La Lega conquista anche l’Abruzzo

Vittoria del centrodestra con Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, eletto Presidente della Regione Abruzzo; la debacle del Movimento 5 Stelle, che supera di poco il 20 per cento; l’astensione dal voto.

Sono queste alcune delle risposte che arrivano dalle urne all’indomani del voto per il rinnovo del Consiglio regionale. Partiamo dal fatto che quasi la metà degli abruzzesi ieri non è andata a votare: l’affluenza è stata del 53,11 per cento. Si temeva il cattivo tempo, il freddo, la neve nei paesi piccoli e grandi dell’interno invece, nonostante le temperature tiepide, l’affluenza è stata inferiore a 5 anni fa, quando si era recato al seggio il 61,55% degli aventi diritto. Alle politiche del marzo scorso, poi, si è registrata una partecipazione del 75 per cento. Continua quindi il distacco tra cittadini e politica, nonostante centrodestra e centrosinistra presentassero delle liste d’appoggio, alcune civiche (più il secondo schieramento che il primo) per i rispettivi candidati presidente e la presenza in queste di aspiranti consiglieri regionali, espressioni dei territori, che avrebbero dovuto coinvolgere maggiormente l’elettorato.

Sul test abruzzese, come si è visto, è scesa l’attenzione dei big nazionali. Non è stato il primo banco di prova dopo le politiche di quasi un anno fa, ma è diventato importante per saggiare il gradimento tra i cittadini sul Governo Lega-M5S e per scoprire quali saranno ora i rapporti di forza all’interno del centrodestra.

Il partito di Matteo Salvini sbanca, ottiene un ottimo risultato ed è la prima forza politica in Abruzzo. Un successo: nel 2014 non era nemmeno presente alla competizione per le regionali. Ha preso un po’ dal M5S ma molto da Forza Italia. Il partito di Berlusconi ha fatto quel che ha potuto, ma perde e si attesta su 9 per cento, perdendo quasi il 5 per cento in confronto alle politiche. Sale Fratelli d’Italia, ovviamente, che farà la sua comparsa per la prima volta in Emiciclo con due consiglieri, mentre la lista UDC-DC-Idea raccoglie meno di quel che Cesa e Rotondi avevano annunciato alla vigilia, pagando probabilmente la questione legata alla candidatura di Marianna Scoccia, che oltre ad aver avuto delle ripercussioni con gli alleati dello schieramento, ha determinato una spaccatura anche all’interno stesso della propria lista (nella Marsica, ad esempio, due candidati, non hanno fatto campagna elettorale in dissenso con la scelta di schierare la moglie dell’ex assessore Gerosolimo). L’UDC-DC-Idea, comunque supera lo sbarramento del 2%, va bene nell’aquilano, dove ottiene il 7 per cento, e nel chietino, con il 2,89% e sarà rappresentata in Consiglio regionale proprio dalla Scoccia. Buona affermazione per Azione Politica, che si presentava per la prima volta. Anche il movimento di Gianluca Zelli, ottiene un seggio in Regione.

E veniamo al centrosinistra. L’esperimento di Giovanni Legnini ha avuto sicuramente il suo effetto e, come per il centrodestra, percorso e risultati hanno suscitano interesse a livello nazionale. Dall’altro canto, sarebbe stato difficile fare diversamente. Il PD, dopo la disfatta delle politiche, non è riuscito ancora a eleggere un nuovo segretario nazionale, non ha una nuova classe dirigente, dunque si trova ancora nell’incapacità di dare un segnale di discontinuità con il recente passato, indicare quali strategie seguire su temi importanti quali il lavoro, la politica economica e sulle disuguaglianze, che in Italia sono molto accentuate. In Abruzzo questo quadro è stato tenuto ben presente. Legnini si è proposto cercando di dimostrare uno stacco con l’azione politica di Luciano D’Alfonso, ma ci è riuscito in parte. Quindi, è scelta la strada di mettere insieme ben 7 civiche che al loro interno potessero rappresentare dai progressisti ai cattolici, dai liberali ai socialisti e a forze civiche e tra queste infilare anche il simbolo del PD, si è rivelata giusta. Lo schieramento ha ottenuto il 31 per cento, mentre i dem hanno raccimolato l’11,14%, contro il 13,82% delle politiche e il 25,4 per cento delle precedenti regionali. Ecco, partendo da questi dati fatti registrare dalla coalizione unitaria di centrosinistra di Giovanni Legnini, si capisce anche come mai il M5S oggi arriva al 20 per cento. 11 mesi fa i pentastellati aveva fatto registrare il 39,9 per cento, alle regionali di cinque anni fa, sempre con la Marcozzi candidata presidente, avevano ottenuto quasi lo stesso risultato di queste. Anche in questo la coalizione messa su da Legnini è stata vincente, evitando una nuova emorragia di voti verso la Marcozzi. E’ altrettanto evidente che l’alleanza Lega-M5S che guida in Paese, continua a premiare più Salvini che Di Maio. Eppure, fino a qualche giorno prima del voto, molti davano per certo un risultato diverso della Marcozzi, in controtendenza al calo del Movimento, che molti sondaggisti, a livello nazionale, hanno certificato. I cinquestelle tengono bene nel pescarese e nel chietino, crollano invece nel teramano e nell’aquilano, ma avranno un consigliere in più (da 6 a 7) nella prossima assemblea regionale.

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