Altipiano delle Cinquemiglia, l’Anas taglia 70 pini

Sono 70 i pini tagliati dall’ANAS in questi giorni, alberi che costeggiavano la SS17, sull’Altipiano delle Cinquemiglia. Il motivo dell’abbattimento, rendere l’importante arteria più sicura. Negli anni passati sono stati troppi gli incidenti, alcuni anche mortali che si sono verificati su quella strada conosciuta come la Siberiana Italiana. Pini che avevano una storia, posizionati lì verso la fine del 1700, su disposizione di Ferdinando IV. Venne incaricato Andrea Pigonati, grande ingegnere del regno, di stendere il progetto per una sistemazione adeguata della Regia Strada degli Abruzzi. Pigonati, consigliò di piantumare quattro fila di alberi ai due margini della strada nel tratto che attraversa il Piano allo scopo di indicare il percorso in tempi nevosi.

Un provvedimento che non è piaciuto affatto al Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus, che è subito intervenuta. “Per decenni questo viale alberato simbolo dell’Abruzzo è stato fotografato dai turisti, una vera icona della montagna della nostra regione, incorniciato dalle verdeggianti vallate e dai boschi dell’altopiano. Alberi eroici e resistenti questi pini di montagna, che purtroppo negli ultimi tempi hanno sofferto i repentini cambiamenti climatici con disseccamenti e crolli di rami. Una fine indecorosa per un bene ambientale conosciutissimo e amato – afferma il Coordinamento -. In un paese civile e virtuoso la miglior strada sarebbe stata quella della gestione e della graduale riprogettazione del viale alberato con sostituzione dei pini veramente compromessi. Come capita di questi tempi, l’ignoranza si unisce alla dilagante fobia degli alberi che colpisce un pò tutti. Viviamo tempi difficili in cui la professionalità di chi cura  il paesaggio e i beni ambientali è totalmente calpestata. Adesso i 70 pini giacciono ai bordi della SS-17 al km 9, come tanti bisonti abbattuti, tanti ricordi cancellati sempre. Erano affascinanti nelle freddissime bufere di neve, trasformati in alberi di ghiaccio usciti dalle fiabe, erano verdeggianti nelle limpide giornate di tarda primavera e estate. Purtroppo, in nome della sicurezza ad ogni costo si distruggono paesaggi culturali che hanno anche un immenso valore storico e turistico. Nessuno qui vuole sminuire la sicurezza dei cittadini ma è necessario operare con il buon senso e con visioni lungimiranti. Orami si vive e si lavora alla giornata, pensando al momento e non al futuro… pensando al disastro incombente e al cambiamento climatico devastante. Sono troppo pochi quelli che hanno interesse a trovare soluzioni. In realtà ci vogliono esperti e professionisti del paesaggio che lavorino sul restauro paesaggistico e per valorizzare il nostro patrimonio. Quel viale, oltre a essere un simbolo delle montagne abruzzesi, era anche un punto di riferimento per delineare la strada nelle terribili bufere invernali. Fu costruito apposta per aiutare i viaggiatori della “Via degli Abruzzi”, per  migliorare l’orientamento durante le tempeste di neve che rendono la valle inospitale e pericolosa.  Quei pini erano tra i pochi alberi in grado di resistere a quelle terribili condizioni. Qui siamo in una zona in cui le temperature diventano proibitive; il vento gelido, fortissimo e implacabile, mette a dura prova qualsiasi essere vivente. Non c’è interesse a ripiantare neanche un filo d’erba lungo la Statale 17; forse è troppo oneroso e o troppo difficile gestire degli alberi di questi tempi. Noi come associazione chiediamo che venga ricostruito il viale alberato con alberi più belli e più curati, rispettando tutte le norme di sicurezza. Chiediamo che venga ricostruito il famoso paesaggio storico che ha scandito la storia abruzzese. Troppo facile prendere le motoseghe e cancellare ogni cosa.  Il nostro Abruzzo non merita di essere ancora violentato nella sua storia e nella sua bellezza”.

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