Regione, approvata la nuova legge sugli alloggi popolari

Approvata al termine di una seduta a tratti segnata da polemiche e scontri verbali la nuova legge che modifica le norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione. Ad approvarla a maggioranza il centrodestra, mentre il centrosinistra ha votato contro e il M5S si è astenuto.

La legge si compone di 6 articoli e non comporta impegni di spese per il bilancio regionale. Tra le novità, viene ampliata la categoria dei reati previsti dalla legge regionale 96/1996 che nella sua formulazione attuale, richiede che l’intestatario della domanda di assegnazione e/o uno dei componenti del suo nucleo familiare non debba avere riportato condanne penali passate in giudicato per una serie di reati. Nel testo viene ampliata la categoria dei reati, ricomprendendo tra le condanne definitive anche i reati di vilipendio (vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate, vilipendio alla nazione italiana, vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato), tutti i reati contro la PA (dal peculato alla corruzione, passando per concussione e violenza o minaccia a pubblico ufficiale), contro l’amministrazione della giustizia (es. reati di favoreggiamento e falsa testimonianza), contro l’ordine pubblico, contro il patrimonio, fino ad arrivare ai delitti contro la persona (maltrattamenti in famiglia, lesioni, omicidio, ecc.).

La proposta di legge introduce inoltre una disposizione di favore nei confronti dei coniugi separati o divorziati, i quali, seppur titolari di case di proprietà, non possono usufruirne in quanto assegnate dalla legge all’altro coniuge, il che determina spesso una situazione di forte difficoltà economica e abitativa. In questi casi, si prevede che la casa assegnata al coniuge separato o all’ex-coniuge non sia considerata ai fini del requisito di cui alla lettera d), ossia quello relativo alla non titolarità di diritti di proprietà o altri diritti reali di godimento. Il progetto di legge intende, tra l’altro, rendere più precisa la disciplina delle dichiarazioni in merito all’attestazione della proprietà, garantendo maggiore equità e certezze nei controlli dei requisiti. In particolare, per quanto riguarda i cittadini stranieri non sarà più consentita un’autocertificazione su eventuali proprietà all’estero, bensì occorrerà presentare una certificazione, rilasciata secondo i criteri previsti ai sensi dall’articolo 2 del Dpr 394/1999. Per Marsilio, “Con questo passaggio garantiamo più equità e più giustizia nell’assegnazione degli alloggi popolari e si riuscirà a far diminuire, fino all’azzeramento, gli aspetti delinquenziali che affliggono molti quartieri delle città abruzzesi. La legge che ho voluto portare avanti sin dall’inizio di questa consiliatura oggi è diventata realtà. Un provvedimento legislativo che diventerà sicuramente traccia per le altre regioni d’Italia”.

Con il Governatore si complimenta Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: “Vittoria! Da oggi la Regione Abruzzo ha una nuova legge sulle case popolari. Tre i principi introdotti: basta discriminazioni verso gli italiani e basta corsie preferenziali per gli stranieri; nessun alloggio popolare per chi si è macchiato di reati gravi, non manda i bambini a scuola e per chi insulta l’Italia, i suoi simboli e le Forze dell’Ordine. Grazie al Governatore Marco Marsilio e a Fratelli d’Italia”.

Il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri la definisce “Una legge rigorosa, ferma e soprattutto equa che, da questo momento, rafforzerà il diritto all’alloggio popolare solo per chi ne ha diritto e lavora onestamente, togliendo le case a chi le occupa abusivamente, o le usa per fini illeciti, o a chi si macchia di delitti orrendi come le violenze domestiche, e a chi offende i simboli del nostro Stato. È quella approvata oggi dal Consiglio regionale, frutto del lavoro serrato della nostra maggioranza che ha migliorato la legge, sempre del centrodestra, del 1996. Ora dalle parole passiamo ai fatti: ai sindaci abbiamo dato gli strumenti più adeguati per riportare ordine e rispetto della legge nei nostri quartieri più popolari”.

LA POSIZIONE DELLA LEGA

Esprime soddisfazione per l’approvazione del testo il gruppo consiliare della Lega, che con una nota stampa afferma: “Rientrerà da oggi, tra le motivazioni di esclusione, l’estensione, anche per l’estero, della non titolarità di ulteriori proprietà, comproprietà e usufrutto sugli alloggi. È stato inoltre fortemente voluto dalla Lega l’inserimento, come requisito per l’assegnazione della casa popolare, il non aver riportato una condanna definitiva per delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore a 2 anni. Così come verrà prevista l’esclusione  dall’assegnazione anche per coloro che abbiano riportato una condanna definitiva per i reati contro la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico, contro il patrimonio ed i delitti contro la persona. Grazie agli emendamenti presentati dai consiglieri leghisti Vincenzo D’Incecco e Manuele Marcovecchio la nuova legge rende più precisa la disciplina delle dichiarazioni in merito all’attestazione della proprietà, garantendo così maggiore equità e certezze nei controlli dei requisiti. Per quanto riguarda in particolar modo i cittadini stranieri, non basterà più un’autocertificazione su eventuali proprietà all’estero ma occorrerà  presentare una certificazione rilasciata secondo i criteri del regolamento di attuazione del testo unico in materia di immigrazione”. “Fra le altre sostanziali modifiche alla legge vi è l’assegnazione di un punto per ogni anno di residenza a partire dal decimo anno di residenza nei comuni della Regione Abruzzo e fino  ad un massimo di sei punti. Una legge- dichiarano i consiglieri regionali della Lega- che va incontro ai cittadini onesti, garantendo un maggior controllo nell’assegnazione degli alloggi e che assicurerà un equo trattamento ai suoi beneficiari. Per la Lega e per questo centrodestra vengono sempre e comunque prima gli abruzzesi!”

