Prg di Città Sant’Angelo: per Italia Nostra più cemento e meno verde

Mancanza assoluta di una puntuale ricognizione sulla situazione di conservazione ed utilizzo del patrimonio edilizio esistente; maggior consumo di suolo e meno spazi verdi; nessuna precauzione per far fronte ai cambiamenti climatici e l’impatto che questi potrebbero avere soprattutto a Marina di Città Sant’Angelo.

Sono questi alcuni dei punti fondamentali sui quali si fondano le Osservazione alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che Domenico Valente, Presidente regionale dell’Abruzzo di Italia Nostra Onlus, e Marcello Di Gregorio, Presidente della sezione di Città Sant’Angelo dell’Associazione, hanno presentato al Sindaco angolano, Gabriele Florindi, all’Assessore Urbanistica e al Dirigente del Settore Urbanistica del comune, sul Nuovo Piano Regolatore.

In 6 pagine, già pubblicate sulla pagina Facebook della sezione angolana dell’associazione, molti sono i rilievi mossi da Valente e Di Gregorio sulle scelte edilizie e la previsione di sviluppo della città angolana. Il primo appunto parte dalla constatazione che il nuovo PRG “è stato preceduto da un documento programmatico (dalla crescita allo sviluppo) approvato nel 2012. Da allora gli scenari economici – sottolineano i rappresentanti di Italia Nostra – sono ulteriormente cambiati, le valutazioni ambientali sono mutate, le sensibilità verso le tematiche ambientali e la stessa percezione dell’ambiente si sono ampliate e rafforzate tanto da diventare addirittura “esigenze”, esigenza ad un ambiente sano, ad un territorio gestito in maniera ecocompatibile, ad un paesaggio come elemento chiave del benessere individuale e sociale la cui salvaguardia, gestione e progettazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”.

Una premessa che aiuta a introdursi meglio in quelle che, per Italia Nostra, sono le principali lacune del PRG. “Alla base del Piano doveva esserci un’analisi puntuale e certa nei numeri (metri cubi esistenti, vani, stato di conservazione) della grande mole di immobili costruiti e non utilizzati quando se non addirittura abbandonati, presenti sul territorio del Comune. Invece: è totalmente assente una ricognizione dello stato in cui versano gli immobile del centro storico – interi isolati in abbandono – non se ne conosce la reale consistenza né in termini di metri cubi né di vani e tantomeno di superfici. Non c’è considerazione alcuna per gli spazi inutilizzati del Centro Commerciale Ibisco – oltre il 50% del costruito -, degli spazi dell’ex stabilimento della Coca Cola (la zona è quella dove oggi si trova Pittarello, ndr) ci sono a quel che ci risulta circa 10.000 metri quadrati inutilizzati, e l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. Non aver eseguito preliminarmente un simile accertamento, non aver assunto contezza di tali dati indispensabili, è assolutamente una circostanza gravemente inficiante che sminuisce ogni valutazione prospettica e strategica”.

Italia Nostra, quindi chiede di procedere al recupero della mancanza di tali dati e alla conseguente revisione del dimensionamento del Piano, anche in coerenza alle valutazioni di cui al Rapporto ambientale. Ma anche la riclassificazione a “verde” dell’area PA4 (nei pressi del campo sportivo comunale) “la cui destinazione residenziale accresce inopinatamente, in termini paesaggistici, il peso della nuova edificazione rispetto all’insediamento storico di sommità”.

Il nuovo PRG di Città Sant’Angelo, inoltre, si distingue per Italia Nostra per un elevato consumo di suolo e nella sua redazione non si è tenuto conto delle direttive europee che pure indicano una maggiore protezione di quello esistente. Ne produce altro – nuove aree di espansione su superfici non edificate/urbanizzate per un totale di mq. 376.953, pari a 37,6 ettari – mentre le aree edificabili non utilizzabili sono pari a 67 ettari. “Come è dunque evidente e incontrovertibile – mettono in evidenza Valente e Di Gregorio – il suolo del territorio del Comune sarà ulteriormente e in maniera irrecuperabile “consumato”. Che senso ha questa scelta in totale negazione delle intenzioni comunitarie, degli orientamenti dell’ISPRA, del comune sentire? C’è ancora una più che ampia disponibilità di aree edificabili non utilizzate, la scelta di proporne di ulteriori è negativa da ogni punto di vista”.

Italia Nostra chiede la rimodulazione del Piano, la restituzione a destinazione agricola di alcuni ambiti in zone collinari per evitare che vengano “sottratti terreni produttivi caratterizzati da estesi oliveti” e che inoltre, sia eliminata “la previsione del raddoppio dell’Outlet, sia perché non se ne ravvede la necessità poiché ambiti commerciali sono ampiamente presenti e non pienamente utilizzati nel territorio comunale e sia per la delicatezza del contesto ambientale interessato”.

Il Prg non ha tenuto in debito conto nemmeno dei cambiamenti climatici, che si andranno intensificando nei prossimi decenni. Italia Nostra mette in evidenza come non vi sia alcuna previsione nel piano per la zona Marina “in considerazione dell’innalzamento dei livelli marini, che pure su quell’area avrà effetti notevoli. Si chiede di procedere all’inserimento di dette valutazioni prima dell’adozione del nuovo strumento”.

Le ultime considerazione dell’Associazione, riguardano gli incentivi volumetrici finalizzati al miglioramento delle prestazioni e delle caratteristiche degli edifici, al recupero di standard, ecc. Il Piano, secondo Italia Nostra, introduce elementi di flessibilità nella modalità di attuazione (trasferimento di volumetrie, cessione di suolo, monetizzazione di standard, ecc.) tali da richiedere adeguate capacità di controllo e di indirizzo delle trasformazioni perché siano garantiti qualità urbana e interessi collettivi. “Il rischio – si legge nelle osservazioni – che previsioni comportanti il trasferimento di volumi e diritti edificatori, senza un opportuno ed efficace sistema di controllo e censimento delle trasformazioni, rischia di favorire la realizzazione incontrollata di cubature supplementari. Sarebbe necessario un reale potenziamento degli uffici tecnici comunali e la creazione di un Ufficio di Piano capace di monitorare lo stato di attuazione dello stesso, altrimenti di tutto il lavoro progettuale si rischia che, sul territorio, restino soltanto gli effetti delle nuove volumetrie previste”.

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