Mamma orsa, i suoi 4 cuccioli, la Natura e la sostenibilità ambientale nel PNALM

di Emidio Maria Di Loreto 

Neanche le polemiche arrivate puntuali sulla gestione e convivenza tra mammaorsa, i suoi 4 cuccioli e gli umani, hanno rotto gli incantesimi che si erano instaurati tra cittadini, turisti, fotografi e naturalisti ospiti per molti giorni a Villalago nel tentativo di assistere alle esibizioni dell’allegra famigliola. Un Capitale Naturale unico ed impagabile. Quasi rispondesse ad un copione scritto da una madre Natura inspirata, tra allattamenti, ricerca di cibo, lezioni di nuoto rinfrescanti nelle acque del lago Pio, visite sui ciliegi con annesse scorpacciate di orsa ed orsacchiotti. In molti sono riusciti a catturare ricordi unici dell’avvenimento ma soprattutto a dare sazietà ad un indubbio desiderio di vivere, quasi da protagonisti positivi, un evento naturalistico eccezionale.

Inizialmente, con l’evento che è rimbalzato nel mondo attraverso social e media, il compromesso tra il tentativo di preservare l’incolumità degli orsi e le curiosità di tanti era stato risolto positivamente. Alcune strade erano state chiuse con provvedimenti dell’amministrazione, consentendo punti di osservazione sufficientemente lontani da impedire ingerenze sull’attività di mammaorsa “Annamaria” (Amarena?). Dopo però, vuoi per l’intraprendenza innata del plantigrado, vuoi perché le ciliegie più lontane erano terminate, l’orsa si è avvicinata ancora di più all’abitato ed allora le chiusure sono state allargate tanto da creare anche qualche difficoltà negli spostamenti. Da questo momento sono rimbalzate anche alcune dichiarazioni, a nostro avviso scomposte, mentre ormai ognuno degli appassionati aveva una soluzione utile da

Il territorio di mammaorsa Foto Gabriele Vallera

proporre per ammirare gli animali senza arrecare disturbo. Mai però avevamo notato durante tutte le numerose volte in cui siamo saliti a Villalago comportamenti irriguardosi. Anzi questo ha rappresentato un motivo di gradita considerazione sul livello di civiltà ed attenzione che la moltitudine di persone si attribuiva, come se rispondesse ad un codice tacito di rispettosa educazione ambientale, magari imposto proprio dalla comune volontà di rispetto verso tutto ciò che è ambiente. Era una tale tangibile attenzione che non scaturiva dalla attività repressiva della vigilanza presente, semmai si trattava di sentimento univoco di attenzione e conservazione che palpabilmente avvolgeva tutti i presenti, anche gli stranieri, anche i giovani più esuberanti o gli anziani più saccenti del posto o provenienti da ogni dove. Questa presenza di buon senso e moderazione di giudizio, senza ricerca di protagonismo, non hanno mai generato polemiche che tuttavia sono giunte quando in effetti le escursioni di mammaorsa si sono fatte più intraprendenti e sono state diffuse le piccate dichiarazioni del direttore del Parco, Luciano Sammarone. Sono sembrate poco pertinenti perché accomunavano nello scarso rispetto della Natura proprio l’intera comunità di abitanti, turisti, fotografi e ambientalisti, guide comprese [1].

Il lago Pio dove gli Orsi si rinfrescano Foto Gabriele Vallera

Evidentemente il direttore, da alto graduato dell’Arma, deve essere venuto a conoscenza di notizie diverse da quanto da noi osservato tutte le volte che siamo stati a Villalago. Lo abbiamo già narrato in precedenza nei dettagli e riflettendo troviamo veramente irriguardoso rivolgersi alle guide come coloro che non amano l’orso se non per farne business. Il lavoro da guida è appunto un lavoro e come tale deve essere retribuito. Se poi lo si fa secondo le regole come siamo portati a pensare, si pagano le tasse, lo si fa con competenza e con passione non ci sembra per nulla disdicevole. A noi è sembrato poco corretto sparare nel mucchio, se mai vi fossero casi da prendere come esempi sbagliati sarebbe stato meglio colpire direttamente quelli. Per quanto ci è costato in conoscenze di anni, abbiamo delle guide un’idea di ambasciatori delle bellezze che madre natura ha regalato a noi e di cui abbiamo potuto inorgoglire e godere di considerazione positiva nelle esperienze extraregionali.

