Ex dipendenti della Travaglini, parte la diffida

Hanno firmato un accordo per uscire dall’azienda dove lavoravano senza che la delicata fase fosse stata preceduta da contrattazione con i sindacati e la società con la quale interrompevano il rapporto. Ora i lavoratori, 23 in tutto,  attraverso l’avv. Silvio Campidelli, del Foro di Rimini, hanno inviato una lettera di diffida alla Luciano Travaglini S.r.l. e alla Garrett Motion Italia S.r.l., società che hanno sede in Val di Sangro, con la quale contestato le modalità seguite per la sottoscrizione dell’atto e con la richiesta del risarcimento dei danni.

Una diffida che, tra l’altro, arriva nell’immediatezza della cessione del sito produttivo Honeywell alla società Baomarc Spa Automotive Solutions, azienda cinese, leader nel campo della siderurgia.

I fatti. Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, i lavoratori, tutti inquadrati con contrattato del settore della metalmeccanica e dipendenti di D.L. Servizi S.r.l., che originariamente aveva in essere un appalto commissionato da Garrett Motion Italia S.r.l., sono stati ingaggiati alle dipendenze Travaglini S.r.l. (azienda che opera nella fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi), che necessitava di personale. C’era da rispettare un contrattato di servizi che la Travagliani aveva ricevuto da Garrett Motion Italia S.r.l., per attività di logistica e di trasporti. Così i lavoratori sono stati invitati a rassegnare le dimissioni verso la prima società nella prospettiva di instaurare un nuovo e più stabile rapporto contrattuale con la seconda per conservare l’occupazione e tra l’altro presso il luogo in cui stavano operando da anni e nel quale avevano maturato esperienza, acquisito conoscenze e sviluppato professionalità.

A distanza di un anno dall’assunzione – si legge nella lettera di diffida -, la Travaglini S.r.l. ha rappresentato ai propri collaboratori di essere intenzionata ad avviare una procedura licenziamento collettivo, pretesamente giustificato dall’asserita revoca dell’appalto da parte della Garrett Motion Italia S.r.l. La datrice di lavoro, però, non ha gestito in maniera corretta e trasparente la situazione di supposta criticità ed ha creato i presupposti affinché le tutele contemplate dall’ordinamento giuridico a favore dei lavori subordinati fossero frustrate, anzi assolutamente obliterate. Così, la Travaglini S.r.l. ha direttamente contattato personale delle organizzazioni sindacali C.G.I.L. e U.I.L. al solo scopo di pianificare la dismissione del personale nel più breve termine possibile e con il minor costo aziendale, senza allestire alcuna negoziazione funzionale ad individuare rimedi per la soluzione della crisi, per la conservazione quanto meno parziale dei livelli occupazionali e, comunque, per assicurare ai lavoratori un giusto ristoro per la prematura interruzione della relazione contrattuale”.

Non solo. Il 20 giugno 2018, nella sede di Confindustria Chieti-Pescara, alla presenza dell’azienda e dei sindacati, ai lavoratori è stato chiesto di firmare coralmente l’accordo –  la mancata accettazione ad opera di anche solo soltanto di loro avrebbe compromesso la procedura collettiva – “un verbale di conciliazione sindacale attraverso il quale ciascuno di loro avrebbe percepito emolumenti omnicomprensivi lordi per l’importo di € 6.550,00, a fronte della rinunzia a formulare ogni contestazione in ordine all’intimato licenziamento, nonché a ricevere l’indennità di mancato preavviso”.

Un procedimento che viene considerato nella diffida “in aperta violazione delle più elementari prescrizioni sostanziali e negoziali contemplate dalla legge”. In realtà, si fa rivelare come“il corrispettivo di € 6.550,00 offerto dall’azienda per le rinunce tombali pretese dai lavoratori sia assolutamente inadeguato è reso evidente dalla circostanza che tale somma risulta comunque assorbita dall’indennità di mancato preavviso liquidabile a norma del C.C.N.L. e dell’art. 2121 c.c., nonché degli interessi esigibili sulle somme che i prestatori d’opera hanno riscosso il 30 giugno 2018, piuttosto che il 1 aprile 2018”.

Stigmatizzato il comportamento dei sindacati che “lungi dall’ideare formule risolutorie o contenitive delle procedure espulsive, non sono stati neppure in grado (o, per meglio dire, hanno persino omesso) di rappresentare all’impresa che le operazioni di chiusura dello stabilimento avrebbero comunque necessitato della cooperazione di alcuni operatori. In altri termini, nella vicenda in questione, le rappresentanze sindacali, con la compiacenza delle imprese, hanno totalmente abdicato alla missione concertativa e, prima ancora, informativa che fisiologicamente compete loro, figurando nei verbali conciliativi unicamente allo scopo di blindarli a fronte di contestazioni che, già al momento della stipulazione, apparivano come inevitabili”.

In sostanza, sono venute a mancare quelle attività di consulenza, di assistenza e, soprattutto, di informazione funzionali a consentire ai lavoratori di formarsi e di manifestare una volontà libera e consapevole. Stupisce, poi, “il coinvolgimento di Honeywell Garret Motion S.r.l. nella stipulazione del verbale di conciliazione; coinvolgimento che, non essendo stato sollecitato dagli odierni esponenti, si presenta come un’indebita intromissione ovvero, con maggiore verosimiglianza, come un tentativo di far sì che i lavoratori rinunziassero ad ogni diritto e contestazione anche nei confronti della medesima società, a giovamento della quale nel corso degli anni, seppur con datori di lavoro formalmente diversi, i lavoratori hanno prestato il loro contributo operativo”.

L’avv. Campidelli ha invitato ora le due società “a porre in essere ogni atto e/o adempimento utile a porre rimedio alle denunziate infrazioni, ivi compresa la formulazione di una proposta economica con finalità riparatorie, entro il termine perentorio di 15 giorni “ prima di ricorrere avviare un procedimento davanti al tribunale competenete.

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