Iniziati gli sgomberi degli abusivi dalle case popolari di Rancitelli

Operazione di polizia in via Lago di Capestrano nel quartiere Rancitelli di Pescara. Il blitz è iniziato all’alba per eseguire lo sfratto di alcuni occupanti abusivi dalle case popolari. Le operazioni sono state eseguite dagli uomini di Polizia di Stato, Carabinieri Polizia Municipale, Vigili del fuoco, sanitari del 118, personale di Enel e Ater, circa 50 uomini in totale, e sono durate fino a tarda mattinata. Al blitz presente anche il sindaco di Pescara Carlo Masci che ha dichiarato: “Continueremo fino a fine anno, faremo molti sfratti. Avevo promesso, a ottobre gli sfratti, così è stato”. 

In via Lago di Capestrano anche il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinariche sabato scorso era sceso in strada con alcuni residenti in via Lago di Borgiano, con la bandiera tricolore in mano, per denunciare il problema criminalità nel quartiere. “È ancora troppo poco, ma è comunque qualcosa – ha dichiarato l’esponente del M5S –. Dobbiamo continuare a combattere a testa alta e con la schiena dritta senza paura. Solo così costringeremo le istituzioni a fare qualcosa. La speranza è che mandino via chi delinque veramente e non qualche povero anziano moroso. In provincia di Pescara ci sono 250 abusivi. Un numero rilevante che deve far riflettere”. 

Una brutta sorpresa aspetta la gente di via Lago di Borgiano che, dopo essere stata costretta ad abbandonare alloggi in cui viveva da una vita, il 4 luglio 2017, perché divenuti pericolosi, aveva deciso di aderire al Contributo di autonoma sistemazione per affrontare l’emergenza e aspettava il completamento della palazzina di via Tronto, dove avrebbe potuto essere destinata. Questo se la giunta Masci non avesse deciso altrimenti, costringendo a un nuovo e triste sgombero quelle famiglie, in tutto 26”.

Lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD, Antonio Blasioli, che poi aggiunge: ““Succede che se fra i clamori fa gli sgomberi, la nuova Giunta ha invece approvato in sordina la delibera n. 657 l’8 ottobre 2019, provvedimento che non consentirà la prioritaria sistemazione negli alloggi in via di ultimazione, creando inoltre grossi problemi giuridici. Primo fra tutti la disparità di trattamento, ingiustificata, tra le famiglie da sistemare e quelle sfollate allora, ma che hanno goduto di un determinato trattamento fino ad oggi (e cioè sia la possibilità di scegliere volta per volta una casa meglio rispondente alle proprie esigenze, sia i criteri che hanno determinato l’ordine con cui gli assegnatari sono stati chiamati). La nuova delibera stabilisce infatti che i rimasti dovranno accettare la prima casa offerta e che verranno chiamati non più con i criteri legati alla sistemazione post-emergenza, con il rischio di vedersi cancellato il diritto di essere riallocati, come è stato riferito loro nei giorni scorsi. C’è poi l’esborso economico a cui sarebbero costrette alcune famiglie che con il contributo di autonoma sistemazione avevano affittato una casa, perché con un’assegnazione sarebbero costrette a pagare alcuni mesi di canone per l’anticipato recesso. Sullo sfondo c’è inoltre il problema delle assegnazioni medio tempore. Parliamo delle famiglie che hanno accettato momentaneamente un alloggio offerto dal Comune: contrariamente alla precedente, che dava loro diritto di scelta, la nuova delibera non rivela che ne sarà di loro e se verranno adottati i nuovi criteri stabiliti dalla L.R. 96/96. In pratica, costoro si vedranno applicati criteri diversi, anche se l’emergenza è la stessa e non è terminata e potrebbero ritrovarsi in tempi brevi a dover accettare per forza un alloggio reso libero dagli sfratti, in qualunque zona della città. Insomma, si prospetta un vero pastrocchio: con il Comune che rischia ricorsi per questa disparità di trattamento che non ha fondamento né giuridico, né sostanziale.  E poi parliamo di famiglie che hanno vissuto e affrontato un vero e proprio calvario, molte delle quali hanno atteso la ripartenza dell’appalto del cosiddetto Contratto di quartiere di via Tronto, perché diversi erano stati sfollati proprio da lì in passato, sperando di tornare nella propria zona. Siamo riusciti a sbloccare il cantiere durante gli scorsi 5 anni e ben 64 alloggi (quindi molti di più rispetto ai 26 nuclei non ricollocati) potrebbero essere pronti entro giugno 2020 e il Cas già riconosciuto loro potrebbe continuare a coprire questi ulteriori sei mesi, visto che ormai è notizia certa che il decreto di proroga dello stato di emergenza c’è già. E’ dunque necessario che il Comune affronti con buon senso e attenzione il problema e non tratti come pacchi queste famiglie, che con grande dignità da oltre due anni sono fuori dalle proprie case, loro malgrado, scegliendo l’ospitalità di parenti o gli alloggi presi con il Cas, in attesa di tornare nella zona da cui sono stati allontanati. A loro è stato detto di tenersi pronti a occupare gli alloggi degli sfrattati di via Caduti per Servizio, l’Unra Case di via Passo della Portella, il Ferro di cavallo di via Tavo, senza tener conto di precise esigenze che erano state considerate in fase di sgombero dalla precedente amministrazione. Chiediamo alla Giunta di continuare a consentire questo canale, adottando, magari anche con dei correttivi, i vecchi criteri fissati dalla delibera di Giunta 469/2017 per le restanti 26 famiglie di via Lago di Borgiano e di pazientare con quei nuclei che con il CAS hanno affittato casa, questo finché il contributo è erogabile, in attesa degli appartamenti di via Tronto, per non esporli a penali o costi economici, oltre che a una iniqua disparità di trattamento”. 

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