Lanciano, nuovo appello a riaprire Corso Trento e Trieste alle bici

Ribadiamo la nostra contrarietà all’Ordinanza del Comune di Lanciano che vieta il passaggio delle biciclette lungo il Corso principale di Lanciano, ritenendola un pessimo segnale nei confronti della Cittadinanza perché fa passare l’idea che tali mezzi siano un intralcio ed un potenziale pericolo invece di rappresentare un formidabile strumento per risolvere i problemi di mobilità in città”.

E’ quanto scrivono in un documento FIAB PESCARABICI – Sezione di LANCIANO, Comitato Piedibus Lanciano, Laboratorio Sociale LARGO TAPPIA, Ass. NUOVA ATLETICA LANCIANO, Circolo LEGAMBIENTE di LANCIANO, WWF LANCIANO Zona frentana, Ass. AUSER LANCIANO, Ass. l’Orda d’oro, Società Sportiva US Lanciano, Scuola di Ciclismo Moreno Di Biase.

“Si alimenta inoltre un falso principio di separazione e una presunta contrapposizione fra due categorie (il pedone e il ciclista urbano) tra loro assimilabili e portatrici delle medesime istanze, che, con l’esigenza comune di ottimizzare la linearità degli spostamenti, hanno modo di constatare che la scelta alternativa all’automobile risulta molto spesso più conveniente persino in termini di tempo e di fatica fisica. Questa scelta amministrativa rappresenta inoltre una seria battuta di arresto verso quel faticoso processo, che credevamo condiviso, di trasformazione della mobilità urbana verso la piena sostenibilità e salubrità. Si continua a giustificare la scarsa propensione dei cittadini di Lanciano all’utilizzo della bicicletta con la conformazione orografica della città. Al di la delle considerazioni possibili su questo aspetto, è evidente che allo stato attuale i ciclisti urbani non rappresentano numericamente un problema tale da essere gestito con la separazione totale dalla pedonalità. Oggi come oggi la principale forma di politica per incentivare la mobilità ciclistica in città risulta prioritariamente quella di non ostacolarla. Per questo chiediamo che si modifichi tale provvedimento definendo l’intero tratto “area pedonale” anziché “percorso pedonale” così da consentire, come previsto nel Codice della Strada, il passaggio delle biciclette con obbligo di precedenza e massimo rispetto per i pedoni, nonché con il dovere di scendere e trasportare il mezzo a mano ogni volta che motivi di alta frequentazione pedonale lo rendano necessario. Il codice fornisce quindi già la soluzione più idonea con il cartello “area pedonale”. Qualora non si volesse tornare indietro sulla definizione di percorso e non di area pedonale, proponiamo che si reintroduca la possibilità di passaggio delle bici come “eccezione” insieme alle altre, regolamentandola dettagliatamente con le indicazioni inserite nei pannelli integrativi della segnaletica stradale, come da immagine che segue in allegato. In particolare il transito potrà essere consentito, con le dovute limitazioni, su tutta l’area oppure solo lungo le strisce grigie (che per un caso fortuito sono presenti nella pavimentazione) soluzione questa che consentirà ai pedoni di sentirsi ancora più tranquilli, sapendo che le biciclette utilizzeranno proprio quelle zone, salvo esigenze di attraversamento che andrebbero a questo punto fatte a piedi, ad essere fiscali e rispettosi, soprattutto in momenti di intensa frequentazione. Notiamo inoltre che nella delibera di sistemazione dell’area e delle traverse non sono stati previsti stalli per biciclette e quindi, contestualmente, invitiamo anche a prevedere qualcosa in questo senso, almeno attrezzando meglio Piazza Pace e Piazzale dell’Arciprete in corrispondenza degli stalli ex-bike-sharing. Diversamente chi arriva in bicicletta in zona non saprà dove lasciare il mezzo e sarà costretto a legarlo in maniera non regolamentare, oltre che sicuramente antiestetica. A differenza di altre categorie della strada ( e persino delle altre categorie di ciclisti ) i ciclisti urbani nella stragrande maggioranza dei casi dimostrano civiltà e correttezza di comportamento per cui non li si può condannare a priori, ma si andranno a sanzionare, com’è giusto per tutti, solo le eventuali infrazioni commesse. Autorizzare la bicicletta intesa come velocipede così come definita dal Codice della Strada (art.50 c.1- vedi allegato) di fatto circoscrive anche la facoltà di utilizzo ai soli mezzi equiparati ad essa e non a tutti gli acceleratori di velocità non ancora previsti e regolamentati dal CdS. Crediamo fortemente che questa ragionevole mediazione proposta, se realizzata, potrà contribuire a rasserenare gli animi e portare alla migliore condivisione di uno spazio pubblico di così grande importanza e bellezza. Uno spazio di tutti quelli che hanno scelto una mobilità lenta e sostenibile, a vantaggio dell’intera collettività e delle attività commerciali situate lungo il Corso Trento e Trieste.

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