Giovanni Angelucci, Pescocostanzo e La Corniola

di Emidio Maria Di Loreto

Giovanni Angelucci è un 34enne dalla fedina penale enogastronomica da… pluriergastolano, ammesso che essere gaudente in bellezza cibo e bevande sia una macchia. Se l’è guadagnata con l’impegno che può derivare solo dalla passione. Oltre che con i geni, Manrico e Titta devono averlo indotto, al gusto delle buone e belle cose con l’esempio. Magari non strutturato, come sarebbe diventato, ma affidato all’istinto ed a quelle sollecitazioni fenotipiche che una regione come l’Abruzzo può indurre in chi ne voglia fruire. Seguivamo, come succede per un figlio di amici, i percorsi di crescita di Giovanni e ci incuriosì, per analoghi interessi, la scelta inusuale di iscrizione, dopo il prestigioso “Vico” a Chieti, all’Università delle Scienze Gastronomiche di Bra di freschissima istituzione e successivamente il corso di Ecogastronomia della University of New Hampshire. Seguiva la sua passione il ragazzo, e potendo, quando si è giornalisti coraggiosi e supportati nelle proprie scelte, approda alla soddisfazione di firmare sul prestigioso National Geographic nel suo magazine Traveler un prezioso reportage su “ Abruzzo; Il gusto della natura”. Per chi ha come motto: ” la vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte” e con coerente determinazione ne interpreta le massime, arrivano anche riconoscimenti e prestigiosi premi professionali: il Kyle 2019, riconoscimento istituito da Aset – Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana-; il premio del turismo delle Cook Island, Polinesia Neozelandese, per il giornalista che ha meglio raccontato quelle isole. Non può che trattarsi di un inizio verso traguardi che intravediamo ambiziosi dopo gli impegni con Slow Food, Gambero Rosso e la sempre attiva e duratura collaborazione per La Stampa. Dalla pubblicazione su Traveler abbiamo potuto così apprendere della nostra lacuna conoscitiva sul ristorante La Corniola, non però su Pescocostanzo del quale da sempre nutriamo il rispetto che si deve ad una “nobildonna austera”, con i suoi lastricati in pietra e le abitazioni consolidate da imponenti cantoni dello stesso materiale. Anche le botteghe artigiane al piano terra godono di portali con arco in pietra a tutto sesto; abitazioni e strade, ornate con fioriere curate con maniacali attenzioni.

Basilica, interno e altare centrale

Ha sempre contato Pescocostanzo su un turismo scelto, ricco, che ha indotto una ricercatezza anche nei suoi fruitori. Il centro è inserito nell’elenco dei borghi più belli, con la Basilica di Santa Maria del Colle, con i sui soffitti lignei, la cancellata e gli altari rifatti in epoca rinascimentale e barocca. Anche l’arte orafa ha giocato un ruolo nel conferire al posto quell’aria da antica nobiltà e ricercatezza che ancora si avverte grazie a famiglie di cesellatori raffinati, i Tollis ed i Domenicano con produzioni di opere di grande apprezzamento sulle orme segnate dai Di Francesco fin dal ‘300.

Abbiamo deciso di andare approfittando in una giornata di inizio

Pescocostanzo il corso

ottobre che ci regala uno splendido sole, il timore è che gli effetti della pandemia, inizialmente ben contrastata, ma che adesso espone a nuove gravi restrizioni, si faccia troppo concreto. La decisione sembra opportuna perché i dati preoccupanti ed in crescita dei contagi, non sono ancora giudicati sufficienti per indurre l’imposizione di provvedimenti e la preparazione dei cittadini, che rischiano di diventare pazienti, mostra di non aver ben compreso la gravità. L’attraversamento della Valle Peligna, appena lasciata l’autostrada, lo conferma. Assembramenti nelle piazze di fronte ai bar, capannelli di persone vicine, a stretto contatto l’un l’altra con uso di dispositivi di protezione nullo, quasi sempre, oppure esibiti sul braccio… come se si respirasse con i gomiti.

Troviamo il ristorante con facilità, all’ingresso del borgo. Ambiente curatissimo, uso sapiente ma non ossessivo di arredamento che ricordi l’origine montana del posto.

La signora Barbara, in sala trasferisce nelle descrizioni e nell’accoglienza dell’ospite tutta la sua passione. Più che dalle parole, filtrate dalla mascherina indossata con attenta naturalezza, la condivisione partecipata della loro offerta la si legge dagli occhi che tradiscono i sentimenti che devono aver animato la nascita e la realizzazione della loro impresa. Ogni descrizione è completa ed accurata, anche acqua e pane meritano il rispetto che si deve a dei coprotagonisti dell’opera e come si conviene la proposta di pane è realizzata direttamente da loro. Quello integrale ai 5 cereali è ricco in sapidità se assaggiato con l’olio proposto, ma sa essere anche accompagnatore non invadente della fettina di prosciutto oppure del caprino abbinato ad una goccia di confettura di fichi che ne magnifica il gusto. L’altro, confezionato utilizzando farina da grano di solina, è più neutro e più adatto ad assaggiare qualsiasi abbinamento, con lo stesso olio soccombe completamente nel gusto e consente una valutazione più pertinente del Masciantonio, olio bio di Crognaleto, ottenuto da cultivar di intosso, gentile e leccino che conserva quasi intatte le sensazioni che avvertiresti appena dopo la spremitura. La proposta in entrata prevede pallotta cacio e ova ed una tartelletta di caprino con confettura di fichi, già menzionata, che in bocca risulta persistente ed appagante tanto da volerne ancora. Anche il dado di pancia di agnello arrosto e peperone intriga, come pure il porcino arrosto servito come antipasto con baccalà mantecato e purea di patate risulta di corretta preparazione e con apprezzabile senso agliaceo che esalta le peculiarità classiche del boleto. Un calice di Cerasuolo di Tiberio accompagna gli antipasti confortato dai suoi profumi delicati e floreali senza invadere e sovrastare le pietanze proposte ma affiancandole in modo appropriato.

