Mafia nigeriana, arresti anche in Abruzzo in maxi operazione della Dda di Bari

I tentacoli della temuta mafia nigeriana anche in Abruzzo. Dopo gli arresti di ieri nel teramano (9 in tutto) che hanno scoperchiato una organizzazione dedita alla tratta di essere umani e allo sfruttamento della prostituzione con ingenti guadagni, la nostra regione, insieme a Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Emilia Romagna, Veneto, è stata tra quelle interessate da una operazione di polizia che ha portato all’arresto di 32 persone. I reati contestati ai fermati sono di associazione mafiosa finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, alle estorsioni, alle rapine, alle lesioni personali, alla violenza sessuale, all’uso di armi bianche ed allo sfruttamento della prostituzione e dell’accattonaggio. Ci sono anche 50 persone indagate. L’operazione, coordinata dalle pm della Dda di Bari Simona Filoni e Lidia Giorgio, ha riguardato anche Germania, Francia, Olanda e Malta, grazie al coordinamento del Servizio Centrale Operativo sul territorio nazionale ed alle attività di cooperazione internazionale condotte dalla Divisione Interpol. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. La base operativa, secondo quanto illustrato in conferenza stampa stamattina a Bari, era al Cara di Bari-Palese (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e poi dal quartiere Libertà dove si erano stabiliti alcuni degli esponenti di spicco delle gang nigeriane.

Nel centro il controllo di connazionali avveniva con minacce, intimidazioni, violenza sessuale, risse e accoltellamenti e rituali di affiliazione. Tra le principali fonti di guadagno lo sfruttamento della prostituzione (come in Abruzzo, sulla strada della Bonifica del Trento, a confine con le Marche, ndr) e l’accattonaggio davanti ai supermercati. Le indagini della Squadra Mobile barese hanno preso avvio dalle denunce sporte, sul finire del 2016, da due cittadini nigeriani ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Bari, i quali hanno dichiarato di esser stati vittima di pestaggi, rapine e ripetuti tentativi di condizionamento per esser ‘arruolati’ tra le fila di un gruppo malavitoso che stava espandendo la sua influenza all’interno del Centro, poi scoperto essere quello dei cosiddetti “Vikings”. I dettagli contenuti nelle denunce permettevano di comprendere che molte delle violenze commesse dagli ospiti nigeriani del C.A.R.A. nei mesi successivi non erano casi isolati, ma si inserivano in un contesto di scontri tra le due principali gang criminali ivi presenti, quella dei “Vikings” e quella degli “Eyie”, la prima più numerosa e più violenta della seconda. Entrambe reclutavano nuovi adepti attraverso cruenti riti di iniziazione consistenti in ‘prove di coraggio’, per tentare di prevalere l’una sull’altra e commettevano violenze, rappresaglie e punizioni fisiche (il cosiddetto ‘Drill’, che ha dato il nome alla odierna operazione di polizia). I due raggruppamenti si sono connotati per la solidità del vincolo associativo, la programmazione di reati fine di varia natura e per un capillare e costante controllo da parte dei ‘capi’ per il rispetto dei ruoli e delle regole, con l’applicazione di cruenti metodi punitivi ogni qualvolta si rendesse necessario per ristabilire gli equilibri compromessi. I due gruppi hanno dimostrato di possedere una struttura rudimentale quanto ai mezzi adoperati, ma solidissima dal punto di vista della ideologia, della organizzazione e dei reati da perseguire, senza cercare in alcun modo aderenze con le mafie locali (dando prova, quanto allo sfruttamento della prostituzione, di supremazia anche nei confronti delle bande composte da albanesi e rumeni).

Si sono registrati casi di inaudita violenza nei confronti di coloro che non accettavano di aderire alle confraternite o che non ne rispettavano le regole. Le vittime hanno raccontato agli investigatori di veri e propri pestaggi, frustate, pugni, calci e bastonate con l’utilizzo di spranghe, mazze e cocci di bottiglia. Nei confronti delle donne nigeriane, in particolare, è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e, soprattutto, a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione; in tal senso è risultata, ad esempio, emblematica la figura delle c.d. “blu queen”, donne considerate una merce di proprietà esclusiva del gruppo degli “Eyie” dopo essersi sessualmente concesse ai capi e destinate a gestire, per loro conto, le giovani prostitute fatte entrare nel C.A.R.A.
Una delle principali attività illecite condotte dalle associazioni mafiose in questione è stata proprio quella dello sfruttamento della prostituzione.

Altra attività delinquenziale portata avanti dalle due associazioni è stata quella dello sfruttamento dei nigeriani che mendicano davanti ai supermercati ed altri esercizi commerciali di Bari e provincia. Anche in questo caso, i servizi di intercettazione telefonica hanno delineato uno spaccato di vita e di criminalità all’interno della comunità nigeriana ben chiaro, peraltro confortato anche dalle parole delle vittime che hanno confermato agli investigatori la sottomissione al pagamento del ‘pizzo’ sui loro miseri ricavi, con consegna di denaro agli esponenti delle gangs o con ricariche telefoniche sulle utenze di costoro.

Le indagini della Polizia, coordinate dalla DDA di Bari, hanno fatto luce sia sul fenomeno associativo nel suo complesso, sia sui singoli e gravi fatti che hanno afflitto il territorio barese negli ultimi anni determinando anche un notevole allarme sociale e pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica. Gli episodi che hanno destato un gravissimo allarme sociale sono stati dapprima trattati singolarmente. La loro comprensione ed il loro inserimento in un più complesso ed articolato quadro, sono stati possibili soltanto grazie alla creazione di una squadra di investigatori dedita alla osservazione del fenomeno.

L’accoltellamento di una donna nigeriana nel gennaio 2017, la già citata rissa del 22 marzo 2017 con gravi ferimenti di alcuni dei partecipanti, un altro scontro all’interno del C.A.R.A. dell’8 maggio 2017, in cui perse la vita uno dei nigeriani corrissanti appartenente alla compagine dei “Vikings”, ed ancora una rissa nell’agosto dello stesso anno per le strade del quartiere Libertà ed uno stupro di gruppo commesso all’interno del C.A.R.A. ai danni di una ragazza nigeriana nel mese di marzo 2017, sono solo alcuni dei violenti episodi che si sono verificati nel Capoluogo e che hanno caratterizzato il perdurante contrasto tra i due gruppi criminali.

Fra l’altro, i dati pian piano acquisiti alle indagini si sono dimostrati perfettamente sovrapponibili agli esiti investigativi che, nel frattempo, molte altre Squadre Mobili in Italia hanno sviluppato in quel periodo, a conferma del fatto che la mafia nigeriana si è radicata i molte zone del territorio nazionale (dal Veneto alla Sicilia, dal Piemonte alla Campania, dalle Marche alla Puglia) con numerosi insediamenti di cellule di ispirazione cultista, tutte votate a perseguire i medesimi obiettivi delinquenziali e tutte operanti secondo le classiche metodologie mafiose improntate alla violenza, all’assoggettamento e all’omertà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *