Vertenza Faist, sempre scuro l’orizzonte per i lavoratori

Ai piani superiori la trattativa, davanti al piazzale di Confindustria, a Mozzagrogna, il sit in dei lavoratori della Faist, al fianco dei quali si sono stretti i sindaci (Lanciano, Atessa, Bomba, Guardiagrele, Casoli, Santa Maria Imbaro, Tornareccio, Treglio, Mozzagrogna, Fossacesia, Roccascalegna, Castel Frentano, Villa Santa Maria e Altino). La vertenza è delicata: l’azienda è presente con l’amministratore delegato Marcello Pennicchi, la responsabile delle Risorse umane, Laura Cerquiglini, e l’ingegnere Massimo Mattoli. I lavoratori, soprattutto donne sono rappresentati dalla Fim Cisl con Domenico Bologna e Amedeo Nanni, la Rsa Manuela Ricci e l’avvocato Pierpaolo Andreoni. C’è anche l’assessore regionale alle Attività Produttive, Mauro Febbo. Le posizioni restano lontane. La Faist, che ha trasferito già i macchinari e, di fatto s’appresta ad avviare la produzione in Umbria, ribadisce la sua volontà di trasferirsi. Lascia però aperta una porta e lo ha messo nero su bianco nel verbale redatto a fine dell’incontro in cui si dice disponibile a trovare soluzioni per attutire l’impatto sociale derivante dalle sue azioni. Quali? Il comportamento della Faist, oltre a creare un precedente nell’area industriale della Val di Sangro, non può certo definirsi esemplare. Vero che a dicembre scorso aveva annunciato l’intenzione di spostare la produzione, ma è anche vero che per far fronte alla domanda aveva assunto un interinale e altri due erano in procinto d’essere chiamati per soddisfare le richieste. Poi, invece, la decisione d’andare via. In 16 rischiano di restare senza lavoro. Il confronto riprenderà il prossimo 2 marzo.

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