Circa l’attività di mammaorsa abbiamo constatato che è di nuovo mutata e ce ne siamo resi conto durante la nostra ultima visita in questa settimana di metà luglio. Ci siamo fermati a chiacchierare con Gabriele e Gardenia, di Villalago, quest’ultima con laurea in Veterinaria all’orizzonte, al fresco del Lago Pio. Dalle chiacchiere e da quanto abbiamo visto è emersa la conferma dello spirito che ha animato inizialmente: il tentativo di proteggere un evento quasi unico per la storia dell’orso marsicano. Un parto quadrigemellare ormai si rileva solo nelle memorie delle persone più attente ed attempate di questi posti. Si ha notizia di un altro solo caso, seppur chi ne ha avuto contezza non ha trovato modo di disporre di documenti probanti se non nei cassetti della memoria.

Ce ne ha parlato Pietro Santucci, con l’abituale entusiasmo che trasuda dalle sue parole e dai suoi occhi ogniqualvolta si trova a divulgare cose di Parco. Secondo una memoria storica importante della popolazione dell’allora Parco Nazionale D’Abruzzo, insieme al Parco del Gran Paradiso il più antico d’Italia, (pochi mesi di differenza tra le date delle due istituzioni) , il capoguardia Leucio Coccia ormai non più tra noi in una sua pubblicazione in cui: ” …narra di lupi ed orsi” cita per la specie orso un parto quadrigemmellare. Purtroppo il testo è diventato introvabile ed immaginiamo dai contenuti preziosi per la ricostruzione di periodi importanti per la vita del Parco e dei suoi selvatici. Del resto proprio la foto della cattura del grande esemplare di Lupo consente di contestualizzare le necessità di un periodo che andava dall’abbattimento di predatori, allora in competizione alimentare con gli umani, con la loro protezione quando la specie entrò a rischio di estinzione. Da questi ricordi si trae spunto proprio per gli attuali tempi che impongono atteggiamenti pertinenti, di equilibrio e di lungo respiro, e che siano soprattutto in linea con quanto le attuali conoscenze scientifiche possono dettare.

Abbattimento di esemplare di lupo a sinistra Lucio Di Marino, al centro Guardiaparco Antonio Ursitti a destra capoguardia Leucio Coccia. Foto archivio privato Antonio Ursitti

L’obiettivo principale a cui si tiene è che l’intera cucciolata possa raggiungere condizioni fisiche adeguate per il superamento dell’inverno e che lo possa fare in condizioni tra il protezionismo della specie ed il mantenimento della selvaticità naturale.

Mamma orsa è bravissima nel suo mestiere di madre, sa tenere a bada gli esuberanti discendenti e mostra anche di saper redarguire come si deve il più dotato fisicamente dei quattro che approfitta spesso della sua condizione. Uno dei cuccioli però è di peso vistosamente minore rispetto agli altri, per questo raggiungere lo svezzamento con successo per tutti non potrà che far gioire la comunità intera della Valle del Sagittario ed i loro affezionati abitanti e frequentatori.

Per quanto visto però abbiamo notato dei diversi comportamenti che, se confermati, potrebbero causare confusione nei selvatici. Bisogna considerare che essi, da esseri animali in grado di elaborare le informazioni dall’imprinting in poi, potrebbero essere influenzati e subire modifiche nella loro indole tanto da trasferirne i comportamenti ai loro discendenti.

