Tonino Brocchi in arte Tony Brooks, a cavallo di due secoli in una antica barberia a Pescara

di Emidio Maria Di Loreto

Un’esperienza bella vivere in diretta l’intervista con il sig. Tonino (per tutti e per sempre Tony), è stata come un concentrato di spaccati di vita che pure nel tempo, durante le chiacchierate tra un taglio e l’altro, avevamo potuto apprezzare. A tratti è sembrato anche di ascoltare il rumore di una pellicola …tipo Studio Luce; quel trr…trr… ritmato che scandisce il tempo delle immagini e dei dialoghi nei film d’epoca. Quasi scene di Mario Monicelli da “Amici Miei” o, meglio, della commedia all’italiana di Pietro Germi.

Dagli occhi dell’interlocutore la lucidità partecipata della narrazione, prima ancora che dalle parole. Un esempio di etica a 360 gradi, nella vita vissuta e nella particolarità, anche da confidente intimo e riflessivo che la sua artigianalità lo ha portato ad avere con i clienti. Incontri nel tempo che hanno arricchito di contenuti le conoscenze e consentono il racconto di una società che ha avuto nelle attività di barbiere, successivamente detto acconciatore, ma salone per barba e capelli per il nostro, lo strumento che ne confeziona il ricordo. Uno spaccato del costume riavvolto come in un nastro da cineteca per 72 anni; la durata dell’attività di Tony Brooks, svolta sempre in centro a Pescara.

E’ risaputo che nel passato, ogni centro abitato con farmacista, maresciallo della Benemerita, quella vera, ed il sig. curato, ha avuto “il salone” come riferimento. Il luogo di lavoro del barbiere l’appuntamento classico per i notabili per analizzare, commentare, elaborare, avallare e molto spesso, quasi sempre, anche raccogliere pettegolezzi sulle vite dei cittadini.

Tony lo ha vissuto questo periodo, da quando imberbe, iniziava a risentire nel nomignolo l’influenza esterofila

La foto in omaggio al suo nomignolo ricevuta in dono da un suo cliente Inglese

post bellica che cresceva in simpatica considerazione e gli rimaneva attaccato addosso. Fu confezionato, come si usa, attribuendo soprannomi che riprendessero le caratteristiche del personaggio. A causa della velocità che manifestava nel radere, allora si affilavano le lame dei rasoi su una lunga striscia di cuoio, per lui fu definitivamente attinto dalle cronache motoristiche il nome di un valente pilota di auto da corsa che gli aderì perfettamente: Tony Brooks appunto. Accadde anche che, successivamente, un professore Inglese diventò suo cliente e confidò di essere stato compagno di liceo del vero Tony Brooks. Per questo gli regalò una foto conservata gelosamente che ritraeva Phil Hill ed il vero Tony Brooks su un bolide dell’epoca.

Prima però di conquistare la possibilità di ottenere un suo salone, Tony interpretò tutta la gavetta necessaria. A partire da quando, terminate le elementari, il giovane ragazzo iniziò a stare a bottega, ad apprendere i rudimenti di quella professione che non avrebbe mai più abbandonato, iniziata in Corso Umberto a Pescara … ammollando barbe, a volte in modo interminabile per le circostanze che non erano mediabili certamente da un bambino.

Tony Brooks primo a destra Anni 50 e dintorni salone a 5 poltrone corso Umberto Pescara

Fu testimone lucido dello sviluppo di una società interprete del boom economico più sfrenato in quegli anni. Per fare ciò, insieme ad altri artigiani, sarti, calzolai e via discorrendo, ma anche contadini ed allevatori di animali da cortile, attendeva al mattino il trenino proveniente da Penne sul quale saliva a Montesilvano per raggiungere Pescara. Due volte alla settimana, i viaggiatori occasionali si mescolavano ai lavoratori ed ai commercianti per il mercato bisettimanale che occupava a Pescara la strada dalla chiesa di Sant’Antonio fino al grande passaggio a livello di viale Muzii, proprio dove si formavano i primi grandi ingorghi per il traffico stradale in aumento. Allora Pescara era tagliata in due dalla strada ferrata che occupava l’attuale strada parco (davvero singolare – oppure c’è dell’altro?- che si siano dimenticati quei disagi e si voglia adesso ripristinarli attraverso una analoga iniziativa di trasporto pubblico n.d.r). Quel popolo di lavoratori portava nel cuore ancora evidenti i segni della distruzione e la vista dei cumuli di macerie e case diroccate non aiutava a dimenticare, se mai ad aumentare la voglia di fare. Era fin troppo evidente la necessità di una ricostruzione e di uno sviluppo che si ottenne anche per la cultura del lavoro che traspariva in quei lavoratori.

