legge regionale sui trabocchi, tutto o quasi da rifare

Da una parte la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo, che ha avviato, in applicazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, i procedimenti per il riconoscimento dell’interesse culturale di undici trabocchi. Dall’altro il Governo che boccia la legge regionale sui trabocchi.

Iniziando da quest’ultima. Non c’è stata sorpresa da parte degli esponenti dell’esecutivo regionale sulla decisione arrivata. L’assessore al Turismo, Mauro Febbo, ad esempio, a margine della presentazione della campagna di promozione delle dieci località abruzzesi Bandiere Blu 2019 sulle autostrade italiane, ha dichiarato in proposito che pur “non condividendo le motivazione espresse da parte del Governo centrale sulla norma regionale inerente i Trabocchi” ricorda come “la Regione è intervenuta, doverosamente e tempestivamente, per salvaguardare uno dei brand d’Abruzzo più conosciuti attraverso delle norme chiare e finalizzate al rispetto e salvaguardia  dell’ambiente, dell’economia e dell’immagine della Costa dei trabocchi e dell’intera regione. Come ampiamente annunciato e spiegato già in sede di Consiglio regionale, durante la sua approvazione, questa legge è un passaggio propedeutico ad una norma più completa e organica per la quale i tempi di approvazione saranno diversi rispetto a due mesi fa quando eravamo a ridosso della stagione estiva”.

tant’è. Il Consigli dei Ministri in proposito è stato alquanto pesante. Ha affermato d’aver “deciso, tra le altre cose, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani, di impugnare la legge della Regione Abruzzo n. 7 del 10/06/2019, recante “Integrazioni e modifiche alle leggi regionali 11 agosto 2009, n. 13 (Modifiche ed integrazioni alla L.R. 71/2001 (Rifinanziamento della L.R. n. 93/1994 concernente: Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa abruzzese) e norme relative al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione dei trabocchi da molo, anche detti “caliscendi” o “bilancini”, della costa abruzzese) e 19 dicembre 2001, n. 71 (Rifinanziamento della L.R. n. 93/1994 concernente: Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa teatina)”, in quanto alcune norme riguardanti i trabucchi si pongono in contrasto con la disciplina di tutela dettata dal codice dei Beni culturali e del paesaggio, in violazione dell’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione. L’articolo 117 è quello che sancisce le competenze esclusive dello Stato, tra le quali c’è appunto anche (comma “s”) la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”. Passaggi importanti che meritano d’essere tenuti in debita considerazione. Il WWF, attraverso il suo delegato regionale Luciano Di Tizio, sottolinea come “la commissione regionale che ha esaminato la bozza di legge aveva avuto l’opportunità di raccogliere le opinioni delle associazioni, tra le altre WWF, Italia Nostra, FAI e Legambiente: le ha sentite ma non le ha ascoltate. Tutte chiedevano, infatti, una sostanziale modifica delle legge, nel senso su accennato, ma la politica locale ha, come troppo spesso accade, semplicemente ignorato le opinioni delle associazioni. Questa bocciatura rimette invece la palla al centro: si potrà elaborare una legge migliore nell’interesse di tutti gli abruzzesi e non esclusivamente di pochi”.

Insomma, la legge non è stata cancellata nel suo complesso, ma l’impianto va rivisto.

Nel frattempo, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo ha promosso l’iniziativa di far riconoscere come luoghi dell’interesse culturale, i trabocchi del ‘Turchino’, ‘Gnannarella’ e ‘Lupone’ a San Vito Chietino, ‘Punta Torre’ a Rocca San Giovanni, ‘Punta Le Morge’ a Torino di Sangro, ‘Canale’, ‘Punta Aderci’, ‘Vignola’, ‘Grotta del Saraceno’, ‘Rosa dei Venti’ e ‘Punta San Nicola’ a Vasto.
I decreti di riconoscimento dell’interesse culturale conterranno le indicazioni operative per i corretti interventi di recupero, mantenimento ed uso compatibile dei trabocchi, fornendo così gli elementi di base per una auspicabile, nuova norma regionale complessiva sulla tutela e valorizzazione di queste straordinarie macchine da pesca, includendovi l’indissolubile rapporto con il paesaggio costiero in cui sono inseriti.

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