Secondo quanto ci è stato riferito, dalla tolleranza affettuosa nell’immediata periferia del paese, siamo passati adesso, attraverso la realizzazione di un carnaio in quota, all’allontanamento indotto verso le altezze dove i pericoli della civiltà sono banditi e dove l’habitat è sicuramente più adatto alla conservazione della selvaticità. Abbiamo cioè avuto un comportamento che può generare confusione nei plantigradi. Inizialmente carico di buonismo, come un tentativo di trasformazione naturale degli ambienti in quelli da cartoni animati alla Yoghi e Bubù di Yellowstone Park…per poi passare a quello, più pertinente, di un aiuto tollerabile, conferito in alta quota, dove i cuccioli avranno davvero l’opportunità di imparare la sopravvivenza senza incorrere nei pericoli che un attraversamento stradale possa dare. A questo proposito l’insegnamento potrebbe anche essere tardivo perché mammaorsa, probabilmente figlia di Gemma, che pure aveva fatto parlare di se per via della confidenzialità che manifestava nei suoi comportamenti, ha familiarità con i luoghi abitati che frequenta. E’ attratta dai frutti delle piante di ciliegie che conosce bene e ancora riescono a dare soddisfazione. Questo la preserva anche da incontri sgraditi con maschi desiderosi di tornare ad accoppiarsi. Se avvenisse ciò, per i cuccioli significherebbe probabilmente soccombere in questa fase iniziale e molto delicata della loro vita. E’ anche vero che ciò è nel destino della specie e nel gioco della vita e della selvaticità che non può essere mutata se non si vorranno cambiare i criteri di base della loro etologia. Ecco che allora l’aiuto dell’esperienza di quanto fatto nel passato giunge in soccorso. Ecco che piante da frutto in quota eviterebbero o almeno ridurrebbero le incursioni verso il basso. Insomma, servirebbe una visione pertinente della situazione ed una sua equilibrata realizzazione senza che si dia corso a disposizioni del momento, o ad elastico, ma facenti parte di una strategia pertinente e scientificamente supportata. Allora una dissuasione adeguata senza fare ricorso a metodi più cruenti tipo proiettili di gomma, potrebbe aiutare molto.

Ci riferiamo alle classiche urla che arrivano da una società civile che invece proponiamo agli orsi in un silenzio innaturale. A qualche colpo di clacson che li tenga lontani, al latrare aggressivo di qualche cane che insegni che vi sono per loro dei competitor che non vogliono rinunciare alla loro indole ed al loro territorio, che insegni a mamma orsa ed ai suoi cuccioli, appunto in una immaginaria lezione di sopravvivenza da cartoon in cui mamma orsa raccomanderebbe ai cuccioli :”…. che è opportuno non addentrarsi nei territori pericolosi degli umani,…. sono troppo rumorosi , emettono suoni a volte di gran disturbo, utilizzano mezzi rumorosissimi che immettono odori non graditi che tolgono il respiro, che però sono veloci ed è meglio non entrarci in collisione per la nostra e loro incolumità. Poi magari qualche volta possiamo approfittare delle tenere piantine che troviamo a ridosso delle loro abitazioni, oppure dei gustosi animaletti che custodiscono in appositi scatoloni di legno che però non resistono alla nostra forza e ce ne cibiamo…ma dobbiamo ben sapere che non se ne può abusare altrimenti ci si scagliano addosso quei ringhianti bianchi animali loro amici. Magari non possono nuocerci, ma infastidiscono non poco…e possono pure chiamare i rinforzi …e allora meglio mettere tanta distanza tra loro e noi…. “ .

Alla luce di questo ci pare corretto porsi domande e tentare il ricorso al buon senso. Non si risponda subito che è bello che un esemplare di cervo maschio adulto, che sfiora i 200 kg e dotato di palco di oltre 10 punte, debba lanciarsi al galoppo tra i bagnanti di un lago. Ci si chieda se la popolazione di cervi sia sostenibile per il territorio che hanno a disposizione e si trovi equilibrato, questo numero, con quello dei predatori e degli ungulati in genere presenti. Ci si chieda se fiori ed erba siano presenti e liberi di fiorire numerosi, come pure se la presenza di parassiti tipo zecche, non si diffondano esageratamente in presenza di un numero eccessivo di ungulati.

Ecco allora che la ricerca dell’equilibrio si impone come linea guida alla quale attenersi. Certo che si deve essere consapevoli che resta utopico il raggiungimento di esso, deve essere però obbligatorio tentare di ottenerlo, anche nelle dichiarazioni, seppur gli esempi di una costante manifesta disistima traspaiono costantemente dagli esempi che giungono per un uso che si fa della propaganda a finalità politiche. Non per la soluzione dei problemi.

[1]- Questo quanto dichiarato il 26 Giugno. “…A questo punto però è necessario che ognuno faccia la propria parte, a iniziare dai tanti troppi fotografi e guide che dicono di amare l’orso, ma che in realtà, spesso, ne fanno un business, senza pensare alle conseguenze.Chi vuole davvero bene all’orso deve stare lontano da quel posto, non 30 metri ma 3 chilometri.Questa è una sfida per tutti, e penso sia necessario uscire dall’ipocrisia dei tanti troppi appassionati che si scrivono le regole a loro misura, invocando libertà di agire a scapito degli orsi”.http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=60374

 * La foto di copertina è di Pietro Santucci La betulla trekking ed escursioni

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