A Fossacesia accese polemiche sul restauro dell’antica Fonte di Venere

Non si placano le polemiche e le critiche, da parte di tantissime persone di Fossacesia e non, sulle modalità di restauro e consolidamento strutturale della Fonte di Venere, situata a pochi passi dalla secolare abbazia fossacesiana. Dopo la demolizione di una porzione di muratura esterna in pietrame del monumento di epoca romana, ritenuta a rischio crollo a causa della spinta del retrostante terreno, è stato realizzato un massiccio muro di contenimento in cemento armato. Ora l’impresa esecutrice dei lavori, su disposizione della Soprintendenza alle Belle Arti dell’Abruzzo, sta ricoprendo il suddetto muro con “mattoni modello medioevo”.

Ed è proprio su questa scelta di materiale che si sono accese le polemiche di molti cittadini che ritengono non consono l’utilizzo di quel materiale di rivestimento, che nulla avrebbe a che fare con l’originaria parte della fonte non demolita. Sarebbe stato più corretto, infatti, il riutilizzo delle pietre originali della porzione di muratura rimossa.

Sulla questione è intervenuta anche la dott.ssa Gabriella Carlini, esperta in storia dell’arte e beni culturale, nonché guida turistica dell’abbazia di San Giovanni in Venere. «Come si può giustificare un tale sconvolgimento dei luoghi? – dice Carlini in merito al restauro della fonte. – Senza voler prendere in considerazione le teorie del restauro di Eugène Viollet-le-Duc e Ruskin, basterebbe attenersi semplicemente ai protocolli del restauro moderno. Per sintesi cito soltanto il concetto dello storico dell’arte Brandi, applicabile a questa specifica situazione. Brandi sosteneva in pratica che quando si è di fronte ad un’opera compromessa o ad rudere, l’unica operazione possibile è il consolidamento e la conservazione. Nel caso quindi del restauro conservativo della nostra Fonte di Venere non credo siano contemplati i muri di cemento armato rivestiti con materiali acquistati da una comune ditta di materiali per l’edilizia».

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