Covid-19: situazione, aggiornamenti, novità

di Emidio Maria Di Loreto

Probabilmente dovrà essere posticipata la fine delle precauzioni per evitare il contagio da Sars CoV-2, almeno rispetto ai desideri dei più ottimisti. In troppe parti del mondo la situazione peggiora e si è ancora lontani dal picco, mentre nelle nazioni in cui la diffusione si è manifestata per prima si osservano preoccupanti riprese in focolai che almeno, le conoscenze e la preparazione acquisita, possono tentare di circoscrivere. E’ quello che dicono i numeri e le esperienze che ci raggiungono da tutto il mondo. Purtroppo con esse si moltiplicano anche alcuni esempi pericolosi di individui ignoranti o personaggi che, privi di adeguata cultura o formazione scientifica, tornano a cercare visibilità con atteggiamenti che le interminabili processioni di carri funebri non devono aver illuminato. Altra lettura, più semplicemente, fa risalire questi atteggiamenti a criteri di tipo propagandistico sui quali le autorità dovrebbero avere maggiore determinazione. E’ richiesto un intervento perché purtroppo è messa in gioco la salute collettiva attraverso atteggiamenti individuali, e quindi occorre che ognuno si faccia carico di se stesso ma anche degli altri, così ha stabilito la natura ed allora, almeno bisogna evitare che ci si nasconda nell’anonimato in caso che tali atteggiamenti causassero quanto nessuno si augura che si riproponga. Del resto gli atteggiamenti a rischio che, vuoi per proteste o per festeggiamenti vari, potrebbero aver innescato la nuova ripresa di contagi la cui entità non è completamente nota per l’alto numero di asintomatici, significheranno una probabilissima recrudescenza epidemica. A questo però non si potrà rispondere con un nuovo lockdown per via di una economia che non lo reggerebbe; significherà che coloro che hanno indicato la volta precedente di…” salutare i nostri cari” questa volta avranno strada facilitata. Sarà così malgrado le file dei camion dei militari con i feretri da incenerire del passato ci obbligheranno a consapevoli atteggiamenti di cinica inciviltà. Almeno fino alla disponibilità di un vaccino efficace.

Tornando ai numeri ed ai nuovi focolai di Pechino, questi impressionano di più perché si sono attivati nella repubblica dove tutto cominciò seppur in un territorio vastissimo e dove le misure anticontagio sono irreprensibili e di sicura attuazione. Più preoccupante è la situazione Indiana, del Brasile e dell’America Latina dove si è ancora lontani dal raggiungimento del picco dei contagi. Al momento si contano circa 8,5 milioni di contagiati nel mondo (oltre 2 milioni solo negli USA) e con l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che annuncia che ci si avvia verso i dieci milioni di contagi. I decessi sono mezzo milione e quasi 4 milioni e mezzo i guariti. Il nostro Paese tenta un approccio più vicino alla normalità ma con l’occhio ben vigile ai focolai che non mancano di manifestarsi (l’esempio del mattatoio tedesco a Rheda Wiedenbruck ne è emblematico con oltre 1500 contagiati ed alcune migliaia in quarantena). In Italia appare sempre preoccupante la situazione in Lombardia ma appaiono anche focolai su Bologna, Genova, Mondragone e Roma. Si spera di tenere sotto controllo la situazione senza l’adozione di ulteriori misure a patto che il distanziamento e l’uso di dispositivi non vada scemando rispetto al rigore che abbiamo dimostrato con responsabilità di aver fatto nostro come richiesto.

Dal punto di vista scientifico si riduce ulteriormente la zona grigia delle conoscenze sul Covid-19 e sul Sars Cov-2.

Intanto si diffondono altre due notizie apparentemente di minor rilievo ma meritevoli di essere completamente conosciute e meglio esplorate. E’ confermata la presenza del SarsCov-2 nelle feci (1) e sono pure confermate tutte le vie di trasmissione precedentemente indicate con quella aerea a mezzo delle goccioline di Flugge (adesso diventate droplet) indicata come quella a cui rivolgere maggiori attenzioni. Circa la presenza nelle acque reflue si sono anche accavallati studi secondo i quali sarebbe dimostrata la presenza del Sars CoV-2 nel nostro paese ben prima di inizio di anno. Relativamente alla presenza nelle feci viene parallelamente data rassicurazione che comunque il virus sarebbe neutralizzato negli impianti di smaltimento. Su questo aspetto però è auspicabile che si stabilisca come e se il Covid-19 potrebbe diffondersi dalle feci degli animali, ad esempio negli allevamenti intensivi, e sui prodotti di macellazione ad essi legati. Si obietterà: ma come non è stabilito che dall’uomo il salto di specie verso gli animali domestici non è dimostrato? Pare non sia così ed ecco che nuove inquietudini, che pure il principio di precauzione deve considerare, sono generate dall’ultima pubblicazione di Nature relativa al contagio di cani dagli umani (2).

