Parco della Majela, orso prigioniero di una trappola salvato

Il monitoraggio delle impronte sulla neve ha mostrato che l’animale si era spostato di circa 500 metri lungo un’area boschiva, mentre le orme delle zampe posteriori indicavano chiaramente che la brutta ferita sull’addome non aveva provocato sintomi di paralisi degli arti. Si è trattato del quarto orso finito vittima dei lacci o delle trappole nel 2019 in Grecia, a dimostrazione di quanto il bracconaggio continui ad essere una piaga che purtroppo non ha confini. 

Il progetto transnazionale LIFE ARCPROM – Bentornato orso gentile – ha lo scopo di migliorare la convivenza tra l’uomo e l’orso bruno, favorendo la conservazione di questa specie chiave della fauna europea. La sopravvivenza dell’orso dipende anche dalla capacità di prevenire i rischi connessi all’avvicinamento degli orsi alle attività e agli insediamenti umani, e dalla mitigazione del conflitto uomo-orso. Il progetto prevede infatti, entro il 2024, l’attivazione di misure di prevenzione dei danni all’economia agricola e la valorizzazione della presenza dell’orso, sia in termini culturali che economici. Co-finanziato dalla Commissione Europea con lo strumento LIFE Natura, il progetto coinvolge gli enti di gestione competenti di 3 aree protette in Grecia (Parchi Nazionali di Rodopi, Prespa e Nord Pindo) e del Parco Nazionale della Majella in Italia, dove il target è l’orso bruno marsicano, una sottospecie che sopravvive solo nell’Appennino Centrale. 

Il team di progetto, coordinato dalla ONG Callisto, include anche il WWF Italia, lo staff scientifico del Dipartimento di Veterinaria dell’Università della Tessaglia e il Dipartimento di arti visive e applicate dell’Università della Macedonia occidentale.

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