Lanciano, i Carabinieri smantellano un’altra organizzazione di spacciatori

Quaranta carabinieri, con l’ausilio di unità cinofile, hanno smantellato un’organizzazione ben strutturata e dedita allo spaccio nei centri dell’Aventino e fin sulla costa Frentana. L’operazione, denominata Hansa (che in arabo vuol dire cinque) ha portato all’esecuzione di due provvedimenti restrittivi in carcere, 3 ai domiciliari e cinque obblighi di dimora, notificati alle prime luce dell’alba di questa mattina a quattro donne, a capo del gruppo nel quale agivano anche italiani. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, sono state la conseguenza di un filone d’indagine che si è aperto dopo l’altra operazione, denominata Lost Signal, che nei mesi scorsi aveva già portato all’arresto di altre figure che in una organizzazione specializzata nello spaccio di vari tipi di droga.

In carcere oggi è stata rinchiuse Samira Falihy, 38 anni, domiciliata ad Altino, mentre ai domiciliari Vincenzo Mastromauro, 36 anni,anche lui domiciliato ad Altino, Giuseppe De Laurentiis, 37 anni, di Roccascalegna, e Shuster Hakani, 26 anni, albanese, domiciliato a Selva di Altino. Gli obblighi di dimora hanno raggiungo V.P.R., 20 anni, di Perano, D.M., di 30 di Perano, G.B., di 40, di Lanciano, F.D.R., 25 anni, di Fossacesia, e F.D.N., 23 anni, di Lanciano.

I Carabinieri hanno iniziato a indagare sull’organizzazione nel gennaio scorso e sono riusciti a mettere a fuoco tanto le persone che i ruoli all’interno del gruppo. Intercettazioni telefoniche con la collaborazione di un interprete, pedinamenti, appostamenti, che hanno consentito anche di tracciare la mappa precisa seguita per rifornirsi di droga (80 chili ogni tre mesi) che giungeva dal Modenese. Non è stato possibile individuare chi assicurasse i quantitativi di cocaina, marjiana e ecstasi per il mercato locale, ma vi sono forti indizi che si tratti di un marocchino, ben inserito nella rete di spaccio tra l’Italia e il paese del Nord Africa. Le donne del gruppo raggiunte oggi da provvedimenti restrittivi sono tutte legate da vincolo familiare. Nell’ordinanza emessa dal Gip Canosa, si sostiene il ricorso ai provvedimenti restrittivi in quanto il gruppo agiva “con allarmante capacità criminale, tanto da divenire punto nodale per la detenzione e il commercio di ingenti quantità di droga sul mercato locale”. E questo grazie soprattutto al lavoro svolto dagli uomini del Capitano Vincenzo Orlando, che nelle operazioni condotte e portate a termine in questi mesi hanno eseguito 11 arresti in flagranza di reato, con 16 persone denunciate in stato di libertà, 30 invece segnalate come assuntori di droga, con 13 chili di stupefacenti e 10mila euro in contanti sequestrati.

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