Forum degli Appennini, presentato il progetto pilota Faregerr

Le Riserve Regionali sono nate per la conservazione della biodiversità, garantire i servizi ecosistemici, fare educazione ambientale, monitoraggi scientifici e stimolare la competitività e aiutare la diffusione di modelli sostenibili di economia facendo rete e promuovendo chi si sforza di interpretare e sviluppare attività e progetti che prendono atto della necessità di lavorare in un economia circolare.

Nate come “elementi isolati” devono sempre più fare rete concretamente, in ambito Comunitario, le politiche di finanziamento della Rete Natura 2000, oltre al Programma Life+, la PAC e i Piani di Sviluppo Rurale delle Singole Regioni, presuppongono l’integrazione e piani strategici che nelle Aree Protette mettano a sistema le diverse azioni e misure previste dai piani settoriali che si devono integrare e considerare come strategici per gli interventi nei territori delle Aree Protette. Per contribuire a fare questo mancano gli strumenti in Regione Abruzzo che possano definire ed individuare i fabbisogni minimi per garantire che ogni area protetta regionale abbia la capacità di attivare annualmente e in tempi più lunghi le attività di gestione che esplicitano i compiti istituzionali e quelli attribuiti o auspicati dalla Regione e dagli Enti gestori (i Comuni) riuscendo a fare anche sinergia.

In questo senso va il progetto pilota elaborato dall’Istituto Abruzzese per le Aree Protette e cofinanziato da Regione Abruzzo e Legambiente Abruzzo, presentato ieri a Caramanico durante il Forum degli Appennini dal Prof. Davide Marino dell’Università del Molise, Coordinatore Scientifico del progetto che lo IAAP sta realizzando insieme a Lands Networks che prendendo come riferimento campione per le analisi e le valutazioni 4 Riserve Regionali (Oasi WWF Calanchi di Atri e Gole del Sagittario, Riserva Naturale Regionale Monte Genzana e Alto Gizio e Riserva Naturale Regionale Lecceta di Torino di Sangro) definirà uno strumento che possa evidenziare il raggiungimento di livelli minimi di servizio e degli obiettivi di conservazione, qualcosa che possa rendere possibile anche il controllo di gestione, su efficacia, efficienza come eco-rendiconto.

La volontà è quella di utilizzare e implementare la metodologia e lo strumento a partire dal 2019 come guida e riferimento per la gestione delle Aree Protette e intervenire in maniera più efficace nella prossima programmazione regionale e in previsione della programmazione europea del settennato 2021/2027.

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