Parricidio a Silvi: Giuseppe di Martino accusato di omicidio volontario

Omicidio volontario. E’ la nuova ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Teramo nei confronti di Giuseppe Di Martino, l’architetto di 45 anni di Silvi, sottoposto a fermo per la morte del padre Giovanni, 73enne, meccanico in pensione. Gli elementi raccolti finora dagli inquirenti, tra cui la testimonianza della mamma del professionista e le prime risultanze dell’autopsia, eseguita ieri mattina dall’anatomopatologo Pietro Falco, hanno portato il pm Enrica Medori, a cambiare l’ipotesi di reato. Per Falco, le lesioni sarebbero riconducibili ad una colluttazione e le fratture vertebrali e cervicali compatibili con un trauma da caduta. I Carabinieri di Teramo e Silvi però non tralasciano nulla. C’è una versione dei fatti accaduti che dev’essere ancora chiarita. Di Martino, nei momenti successivi alla morte del padre, avvenuta qualche ora dopo il ricovero in ospedale ad Atri, aveva raccontato di essere intervenuto per fermare il genitore, che cercava di aggredire la madre e per bloccare il padre, lo avrebbe preso alla gola e avrebbe spinto la testa dl genitore contro lo spigolo di un tavolo. La lite sarebbe scoppiata perché la donna, proprio per i continui litigi, aveva deciso di trasferirsi da parenti, a Domodossola. Una scelta che aveva mandato su tutte le furie il marito. I due, secondo quanto riferito anche da alcuni vicini di casa nel condominio di via Dante Alighieri e confermata sia dal figlio che dalla moglie di Giovanni Di Martino, discutevano speso e l’architetto, che viveva con loro, già in altre occasioni era dovuto intervenire. Domani mattina Giuseppe Di Martino, al momento in carcere a Castrogno, comparirà davanti al gip Domenico Canosa per la convalida del fermo. Per lui sarà l’occasione per ricostruire l’esatta dinamica degli eventi, chiarendo appunti alcuni punti anche sulla scorta dei risultati dell’autopsia e delle prime dichiarazioni rese dopo il decesso del padre.

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