Dall’interruttore alla manopola… alla maniglia: un possibile metodo per affrontare la ripresa

A novembre 2019 tenendo un corso di formazione a Milano, abbiamo affrontato insieme ad altri colleghi, il tema della responsabilità in ambito sanitario.
Nessuno di noi avrebbe mai immaginato cosa sarebbe accaduto qualche mese dopo, proprio lì nella città di Milano e, poi, nell’intero Paese.

La riflessione sul sistema di responsabilità sanitaria del nostro Paese non partiva da un approccio normativo, ma da un approccio antropologico.
Così ci addentravamo nelle definizioni di “
salute” succedutesi nella storia, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Ad oggi, secondo la definizione del 2011 dell’
OMS la salute è: “la capacità di adattarsi e di autogestirsi difronte alle sfide sociali fisiche ed emotive”.
La definizione, frutto di un lavoro di confronto iniziato nel 2008, pone l’accento sulla capacità dell’uomo di adattarsi e di convivere con la malattia, l’invecchiamento e la cronicità.
Letta sino a febbraio scorso, avrebbe avuto per ciascuno di noi una diversa declinazione individuale, collettiva, sociale.
Oggi, dopo lunghi giorni di ansia, di apprensione propria e comunitaria, quella definizione ci richiama due concetti estremamente utili per il domani: adattamento e autogestione, meglio inquadrabile quest’ultima, dopo i noti eventi pandemici, nell’autoresponsabilità.

Il titolo di questo contributo evoca oggetti di tutti giorni (interruttori e manopole), che dovrebbero indicare al meglio il metodo con il quale il tempo passato si consegna a quello futuro: utilizzare l’interruttore nei mesi scorsi per spegnere tutto è stato doloroso, difficile, complesso, ma immediatamente tangibile e rimesso principalmente al legislatore. Utilizzare la manopola per “bilanciare” il grado di ripresa è ancor più difficile, complesso e pericoloso, ma diversamente rimesso alla strettissima collaborazione tra il legislatore, che lascia alla “libertà” di ciascuno di riprendere con prudenza il mare aperto, e il singolo cittadino, il quale con i suoi comportamenti potrà determinare un ritorno, “dalla manopola all’interruttore”.

Per questo vale la pena di suggerire comportamenti virtuosi, ancorché normativamente non imposti.

In questi momenti della storia presente, bisognerebbe ricorrere a concetti semplici del vivere comune che permettano un’immediata percezione, psicologica e sociale, delle condizioni di ciascuno e della comunità nella quale vive: advocacy, alliance, community e, quindi, azioni individuali e comunitarie che creino consenso, sostegno, senso di appartenenza ed aventi come unico obiettivo un “programma di salute propria e comunitaria”.

Nei mesi scorsi, proprio su queste pagine di Ora Legale, affrontando il tema dell’Intelligenza Artificiale, il contributo si concludeva così: “il futuro non corre, ti viene incontro, sta a te avere la forza e la capacità di accoglierlo rispetto al passato, il quale altro non è che il futuro di allora che hai avuto il coraggio di vivere nel presente di ieri” (G. Di Marco, Mediazione e IA, Ora Legale News 12 ottobre 2019).
Se l’intenzione di allora era quella di riferirsi all’“
intelligenza” di cogliere le opportunità del futuro, oggi, piuttosto, bisognerebbe riferirsi all’“intelligenza” di fare le scelte migliori, ogni giorno, per ciascuno di noi, ma avendo presente l’intera Nazione e il suo futuro.
Forse, capito cos’è l’interruttore, ora occorre imparare a girare la “manopola” per vivere come nella canzone Giudizio Universale di Samuele Bersani “
Liberi com’eravamo ieri…..per tirare la maniglia della porta e andare fuori”.

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