I prodotti di quel mercato bisettimanale, ricorda Tony, erano per i giovanotti gaudenti sul trenino l’occasione per approfittare, prima che riprendesse la marcia, di un “prelievo” furtivo di un fico da gustare subito, un’albicocca, un ricco grappolo d’uva oppure qualsiasi ben di dio fosse offerto ai compratori in relazione al periodo. Alla fermata del treno Tony ricorda perfettamente i proprietari dei banchetti, o delle ceste ricolme di frutti, porsi a protezione davanti ad esse per limitare i danni in quei pochi secondi in cui la fermata consentiva, ai ladruncoli scherzosi ma non tanto, di scendere velocemente e risalire a mani piene ed impuniti, un attimo prima che il trenino ripartisse. Mentre Tony narra appaiono le scene che descrive…sembra quasi di ascoltare gli idiomi, gli odori, lo spirito propositivo se vogliamo che iniziava a sorridere ad un futuro che si intravedeva e veniva rincorso dopo tanto penare da quel mix di pescatori, commercianti improvvisati, contadini, artigiani, muratori che diventavano costruttori detti anche palazzinari, allevatori che crescevano a Pescara e dintorni.

Erano momenti di vita vissuta che appartengono alla nostra storia, come pure è vivido e importante il ricordo della demolizione del Teatro Pomponi, un gioiello che fu sacrificato, si vociferava all’epoca, a causa di una speculazione edilizia ambiziosa, che poi non fu portata a termine, a favore di un albergo imponente. Il Teatro era stato dichiarato inagibile cosa che generò interpretazioni diverse e dubbi circa la veridicità di quella perizia. La prova la si ebbe quando, per abbatterlo, fu necessario usare la dinamite; era stato costruito in cemento armato. Il teatro si perse e non è stato più riottenuto. Un abbattimento veloce, realizzato all’insaputa (vera) dei più.

La cultura del lavoro, era ormai radicata in quella generazione di lavoratori, il loro spirito di sacrificio fu base per le crescite del Paese. Fu emblematica finanche la non interruzione dell’attività nel salone a 5 poltrone di Corso Umberto dove Tony lavorava a quel tempo, in occasione della visita di Papa Paolo VI, il 17 Settembre del 1977. Pescara fu invasa da una folla enorme, mai più vista. Si parlava di un’onda di oltre 200.000 persone radunate di fronte ad un palco, in Piazza I Maggio, con alle spalle altre onde, quelle del mare.

Tony nel gennaio 2021 inizierà il suo settantatreesimo anno di attività in via Ravenna, dopo averne trascorsi 41 in via Trento ed i restanti nei due saloni in cui ha lavorato in Corso Umberto. Lo farà con la stessa professionalità di sempre, elargirà consigli ai giovani clienti, accoglierà pensieri e confidenze, riproporrà aneddoti scherzosi, considerazioni filosofiche la cui profondità sarà tarata sull’interlocutore grazie alla sensibilità, lucidità e cultura di cui è dotato. Si affideranno a lui ancora tanti bimbi che una volta di più non troveranno traumatico ottenere da lui una rimessa in ordine dei propri capelli. Per questo Tony è sempre stato molto rassicurante, per mamme e bimbi; andrebbe valutata da un pedagogista il perché di tanta innata predisposizione.

Altri bimbi cresceranno e torneranno da lui; come quelli ormai fagocitati dal mondo delle professioni con svariata fortuna. Passeranno ancora per salutare o usufruire di un taglio. Non mancheranno, nelle inevitabili chiacchiere con Tony, i ricordi degli amici che non possono più passare a trovarlo, andranno adesso i loro figli a frequentare via Ravenna 86, come accade già da qualche tempo con quelli di Attilio. Proseguirà la ritualità scherzosa con il…cultore del pelo che ad inizio anno consegnerà ancora ai propri clienti il particolare calendarietto testimone di una antica tradizione che è tutt’altro che “machismo”. E’ da considerare come evento goliardico per quella condizione scherzosa e spesso satirica, ma sempre accettabile e mai sopra le righe, che ha animato i buontemponi ed i bisognosi di una risata che non guasta mai nel relax che la visita da Tony conferisce.

Ma(e)stro Tony, con i complimenti per la tua attività, ti raggiunga l’augurio di effettuare ancora tanti tagli…non tanto per la tua soddisfazione quanto per coloro che potranno beneficiarne e per una società, anche del lavoro, che necessita ancora di tanti esempi ai quali riferirsi. Sicuramente la tua splendida famiglia approverebbe ancora una volta.

 

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