Pazienti fragili e aree interne, il ‘modello Basso Sangro-Trigno’ piace al Ministero della Salute 

Il modello “Modello proattivo per la fragilità”, realizzato nell’ambito del Programma strategico di integrazione dei servizi sanitari e sociali nell’Area interna Basso Sangro-Trigno, presentato a Roma dall’epidemiologo Pasquale Falasca a nome del Dipartimento salute e welfare della Regione Abruzzo ha ottenuto l’apprezzamento del Ministero. Il progetto per l’assistenza ai pazienti fragili, infatti, è stato ritenuto innovativo e in linea che con le indicazioni contenute nel Patto per la salute 2019-2021 per lo sviluppo e la promozione dei servizi ospedale-territorio per i pazienti con multi cronicità e fragilità.

Il modello è stato illustrato nel corso di un seminario che si è svolto nei giorni scorsi al Ministero della Salute e dedicato ai progetti regionali sugli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Nel corso dell’incontro è stata anche illustrata l’utilità di una app, realizzata su misura e scaricabile su smartphone e tablet, che offre un giusto supporto all’infermiere e ai familiari che prestano assistenza per valutare il grado di fragilità. L’esperienza, avviata nel 2018, ha ricevuto impulso con la firma della convenzione socio-sanitaria tra la Asl e i Comuni delle aree interne, raggiungendo primi risultati decisamente apprezzabili. 

Le azioni sono state realizzate dall’unità operativa “Integrazione ospedale-territorio” che ha avviato il Laboratorio di presa in cura della fragilità e sperimentato la medicina d’iniziativa, centrata su un approccio totalmente diverso al paziente cronico, preso in carico in modo attivo e tenuto sotto stretto controllo prima che la patologia possa riacutizzarsi. 

La finalità è evitarne l’aggravamento, con conseguenti ricoveri in ospedale, e rallentarne l’evoluzione. Finora sono stati presi in cura 1.462 soggetti ultra 65enni, seguiti nella transizione di cura (in genere dalla dimissione ospedaliera al proprio domicilio o in altra struttura) dall’Ambulatorio della fragilità (528 persone), dall’Ospedale di comunità (1.018); per  altri pazienti è stata attivata una dimissione programmata mentre altri ancora sono stati sottoposti a valutazione per misurarne il grado di fragilità. 

Le persone prese in cura rappresentano l’1,4% della popolazione in età compresa tra 65 e 74 anni, il 3,7% di quelle comprese tra 75 e 84 anni, mentre gli over 85 rappresentano il 6,9%. I dati dimostrano che il target a cui ci si rivolge è quello che fa maggiore uso di farmaci e si ricovera più facilmente, confermando quindi la necessità di un approccio differente e di tipo attivo alle patologie croniche. I primi risultati della sperimentazione lo certificano perché si è osservata una diminuzione di ricoveri e consumo di farmaci del 47% inferiore rispetto ai pazienti cronici e fragili non ancora seguiti.

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