Dal vertice in Comune: il carcere San Donato di Pescara oramai al collasso

Ci sono poche parole per riassumere e descrivere la situazione prospettata dai sindacati: inconcepibile, intollerabile e improcrastinabile. Il carcere di Pescara è al collasso: una struttura nata negli anni ’60 per ospitare un massimo di 250 detenuti, che di fatto oggi ne ospita 400, quasi il doppio, un sovraffollamento impossibile per il personale ma anche per gli stessi detenuti, costretti a vivere anche in 6 o 7 all’interno di una cella, comprensibilmente esasperati da qualunque nuovo ingresso anche per le relative condizioni igienico-sanitarie ormai border line. Non solo: una tale condizione rende di fatto inutile qualunque percorso di riabilitazione-rieducazione dei detenuti, facendo dunque venir meno l’obiettivo ultimo della detenzione, e soprattutto rende difficile la gestione anche per il personale, che di fatto vive una costante condizione di rischio della propria incolumità. Perché se cresce il numero dei detenuti, come hanno denunciato i sindacati, scende, per contro, il numero degli agenti penitenziari in servizio: oggi l’età media degli agenti di Polizia in servizio a Pescara, 130 in tutto, è di circa 53 anni con più di 30 anni di servizio alle spalle, e tra due o tre anni al massimo ci saranno ben 6-7mila pensionamenti in tutta Italia, a Pescara andranno via circa 20 o 30 agenti e ancora non si hanno notizie certe di un possibile turn over. Che significa che si andrà ulteriormente ad aggravare la condizione di lavoro di chi resterà in servizio che già oggi deve sopportare un turno di lavoro di 8 ore, anziché le 6 ore di contratto, una disposizione di servizio scattata nell’estate del 2019 senza alcuna contrattazione sindacale, decisa proprio per sopperire alla carenza di risorse umane e che è tuttora in vigore”

Sono le valutazioni fatte dal Presidente Armando Foschi, a conclusione dei lavori della Commissione Sicurezza del Comune di Pescara, alla quale hanno preso parte, tra gli altri i consiglieri regionali Vincenzo D’Incecco, della Lega, e Domenico Pettinari, del Movimento 5 Stelle, nonché gli assessori alle Politiche sociali Nicla Di Nisio e alla sicurezza del territorio Adelchi Sulpizio.

La Commissione chiederà subito un incontro con la Direzione della Casa circondariale di Pescara ‘San Donato’ per confrontarsi sulle problematiche drammatiche esposte oggi da tutte le sigle sindacali circa la qualità della vita e del lavoro all’interno della struttura

Vogliamo sapere cosa sino a oggi è stato fatto per fronteggiare la situazione e cosa l’amministrazione comunale e le Istituzioni locali possono fare per supportare, eventualmente, operatori e Direzione. Non solo: nel frattempo chiederemo anche un incontro con la Direzione Sanitaria della Asl per capire perché non è utilizzato né utilizzabile l’ottavo piano dell’Ospedale civile di Pescara, teoricamente realizzato proprio per ospitare i detenuti in stato di malattia e che invece continua a essere chiuso. Ad aggravare ancora la situazione ci sono le carenze strutturali di un carcere ormai vecchio: i cancelli elettronici rotti che non si chiudono, una recinzione troppo bassa rispetto agli standard di sicurezza, un avvallamento sul Piano del Reparto penale, su un corridoio centrale, con una frattura a terra che fa tremare agenti e detenuti. Gli stessi agenti hanno chiesto alla Direzione di far predisporre una verifica tecnico-strutturale per accertare l’agibilità del piano, ma a oggi non è accaduto nulla, non sono stati fatti rilievi né verifiche di staticità. Né la Direzione, a detta dei sindacati, ha mai reso pubbliche le eventuali lettere inviate a Roma per chiedere un incremento del personale, lettere pure sollecitate dagli stessi sindacati negli ultimi cinque anni. E poi la questione ospedale: con la realizzazione del nuovo Polo, il progetto ha previsto anche la costruzione dell’ottavo livello per realizzare un’ala destinata ad accogliere in parte proprio detenuti in malattia. L’ala è infatti provvista di un vetro blindato, di un cancello a chiusura elettronica, di spazi per il piantonamento dei degenti da parte della Polizia penitenziaria, ma poi manca tutto il resto, mancano i bocchettoni dell’ossigeno, mancano i servizi antincendio, e nessuno comprende perché non vengano attivate quelle misure minime per rendere quel piano utilizzabile, alleviando il disagio sia dei detenuti ricoverati, sia degli altri degenti, oggi costretti a subire una difficile convivenza visto che i detenuti restano nelle corsie dei reparti comuni, ma con un agente di piantone che crea disagio e imbarazzo agli altri malati. A questo punto, acquisite tali informazioni, la Commissione si muoverà su più livelli – ha detto il Presidente Foschi -: innanzitutto, approvato il verbale stilato nella riunione odierna, contatteremo la Direzione della Casa Circondariale per invitare il Direttore a una seduta della Commissione e chiederemo, al tempo stesso, di poter effettuare un sopralluogo all’interno del carcere per verificare intanto le problematiche strutturali degli edifici che sono più immediatamente riscontrabili. Il nostro obiettivo è quello di aprire un confronto costruttivo e collaborativo nei confronti della Direzione carceraria, per verificare quali azioni sono già state messe in campo per fronteggiare le mille emergenze oggi denunciate e cosa il Comune può fare anche per sostenere quelle azioni e dare loro maggiore forza. In particolare chiederemo anche dei possibili investimenti da operare per incrementare i livelli di sicurezza passiva al fine di compensare l’assenza di personale, con la riparazione dei cancelli elettronici, tanto per cominciare. Nel frattempo convocheremo anche la Direzione della Asl per capire cosa ancora manca per l’apertura dell’ottavo piano alla degenza dei detenuti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *