Covid 19: la situazione negli ospedali della Asl Lanciano-Vasto-Chieti

A Chieti lasciano la Terapia intensiva 5 pazienti. Erano tutti in gravi condizioni 

Non ci sono situazioni fuori controllo negli ospedali della provincia di Chieti né interruzioni di attività. E’ quanto emerge dai report delle Direzioni mediche di presidio di Ortona, Vasto e Lanciano. I casi di contagio da Coronavirus, che hanno coinvolto sia operatori sia ricoverati, si sono generati a causa di pazienti approdati in ospedale con diagnosi di ingresso di altra natura e che poi hanno sviluppato i sintomi dopo il ricovero. Questa la situazione oggi.

Vasto. Anche a Vasto sono stati sottoposti a tampone tutti gli operatori e i pazienti dell’Urologia, a seguito della positività riscontrata in un paziente ricoverato per altre patologie. Sono risultati contagiati un medico e due infermieri, tutti asintomatici, e posti in isolamento domiciliare. Sono state eseguite tempestivamente le operazioni di sanificazione e messi in sicurezza i pazienti che, in attesa del risultato del test, continuano a essere curati ognuno per la propria patologia. Non saranno effettuati nuovi ricoveri fino alla conclusione degli accertamenti in corso. 

Quanto all’infermiera del blocco operatorio, in assenza di sintomi era stata sottoposta a tampone in quanto “contatto” di una persona risultata positiva: in attesa dell’esito aveva lavorato con le adeguate protezioni. In ogni caso la scelta di sottoporre a test tutti gli operatori ha consentito di far emergere positivi asintomatici che probabilmente non sarebbero mai stati scoperti. In tutto il “San Pio” sono comunque 12 i dipendenti contagiati.

“Nessun panico nel nostro ospedale – chiarisce Francesca Tana, medico della Direzione di presidio – e nessun focolaio da denunciare. Questo è un luogo nel quale le persone vengono per essere curate e, se sono portatrici, senza saperlo, di Coronavirus, attiviamo percorsi e procedure per prenderle in carico e al tempo stesso proteggere i nostri operatori. Abbiamo a cuore la sicurezza del personale e dei pazienti, i casi di contagio si possono verificare, ma si gestiscono senza gridare al caos, perché non c’è”.

Ortona. Come anticipato nella nota di sabato scorso, in Geriatria sono stati scoperti casi positivi al Coronavirus grazie a tamponi fatti a tutti i ricoverati anche in assenza di sintomi. Al fine di accelerare le procedure di sanificazione, completate nella giornata di oggi, i pazienti sono stati tutti trasferiti a Chieti e il personale, 12 tra infermieri e operatori socio-sanitari, posto in isolamento domiciliare. Domani l’Unità operativa riprende l’attività, anche se a regime ridotto poiché gli infermieri risultati negativi al test sono in congedo per malattia. Si rende necessario, quindi, integrare la dotazione di personale con altre unità. Risultano in servizio, invece, quattro medici.

Lanciano. Sono state totalmente sanificate le unità operative di Medicina, Utic e Otorino che hanno ripreso le attività con un numero di pazienti ridotto, uno per stanza, così da consentire il rispetto precauzionale della distanza.

A Chieti lasciano la Terapia intensiva 5 pazienti. Erano tutti in gravi condizioni 

Salvatore Maurizio Maggiore

Erano intubati, in condizioni molti gravi, quasi disperate. Ma hanno reagito bene alle terapie e, a poco a poco, il supporto ventilatorio è stato alleggerito fino ad accompagnare il recupero della respirazione in autonomia. Così cinque pazienti affetti da Coronavirus, in età compresa tra 45 e 80 anni, quattro maschi e una femmina, a distanza di poche ore hanno lasciato la Rianimazione a Chieti per proseguire le cure in Pneumologia alcuni e in Malattie Infettive altri. 

 Una notizia accolta con entusiasmo e che restituisce speranza a tanti malati, poiché il miglioramento dei ricoverati in Terapia intensiva non è mai scontato ed è assai difficile attribuirne il merito a un unico fattore. 

«Non abbiamo evidenze scientifiche, fino a questo momento, tali da poter sostenere che un trattamento farmacologico sia risolutivo – va cauto Salvatore Maggiore, responsabile della Terapia intensiva di Chieti e direttore della Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara -. Direi piuttosto che il recupero è dovuto a una combinazione di più fattori, che pure stiamo studiando. Per esempio potrebbe entrare in gioco la predisposizione genetica tale da generare una risposta più equilibrata ai farmaci e permettere all’organismo di reagire in modo diverso, così come hanno più chance i pazienti in condizioni fisiche di partenza migliori e senza patologie di base associate. Anche  l’interazione di alcuni farmaci potrebbe intervenire in modo significativo, come, per esempio, l’impiego di anticoagulanti, che potrebbe ridurre il numero di fenomeni trombotici massivi. Nella nostra pratica clinica, dunque, registriamo questa evidenza, ma occorre essere prudenti e non gridare al farmaco miracoloso, perché si generano inevitabilmente grandi aspettative che rischiano di naufragare miseramente. Anche i farmaci del tipo Remdesivir e Tocilizumab in alcuni casi si sono verificati efficaci, ma in altri non abbiamo avuto un epilogo felice, perciò dobbiamo essere estremamente prudenti nell’attribuire a un farmaco capacità risolutive delle quali non risultano evidenze scientifiche. E’ importante, invece, dare il giusto supporto alle varie funzioni degli organi vitali, in modo da consentire all’organismo di reagire al virus nella misura giusta, e in Terapia intensiva ventilare i pazienti per periodi prolungati, anche di tre o quattro settimane, utilizzando tecniche avanzate di rianimazione respiratoria». 

Attualmente i pazienti in Terapia intensiva a Chieti sono 13, a conferma della riduzione del numero di casi gravi di Coronavirus anche a Chieti.

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