spaghettone di solina vetricina e cipollotto fresco

Per il primo ci è stato servito uno spaghettone, preparato sempre dallo chef Concezio Gizzi con farina da grano di solina. L’aver addomesticato all’eleganza estetica e gustativa una ventricina di Carunchio e cipollotto è impresa meritevole di ogni apprezzamento in questo piatto. Tocco di classe il fiorellino di maggiorana, una delicatezza che cattura l’occhio ed induce più alla rispettosa contemplazione che alla voluttuosa aggressione delle papille gustative che pure immediatamente dopo sarà ineluttabile concretizzare.

A Pescocostanzo non può mancare il servire un agnello alla brace; nel caso di Concezio è stato usato per una costoletta un barbecue con carboni vegetali proposta nella versione con coperchio ed altra porzione cucinata a bassa temperatura con passaggio veloce successivo sui carboni. L’ovino è accompagnato da un’aggiunta di sedano rapa e acqua di cottura proveniente dalla “bassa temperatura”. C’è da dire che la materia prima, quali agnelli di qualità, in questi luoghi non manchi …e apprezzamenti li otterresti anche da analoghe proposte in altri locali, sempre però se rigorosamente improntati all’offerta qualitativa e non alle abbuffate turistiche. Con lo spaghettone e l’agnello ci viene suggerito un calice di Montepulciano Torre dei Beati, un rosso in purezza affinato in rovere e proveniente dalle colline di Loreto Aprutino, una delle zone a più evidente vocazione per la produzione di questa doc. La beva è da riflessione con particolare attenzione all’abbinamento suggerito. Sia con l’agnello che con la ventricina “ addomesticata” nello spaghettone, vengono espresse le note classiche di un rosso dagli evidenti profumi di frutta rossa e matura che nella persistenza possono derivare verso note più complesse di liquirizia e spezie che ne elevano il corpo e magnificano l’abbinamento nettando il palato.

Spuma lemongrass, granita di caffè e crumble alla nocciola

 E’ il dessert che raccoglie l’impressione più ammirevole tanto da far pensare, vista l’eccellenza delle proposte, ad una sessione interamente dedicata al dolce. La spuma lemongrass, granita di caffè e crumble alla nocciola da sola meriterebbe una visita. Giusto un pizzico in meno ma sempre graditissimo, il cannolo ripieno di mousse al cioccolato, crema all’Aurum e scorzette d’arancio. La pesca cotta all’olio evo e gelato timo e limone la lascerei agli amanti dei dolci alla frutta ai quali risulterebbe sicuramente tanto gradita. Infine la piccola pasticceria: una crem brulè alla genziana che definire sontuosa (per gli amanti dei dolci al cucchiaio) è poco…bisognerebbe eleggerla a dessert principe da offrire tra le prime due opzioni…oppure prepararsi a chiederne il bis o tris a seconda se la si offra come piccola pasticceria o …a porzione adeguata. Poi cioccolato bianco con uvetta e cereali, biscotto arachidi salati e caramello, gelatina ai frutti rossi, intrigano un’offerta già ricchissima e appagante. Presi dall’eccitazione di cotanta gradevole offerta siamo incorsi in una grave mancanza. Avremmo dovuto chiedere un moscato da abbinare con i dolci e non lo abbiamo fatto. Rimedieremo nel futuro.

Il dopo pranzo prosegue con un salto nelle faggete centenarie del Bosco di Sant’Antonio. Piacevolissima passeggiata, con un sottofondo in quota di bramiti, senza però che se ne osservi nessun interprete malgrado l’uso di ottiche. Anche i funghi sembrano assenti in questa stagione, ne arriveranno se le temperature non si abbasseranno troppo e comunque i colori del bosco ed i raggi del sole si sono rivelati appaganti per un bagno nella natura.

Ha sicuramente ragione Giovanni. “…gli italiani tutti sono esperti nell’arte del godersi la vita. In Abruzzo, però, pare essere un’abilità, perfino una vocazione…“.

Per saperne di più Giovanni Angelucci: https://www.youtube.com/watch?v=stH7KVkA48I&fbclid=IwAR1R4vZKQHIPfy7mFH8v7R_WFCa3IVWyXr_0tEwSJZ7wsFDsdfpbu_O6bbQ Ristorante La Corniola; chef Concezio Gizzi, Lucia Gizzi, in sala Barbara di Geronimo: Via dei Mastri Lombardi 24,67033 Pescocostanzo (AQ) Tel: 0864 642470.

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