Omicidio Nereto: accoltellata perché voleva lasciare il compagno

Uccisa per gelosia non voleva che il loro rapporto finisse. Mihaela Roua, 32enne, mamma di una bimba di 6 anni, pugnalata ieri in un appartamento al secondo piano di un codominio di Nereto, è stata assassinata per queste ragioni. I letali colpi di coltello inferto al petto, sono stati sferrati dal compagno Cristian Daravoinea, 36 anni, di professione autotrasportatore, romeno come Mihaela. L’uomo è stato bloccato nella notte dai carabinieri nella sua Mazda. Ferito e sanguinante, l’uomo è stato portato nell’ospedale di Giulianova ed è in stato di fermo per omicidio volontario. Si sarebbe inferto alcune coltellate in casa con la stessa arma usata per uccidere la donna. Convinto che la sua fine fosse vicina, è salito in auto ed ha raggiunto Tortoreto Lido, dove è stato individuato dagli uomini dell’Arma. Daravoinea è stato sentito nella notte dal pubblico ministero, Davide Rosati, al quale ha motivato l’assassinio della compagna perché lei voleva lasciarlo. La Procura ha disposta l’esame autoptico su Mihaela, che sarà eseguito dal medico legale Ercole D’Annunzio.

Un femminicidio che ha suscitato sconcerto a Nereto La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo, annuncia che moltiplicherà le proprie iniziative per la tutela di donne e minori. “L’assassinio di Mihaela costringe ad una presa di coscienza forte e alla consapevolezza di dover moltiplicare gli sforzi per rafforzare la tutela di donne e minori. Per questo la Cpo provinciale e le Cpo comunali, in sinergia con le altre istituzioni, intendono stringere un patto sempre più forte per la tessitura di una rete antiviolenza più attiva ed efficace sul territorio.

Basta sangue di donne innocenti. Quante ancora ne dovranno morire? – commenta a caldo Tania Bonnici Castelli, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo -. Una scia di atrocità che va fermata con il rafforzamento di strutture di aiuto e protezione come il Centro antiviolenza “La Fenice” e della rete istituzionale. L’impegno immediato della Cpo provinciale sarà quello di moltiplicare le campagne di sensibilizzazione, in parte già attuate in questi ultimi due anni, per spingere le donne a denunciare precocemente ogni forma di disagio all’interno della coppia. Per noi fondamentale sarà anche intraprendere un percorso insieme agli uomini”.

Da l’Aquila, Chiara Mancinelli, referente provinciale de L’Aquila dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime e Consigliere Comunale della città capoluogo nel gruppo di Forza Italia, oltre ad esprimere vicinanza alla famiglia della giovane mamma di Nereto, invita le vittime di violenza a denunciare. “Ricordo che da agosto è in vigore il cosiddetto ‘Codice Rosso’: con la Legge 69/2019, infatti, è previsto che le Vittime di violenza siano ascoltate dal pm entro le 72 ore successive all’iscrizione della notizia di reato, affinché il pm stesso possa adottare misure cautelari di protezione in favore di chi ha presentato la denuncia. Invito ancora una volta le vittime di violenza, uomini o donne, a denunciare prontamente e a rivolgersi alle istituzioni: solo così potranno essere adeguatamente tutelate”.

L’applicazione del Codice Rosso è sollecitato anche Rita Innocenzi, della segreteria Cgil Abruzzo Molise, Loredana Piselli, del coordinamento Donne dello Spi-Cgil Abruzzo Molise, ed Emanuela Loretone, della segreteria organizzativa Cgil Teramo. “Da un lato è necessario applicare in modo drastico la normativa esistente, dall’altro è fondamentale proseguire la battaglia delle battaglie, ossia quella culturale finalizzata alla costruzione di un pensiero diffuso che generi la definitiva sconfitta della violenza sulle donne. C’è bisogno di avviare una grande stagione perché le donne si sentano protette anche nel coraggio di denunciare, perché possano trovare dei punti di riferimento, perché non si sentano sole. Per farlo servono scelte e relative risorse ed è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, a partire dalla scuola e fino alle istituzioni. È il tempo di concrete azioni di sistema che superino le dissertazioni liturgiche ed entrino nel terreno delle risposte. La Cgil, come sempre, c’è. E unitamente alla Confederazione c’è lo Spi-Cgil. Le donne del sindacato ci sono”.

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