LA POSIZIONE DEL M5S

Dalla legge per le case popolari presentata dal Presidente Marsilio mi sarei aspettato una risoluzione dei problemi, invece mi sono trovato tra le mani una legge vuota che non c’entra nessun obiettivo. Se il territorio da anni ci chiede di allontanare abusivi, spacciatori, usurai ed estorsori dai quartieri popolari, non si può presentare una legge che non fa nulla di tutto questo. Qui bisogna intervenire e levare la possibilità di usare le case popolari come centro della criminalità e lasciar spazio a cittadini onesti che non usano l’abitazione per commettere atti criminosi”

E’ questa la sintesi del consigliere regionale Domenico Pettinari che a sostegno della sua tesi porta l’esempio del comma 3 all’articolo n 7 della stessa legge Marsilio che secondo quanto sostenuto da Pettinari “rifacendosi ad una norma nazionale, prevede per i reati di violenza domestica l’allontanamento dalle case di edilizia residenziale pubblica già dopo il primo grado di giudizio”.
“Se una norma nazionale apre la strada ad un arricchimento della legge regionale forse il presidente avrebbe dovuto guardare nella mia stessa direzione e trovare il modo di andare al colpire il 99% dei delinquenti che attualmente vivono nelle case popolari che con la sua legge non usciranno mai dalle case popolari ma rimarranno dentro indisturbati a delinquere . Inoltre la legge è vuota perché non potrà mai essere applicata perché non mette in condizione i sindaci di poter attivare le procedure per lo sfratto in quanto non a conoscenza di chi commette reati all’interno delle case popolari. Bisognerebbe, secondo me, attuare un protocollo di intesa tra Prefettura, Questura e Comune che riesca a mettere in comunicazione il Sindaco con gli altri organi preposti al controllo”.

LA POSIZIONE DEL PD

Abbiamo assistito a una vera e propria gara tra Lega e Fratelli d’Italia a chi manifestava il voto più di estrema destra oggi in Consiglio Regionale, spacciandolo per attenzione alle norme di sicurezza”, così il capogruppo Silvio Paolucci e i consiglieri del Gruppo PD Antonio Blasioli e Dino Pepe, sull’approvazione delle modifiche alla legge regionale n.96/1996 che regola la gestione e l’assegnazione delle case popolari in Abruzzo. “Passa un disegno di legge che non risolve i veri problemi della governance delle Ater – riprendono – ma era ancora una volta urgente dare un segnale di durezza agli alleati romani, intento subito chiaro nelle parole del Presidente Marsilio che si era svenduto alla Meloni a Roma questa legge, perché di fatto non va oltre la propaganda e non affronta i problemi di chi vive dentro una casa popolare”.

Si tratta infatti di un testo difficilmente applicabile nel concreto, capace di generare caos senza garantire gli assegnatari – così il consigliere Antonio Blasioli, firmatario di tre emendamenti – E’ lontano dalle esigenze di chi vive nelle case popolari, lo dimostra la bocciatura della nostra richiesta di dare subito ristoro dai danni delle recenti ondate di grandine e pioggia a chi si trova a vivere con pesanti infiltrazioni in casa. Avevamo chiesto di stanziare 200.000 euro allo scopo, istanza che aveva sia copertura finanziaria che il parere positivo dalla Commissione Bilancio, ma la maggioranza ha deciso che si dovranno aspettare mesi per ottenerlo, incredibilmente argomentando circa la necessità di aspettare il bilancio, nel 2020”.  

Passano le loro modifiche in odore di sicurezza, rimarca  Blasioli, ma passano anche importanti emendamenti presentati dal PD, che miglioreranno la vivibilità degli alloggi per assegnatari disabili e renderanno migliori i controlli sulla sicurezza: “Il nuovo dettato fa una vera e propria macelleria sociale – conclude il consigliere –  Molte abitazioni sono e resteranno fatiscenti, perché il testo non si pone concretamente l’urgenza di intervenire. Il dato positivo è però l’approvazione di un nostro emendamento con cui abbiamo assicurato ai nuclei di assegnatari dove è presente un componente disabile non deambulante, di poter accedere alla mobilità volontaria, che consente di cambiare alloggio, se quello occupato preclude o ostacola la possibilità di movimento, ad esempio in palazzi dove non funzionano gli ascensori. Si deve ad un nostro emendamento anche il cosiddetto “fascicolo fabbricato”, che garantisce la sicurezza statica degli edifici, istituzionalizzandola attraverso questo strumento che razionalizza e formalizza il processo conoscitivo e manutentivo dell’edificio, con layer tecnici, strutturali, architettonici, geologici e impiantistici pronti alla visione dei tecnici e degli amministratori, ma anche alle imprese e agli amministratori dei condomini. Avevamo chiesto che i fascicoli fossero pronti entro tre anni e revisionati ogni 10, ma la Lega ha chiesto invece un termine di 5 anni, rinunciando alla possibilità di amministrare questo compito. Portiamo a casa la norma e ora lavoreremo per l’anticipazione, perché la sicurezza è prioritaria”.

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