Morte di Giulia Di Sabatino, la mamma su RaiUno invoca la verità

Voglio giustizia, la verità su come è morta mia figlia”.

Lo ha urlato oggi pomeriggio ai microfoni del programma di RaiUno, La vita in diretta estate, Meri Koci, la mamma di Giulia Di Sabatino. La ragazza, di 19 anni, precipitò in circostanze che restano al momento sconosciute, dal cavalcavia della A14, tra Giulianova e Mosciano, nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2015.

Giulia non si è uccisa – ha ribadito con forza Meri Koci, in collegamento da Tortoreto per commentare la decisione del gip del tribunale di Teramo, Domenico Canosa che, qualche giorno fa ha archiviato la posizione dei tre indagati finiti sotto inchiesta per istigazione al suicidio. C’era già stata una richiesta analoga e la famiglia di Giulia si era opposta, ottenendo la riapertura del caso. Altre indagini però non hanno portato a nuovi risultati. Luciano e Meri Di Sabatino, però non si arrendono e hanno chiesto al loro legale di fiducia Antonio Di Gaspare d’impugnare il provvedimento. Si vedrà come. Certo, gli elementi sui quali far leva non mancano. Li ripete frettolosamente Mari che, con dolore e rabbia, se la prende anche con il procuratore di Teramo, Antonio Guerriero. “Dopo 4 anni non ci sono stati gli sviluppi sperati. Non si è andati fino in fondo con l’esame dei cellulari delle persone indgate e gli abiti di mia figlia sono stati inquinati. Lo confermano anche i Ris che li hanno analizzati. Giulia è stata uccisa – ripete -. Se avesse voluto uccidersi lo avrebbe potuto farlo da casa – spiega -. Abitiamo in un appartamento che si trova al quarto piano di un edificio di Tortoreto. Ma Giulia non voleva ammazzarsi. Nessuno va ad uccidersi ben vestita e profumata. Quella sera lei è rientrata poco prima della mezzanotte dal lavoro. Si è cambiata, ed è uscita di nuovo. Ha lasciato in camera lo paga ricevuta nel ristorante dove lavorava ed è andata via. Non l’ho vista rincasare e nemmeno uscire, e per me questa è la pena più grande che mi porto dietro da quella sera – confessa Meri –. E’ scivolata via senza che me ne accorgessi. Giulia era pronta a partire per Londra per raggiungere la sorella, non aveva motivo di togliersi la vita. Aveva preparato questo viaggio ed era contenta. Aveva strappato da un giornale, preso nella nostra edicola, una pagina che dava consigli su come sistemare bene la valigia per poterci infilare quel che aveva in mente di portarsi. Sono atteggiamenti di chi si vuol suicidare, buttandosi da un cavalcavia?”.

Eppoi, ci sono i risultati degli esami dei Ris di Roma, che per i genitori di Giulia parlano, eccome se parlano. Nella suola delle scarpe da tennis indossate da Giulia quella notte, non sono state trovate tracce di ruggine e nemmeno la polvere e il pietrisco prelevato dalla scientifica dell’Arma sul cavalcavia. Non solo. Il corpo della giovane era stato trovato sulla corsia nord dell’autostrada, proprio sotto il ponte autostradale, e questo aveva fatto ipotizzare un suicidio. Le perizie dei Ris però smentiscono questa ricostruzione dei fatti.

Sono questi gli elementi sui quali s’insisterà per capire cosa sia avvenuto quattro anni fa.

Ho fiducia nella giustizia e so che il cammino da fare non è affatto semplice – conclude Meri -. Ma sono fiduciosa e mi auguro che la posizione degli indagati venga analizzata di nuovo. La verità è lì”.

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