Ad Hong Kong un virologo dell’Università locale, Malik Peiris, ha dimostrato attraverso la mappatura del genoma virale riscontrato sui cani, che si tratta di virus proveniente con ogni probabilità dai loro proprietari già positivi al Sars CoV- 2. Anche gli anticorpi erano presenti sui due esemplari di razza pomerania e pastore tedesco così come poi è stato divulgato. Automaticamente altre ricerche sono state immediatamente condotte dalle quali sono emerse positività su gatti, tigri e leoni che avrebbero dimostrato una possibile trasmissione del virus ad altri felini senza manifestazioni sintomatologiche. La contagiosità animale ha immediatamente interessato epidemiologi veterinari ed Arjan Stegeman, dell’Università di Utrecht, si è affrettato ad affermare che la probabilità che il contagio passi dagli umani agli animali domestici sia molto bassa. A questa notizie ne sono seguite altre che invitano i proprietari di cani ad adottare, se positivi, ogni precauzione nel prendersi cura dei loro animali quindi uso di mascherine e frequenti lavaggi delle mani anche in rispetto degli animali da compagnia.

L’uomo della strada però riflette che, se vi sono soggetti asintomatici sconosciuti per la loro positività, come si possono su di loro adottare misure verso i loro animali da compagnia? Anche in questo caso si ricorre al solito principio di precauzione che aiuta anche nella successiva riflessione diffusa da altri uomini di scienza. Questi chiedono che dovrebbe essere chiarito il ruolo del bestiame e degli animali da compagnia o da lavoro nella diffusione del virus. Una delle ragioni, banalmente utilitaristica è l’ipotesi che, un soggetto asintomatico possa essere un cane antidroga oppure antiesplosivo. La sua probabile perdita dell’olfatto causata dal contagio li porterebbe a non dare indicazioni utili sul loro lavoro.

Inoltre nella pubblicazione viene anche ribadito che attualmente non vi sono prove che cani e gatti possano infettare l’uomo. Circa l’ipotesi dello spillover (salto di specie) resta ferma la partenza dal pipistrello e l’arrivo sugli umani, sull’ospite intermedio per il quale era stato finanche “scomodato” il pangolino invece, ancora nulla di definitivo.

Relativamente invece alla notizia di grande valore medico ed importantissima ai fini terapeutici, bisogna sempre fare ricorso ad una pubblicazione di Nature ripresa da Le Scienze Italia (3). Si infittisce, secondo quanto asserito, il mistero sulla trombosi che si scatena parallelamente alla polmonite interstiziale nei malati gravi da Covid-19. Oggi si è portati a parlare di una vera tempesta di trombi, parallelela e consequenziale probabilmente a quella delle citochine, che, seppur comune ad altre malattie gravi, non raggiunge un impatto così devastante come nel caso del Covid-19. Cosa sia la causa scatenate non è ancora ben definito, si rilevano elevati valori di D DIMERO, parecchie volte i valori di riferimento, con manifestazioni bluastre nei pazienti, gonfiore negli arti, ostruzione dei cateteri e presenza di coaguli sanguigni grandi e piccoli che mostrano di essere controllati dagli anticoagulanti con difficoltà, neppure dall’uso massiccio di essi. Ecco che le possibili ostruzioni cerebrali da piccoli trombi provochino quindi gli ictus fatali per tanti malati. La descrizione inquietante è quella relativa ad una conferma di una specie di doppio attacco: la polmonite, con gli ingombri da pus e liquido negli alveoli, ed i microtrombi nei vasi che impediscono l’apporto di ossigeno. In questi casi anche la ventilazione meccanica può risultare insufficiente. Le ipotesi che vengono fatte sulla probabile massiccia attività coagulativa nei pazienti covid sono molteplici e concatenanti, dall’infiammazione importante che attiverebbe la cascata coagulativa dall’interno dai vasi, come se la parete, normalmente liscia, a causa dell’infiammazione si rivelasse attivante come un agente meccanico ruvido. Altra causa o forse causa concomitante, un attacco all’endotelio attraverso lo stesso recettore di tipo ACE 2 da parte del virus. Si ipotizza anche che diabete, pressione alta e sedentarietà in soggetti sofferenti da troppo tempo inducano queste reazioni coagulative letali. La descrizione del meccanismo che si scatena, con una violenza tutta propria di questa malattia Covid, vuole il sistema delle proteine del complemento, l’apparato immunitario e la coagulazione ad attivarsi in modo congiunto e sinergico come se ognuna inducesse maggiore reazione nell’altra cosa che risulta difficilissimo contrastare con l’uso dei farmaci. Chiaramente gli anticoagulanti per il rianimatore sono lo strumento terapeutico di elezione, ma il dover far ricorso ad elevatissimo dosaggio, già indice di pericolo per il grave rischio emorragico che comportano, mettono il medico nella difficile condizione di dover trovare quell’ equilibrio tra il principio ineludibile di non nuocere attraverso un uso esagerato del farmaco e la necessità di tentare di non perdere il paziente.

Ecco questo è un altro motivo di gran riconoscenza verso i medici, non come categoria, proprio come persone che, oltre ad essersi sacrificate verso il Sars CoV-2 per soccorrere i malati, hanno dovuto tentare di esagerare per non perderli come pazienti, rischiando in sapienza ed anche in ragionevole ansia. Certo che ogni volta, benché detto troppo ma non abbastanza, non averli dotati di protezioni come sarebbe stato necessario è veramente dura da digerire. Il sistema che ha causato ciò dovrà renderne conto. Era stabilito nelle procedure dei piani, aver ignorato quelle dotazioni di base è stato davvero troppo, se ne dovrà rispondere significativamente nella speranza che più non accada.

Nella foto di copertina “Andy e Gino, i bracchi di Fabiano Fabrizi”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *