Carcere di Lanciano tra telefonini e rivolte. Per la UILPA Polizia Penitenziaria cronaca di un disastro annunciato

La UILPA Polizia Penitenziaria, in una nota, apre la porta della Casa Circondariale di Lanciano e rende ancor più visibile le gravi carenze che si registrano. Il sindacato parla apertamente di “disastro ampiamente previsto e annunciato”, segnalato dalla stessa UILPA Polizia Penitenziaria in varie occasioni e per le quali era stato chiesto l’intervento delle competenti autorità, dal Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, Carmelo Cantone, al Prefetto di Chieti, Giacomo Barbato ed al Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini.

“I fatti dell’ultimo mese parlano da soli e descrivono le conseguenze reali di tutta una serie di problemi organizzativi mai affrontati – afferma la UILPA Polizia Penitenziaria attraverso il Segretario Generale Ruggero Di Giovanni -. Il 22 gennaio si è sfiorata la tragedia, quando un detenuto ha appiccato un incendio nei pressi del cancello della sua cella, il corridoio si è immediatamente saturato del denso fumo nero esalato dalla combustione dei materiali plastici. Il personale intervenuto è riuscito a stento a portare in salvo i detenuti, subendo loro stessi gli effetti del fumo tossico. Nell’ultimo mese sono stati rinvenuti almeno 8 telefoni cellulari nell’istituto di Villa Stanazzo. In particolare è stato anche individuato un detenuto che tentava di introdurre un telefonino nel reparto detentivo, approfittando di essere ammesso all’art. 21 O.P. per svolgere la sua attività lavorativa nell’istituto. Altri 2 detenuti il 9 febbraio, trovati in possesso di 3 mini-cellulari hanno perfino protestato per il fatto di essere stati scoperti e privati dei telefoni, non consentiti in carcere, e con un totale disprezzo per le regole hanno pensato bene di salire su di un tetto in segno di protesta. Durante la permanenza in cima al carcere hanno distrutto, con un paio di spranghe metalliche rinvenute durante la passeggiata all’aria aperta, numerosi climatizzatori e diversi lucernai in plexiglass per un danno totale stimato di oltre 5000€. E’ che è stato necessario l’intervento sul tetto di un Ispettore e di un Assistente di Polizia Penitenziaria che, rischiando di cadere o di essere spinti giù dal tetto, hanno convinto i due a desistere dalla protesta. Come se non bastasse uno dei due detenuti, il giorno dopo, ha pensato bene di inscenare una nuova protesta tentando di bloccare le attività dell’istituto, tant’è che si è reso necessario l’uso di scudi e manganelli per bloccare e contenere le velleità del ristretto. E ancora, un paio di giorni dopo, un altro detenuto ha di fatto bloccato le attività di una sezione detentiva trincerandosi nelle scale deputate all’entrata e all’uscita dei detenuti dalla sezione, impedendo temporaneamente le normali attività degli altri ristretti e ritardando la somministrazione della terapia agli altri detenuti per alcune ore. Dulcis in fundo – sottolinea Di Giovanni -, omettendo altri episodi intermedi, si arriva a quella che ha assunto i contorni di una rivolta, avvenuta martedì 25 nel tardo pomeriggio e che ha visto un gruppetto di detenuti mettere a ferro e fuoco una sezione detentiva, spalleggiati dalla maggioranza dei detenuti presenti. Grazie al clima carcerario particolarmente favorevole è stato semplice per i due convincere l’intera sezione detentiva a dare manforte alla loro protesta, scatenando un inferno di distruzione che ha reso impossibile qualsiasi forma d’intervento per diverse ore, fino all’autorizzazione dell’uso di caschi, scudi e manganelli disposto dal direttore dell’istituto in base all’art. 41 O.P. I particolari dell’accaduto sono già stati diffusi nei giorni scorsi ma quello che vogliamo chiedere riguarda i motivi dell’escalation di violenza nell’istituto frentano, fatti che hanno costretto il Provveditore Regionale, Carmelo Cantone, ad intervenire personalmente a Villa Stanazzo per dirigere le operazioni di trasferimento di oltre 30 detenuti, tutti implicati a vario titolo nella rivolta ed alla chiusura temporanea della sezione detentiva teatro della rivolta. Se abbiamo taciuto alla stampa gli ultimi episodi è stato solo perché eravamo in attesa dell’intervento dei competenti uffici superiori ed anche perché abbiamo subito una forte campagna denigratoria da parte di chi ci accusava di disfattismo, protagonismo ed in qualche caso anche di procurare allarmismo ingiustificato. La storia recente ha dimostrato, e direi ampiamente, che avevamo ragione a protestare, anche pubblicamente, che avevamo ragione a chiedere l’intervento dei vertici dell’amministrazione e che a livello locale c’è qualcosa che non funziona, purtroppo ad oggi non abbiamo avuto riscontro alle nostre segnalazioni. Chiederemo quindi, nuovamente, ai vertici dell’amministrazione che vengano individuate le responsabilità dell’accaduto, chiederemo che la Polizia Penitenziaria venga messa di nuovo in grado di assolvere al principale dei suoi doveri istituzionali che, giova ricordarlo, è quello di mantenere l’ordine e la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, chiederemo per la Polizia Penitenziaria il riconoscimento della dignità dovuta a tutti i lavoratori”.

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