Coro di no al Bernabeo COVID-19 hospital: qui eccellenza per cure oncologiche della donna di tumori al seno.

Nei giorni scorsi, la Asl Lanciano–Vasto–Chieti ha deciso di adibire alcuni ospedali della provincia a COVID -19 hospital. Tra i papabili era spuntato anche l’ospedale Bernabeo di Ortona.

Dopo le reazioni del sindaco della città, Leo Castiglione, perché la Asl e con essa la Regione facciano retromarcia, anche le segreterie regionali della CGIL e FP CGIL Abruzzo e Molise fanno sentire la loro voce, manifestando il loro dissenso a convertire nosocomio ortonese a COVID hospital. La ragione, a loro dire, quest’atto rappresenterebbe uno scippo per tutte le pazienti oncologiche abruzzesi, che sono in cura presso questo grande centro di eccellenza per la cura del tumore al seno. I sindacati hanno poi evidenziato come non sia possibile la condivisione degli spazi con pazienti altamente contagiosi come quelli affetti da Coronavirus.

Della stessa linea di pensiero anche la Presidente della Commissione Pari opportunità della Regione Maria Franca D’Agostino: “Unico Breast Centre certificato EUSOMA in Abruzzo, l’Ospedale Bernabeo è, infatti, il solo presidio ospedaliero dedicato interamente alle cure oncologiche della donna e rappresenta per questo un punto di riferimento imprescindibile per centinaia di donne in cura oncologica”.

In piena emergenza Coronavirus, “tale conversione, come già evidenziato dal Professor Cianchetti, andrebbe a compromettere inevitabilmente lo svolgimento delle attività mediche di routine e, in particolare, porterebbe alla sospensione della chirurgia senologica: condividendo spazi attigui con pazienti affetti da Covid-19 le pazienti oncologiche, estremamente fragili dal punto di vista immunologico, verrebbero maggiormente esposte al rischio di contagio”.

Se fosse accolta tale proposta “tantissime donne, affette da tumore al seno da tempo, si vedrebbero costrette a lasciare un percorso e un team di medici e infermieri con i quali hanno instaurato un rapporto di fiducia. Molte altre, alle prese con la prima diagnosi e in procinto di essere operate, dovrebbero essere indirizzate verso altri presidi ospedalieri, certamente in affanno, vista la complessa emergenza sanitaria del momento. Tutto ciò non può che influire negativamente sul benessere psicofisico di queste donne, alle quali in tal modo, verrà negato il diritto di curarsi nel modo migliore, un diritto imprescindibile, riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale. Alla luce di quanto sopra, la Commissione Regionale delle Pari Opportunità auspica un ripensamento da parte del Presidente della Regione e del Direttore Generale dell’A.S.L. Chieti, ritenendo le cure senologiche oncologiche meritevoli di tutela e non passibili di sospensione, malgrado la pandemia che sta mettendo in ginocchio il Paese”

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