Il M5S sfascia i piani della Lega sul referendum per varare il sistema elettorale maggioritario

 Il Presidente D’Incecco (Lega) arriva in ritardo alla Commissione bilancio chiamata ad esaminate il quesito referendario voluto dal carroccio per varare il sistema elettorale maggioritario. Il vice presidente Marcozzi (M5S) apre e chiude la seduta, rinviando la discussione al 1° ottobre. Centro destra spiazzato e in affanno

Ore 15:30 di oggi al palazzo dell’Emiciclo de L’Aquila. Si attende che i lavori della I Commissione di Regione Abruzzo inizio per l’avvio dell’esame del quesito referendario voluto dalla Lega per varare il sistema elettorale maggioritario, che sta creando non pochi problemi all’interno del centro destra. L’ordine arrivato da Roma è stato perentorio e gli esponenti della Lega in Consiglio regionale obbediscono, lo mettono all’ordine del giorno della seduta dell’Assemblea regionale che si sarebbe dovuta tenere ieri, e aspettano di discuterla nella riunione consigliare di domani. L’Abruzzo, tra l’altro, potrebbe essere la prima regione in Italia a pronunciarsi in merito, figuriamoci che colpo sarebbe per gli esponenti del Carroccio. Ore 15:34, il Presidente della I Commissione Bilancio, Affari Generali e Istituzionali, Vincenzo D’Incecco, della Lega, appunto, non si vede. Un ritardo che potrebbe rivelarsi fatale per gli esponenti abruzzesi del partito di Matteo Salvini e che potrebbe pregiudicare l’approvazione della proposta di referendum abrogativo per modificare la legge elettorale nazionale. Perché? La risposta la trova nel comunicato stampa diffuso dal capogruppo del M5S, Sara Marcozzi, vice presidente della I Commissione. “È molto semplice spiegare cosa sia accaduto questo pomeriggio nel corso della Commissione. In qualità di Vice Presidente della Commissione, constatando l’assenza in aula del Presidente, ho aperto la seduta. Vista la mancanza del numero legale, ho rimandato la Commissione al primo ottobre – spiega nel dettaglio l’esponente pentastellata. Una mossa che non è andata affatto giù a D’Incecco, tanto che sono volate parole grosse e la situazione si è surriscaldata a tal punto che sono dovuti intervenire i carabinieri, chiamati dai consiglieri del M5S e del Pd -. Queste sono prerogative che dà il regolamento in determinati frangenti e seguirlo alla lettera è un dovere di un buon rappresentate delle istituzioni – aggiunge la Marcozzi -. Ci sono dei precedenti nella passata legislatura che confermano la bontà dell’azione svolta. La sola differenza rispetto al passato è che non c’era stata alcuna forzatura nel tentativo di riaprire una Commissione che, come confermano gli atti, era già stata chiusa. Gli esponenti della maggioranza di centro destra possono solo recriminare contro sé stessi per non essere stati presenti in aula con puntualità. Ciò che mi sento di dire, arrivati a questo punto, è che la loro improvvisazione e impreparazione mi lascia, sinceramente, molto preoccupata per il futuro dell’Abruzzo. Il MoVimento 5 Stelle, dall’opposizione, continuerà a lavorare col solo scopo di difendere i diritti dei cittadini e ristabilirà sempre le priorità nelle discussioni, proprio come avvenuto in questo caso. È evidente che la sola urgenza nell’analizzare un quesito referendario sulla legge elettorale nazionale, già dichiarato inammissibile da numerosi costituzionalisti, dipendeva dai diktat arrivati dal vertice del partito. Mi auguro che, da adesso in poi, Marsilio e la sua Giunta inizino a mettere in cima alla loro agenda solamente il futuro dell’Abruzzo, puntando su una sanità che funzioni, un trasporto pubblico efficiente, un reale sviluppo economico da qui ai prossimi 50 anni. Non possono più perdere tempo – conclude.

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