato di botte il medico Carlo Martelli, 69 anni; mutilata dell’orecchio destro la moglie Niva Bazzan sua coetanea – rievoca qualcos’altro. Per capire davvero chi è Alexandru Bogdan Colteanu bisogna entrare in una villetta di Frosinone, la casa di Mario Marini, la notte tra il 10 e l’11 giugno 2013. L’uomo, padre dell’ex sindaco del Pd Michele, all’epoca aveva 86 anni e viveva solo. Sorpreso nel sonno da 4 incappucciati, minacciato con una pistola spianata a pochi centimetri dal volto, picchiato selvaggiamente. Legato a una sedia e lasciato agonizzante, sul volto un asciugamano per impedirgli di urlare. «Ha avuto anche un infarto – racconta il figlio –. L’ha trovato mia sorella dopo 20 ore. Questo è sadismo. Non sapevo fosse la stessa persona di Lanciano. Non sapevo nemmeno fosse stato condannato. Uno s’aspetta che chi commette un delitto del genere paghi. E poi venga ricondotto nel suo paese, non può restare in Italia. Salvini dice che bisogna buttare via la chiave? Da figlio sono d’accordo». Il 7 luglio un’altra rapina, sempre a Frosinone. Una coppia massacrata di botte, anche con le mazze. La squadra mobile diretta dal vice questore Carlo Bianchi catturò i banditi in un casolare. Uno cercò di sfuggire passando la notte in un fosso. Fu stanato dai cani. Un poliziotto ricorda: «Quando l’abbiamo preso piangeva come un bambino. Se l’era fatta addosso dalla paura». Alla lettera. E spiega così la violenza cieca scaricata sulle vittime, magari mentre dormono: «A vederli, sono ragazzini. Se c’è un minimo di reazione, fisicamente non sono in grado di reggere. Organizzano le rapine come dovessero mettere insieme una squadra per una partita di calcetto. Un giro di telefonate. Tu ci stai, no? Allora chiamo quell’altro. La cosa disarmante è che noi passiamo la vita a correre dietro sempre alle stesse persone». Mario Marini sentendoli parlare identificò i due fratelli che gli avevano fatto lavori in giardino. «Ti conosco, perché mi stai facendo questo?», chiese disperato a chi lo colpiva. «Forse davvero speravano morisse», commenta un investigatore”.

Ora a Lanciano si cercano prove per incastrarlo, prove che confermino la sua presenza nella casa dei Martelli e soprattutto d’aver menomato l’orecchio di Niva Bazzan. Ci sono le immagini dei sistemi di videosorveglianza che lo hanno ripreso mentre preleva soldi con le carte di credito e il bancomat dei due coniugi, altre mentre percorre con la Yaris della signora Niva alcune vie di Lanciano, ma non basta. Prove che, per la verità, non tarderanno molto ad arrivare. 

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