Omicidio Rapposelli, parla l’ex marito: “Renata uccisa da mio figlio Simone”

Quattro ore nelle quali ha raccontato al pm Enrica Medori quel che sarebbe avvenuto il 9 ottobre in casa, a Giulianova. Giuseppe Santoleri ha chiesto l’incontro con il magistrato all’insaputa del difensore di fiducia e ha reso delle dichiarazioni spontanea nelle quali ha cambiato totalmente quanto aveva riferito agli inquirenti in un primo momento e ha indicato nel figlio Simone, l’assassino dell’ex moglie, Renata Rapposelli.

I particolari riferiti offrono uno scenario completamente diverso da quello che si era immaginato dopo il ritrovamento del corpo della pittrice, il 10 novembre scorso,  nelle vicinanze del fiume Chienti, in contrada Pianarucci, di Macerata.

“Mio figlio l’ha portata lì dopo aver tenuto in casa nostra, a Giulianova, il corpo della madre – avrebbe detto Giuseppe -. I due hanno iniziato a litigare poco dopo l’arrivo di Renata quella domenica. Doveva essere una visita di rappacificazione e invece si è trasformata in una tragedia. Simone, che non era stato bene, ha iniziato a rimproverare la madre sui soldi che lei avrebbe dovuto mandare. Pretendeva degli arretrati. Dalle parole si è passati ai fatti e i due sono venuti alle mani. Simone l’ha stretta alla gola e l’ha soffocata. Poi, dopo averla tenuta in casa per due giorni, l’ha caricata in auto e l’ha portata nelle Marche”.

Un delitto per motivi economici, quindi, che era tra i moventi che gli inquirenti avevano già messo tra i più probabili. La separazione di padre e figlio (Giuseppe è in carcere a Castrogno, a Teramo, Simone a Lanciano)  hanno portato l’ex marito di Renata a parlare. Si è sentito libero di raccontare, lontano dai condizionamenti di Simone. Guseppe, tra l’altro, non era mai stato interrogato per problemi di salute. Come il figlio è in carcere da sette mesi con l’accusa di omicidio volontario in concorso e distruzione di cadavere.

L’avvocato Alessandro Angelozzi, che lo difende, ha confermato che il suo assistito è stato ascoltato dal pm Medori. 

Il processo ai due Saltoleri è fissato davanti alla Corte d’Assise di Teramo per il prossimo 16 gennaio. Parte civile, l’Associazione Penepole, che si occupa della tutela delle persone scomparse.

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