Arriva dai nostri predecessori di Neanderthal l’aumentato rischio di aggravamento per la Covid-19

di Emidio Maria Di Loreto

I numeri della Covid-19 sono in costante preoccupante aumento ed espongono a preoccupazioni alle quali la Scienza non è in grado di dare risposte esaustive. Non ancora. Rispetto all’esplosione della pandemia, sono numerosi gli insegnamenti pervenuti, sia in termini di ipotesi terapeutiche sia sulla necessità di avere approcci veloci nella individuazione ed isolamento dei soggetti colpiti. Anche l’uso di dispositivi di protezione, seppur raccomandato, troppo spesso resta strumentalizzato a finalità di propaganda che non aiuta quello spirito di collaborazione generale che invece sarebbe determinante per guadagnare tempo in attesa di uno o più vaccini validi. Al momento la dimensione dei numeri lascia tremare i polsi e racconta che sono oltre 35 milioni i casi totali, oltre 1 milione i decessi, circa 270.000 i casi giornalieri diagnosticati ed oltre 6.000 morti al giorno. Su questo quadro si inserisce uno studio interessante di Nature che è stato riproposto da The Guardian.

Si ipotizza che gli individui sviluppatori di forme gravi di Covid-19 siano portatori di un filamento di DNA che arriva da Neanderthal. Questo filamento, secondo il calcolo degli scienziati, triplicherebbe le possibilità di sviluppare forme gravi di Covid-19 e sarebbe pervenuto all’uomo moderno attraverso un’ereditarietà di 50.000 anni. In buona sostanza metà della popolazione asiatica del sud ed il 16% di quella europea ne sarebbe dotato. Addirittura in Bangladesh il 63% della popolazione sarebbe portatrice di almeno una copia della sequenza di DNA.

Il tutto scaturisce da studi di comparazione che dal Karolinska Institute di Stoccolma e dal Max Planck Institute of Evolutionary Antropology di Lipsia arrivavano a stabilire l’ipotesi che l’uomo di Neanderthal avesse dei geni utili alla risoluzione di infezioni un tempo diffuse e poi scomparse. Questi stessi geni però di fronte alla nuova infezione da coronavirus ne sarebbero responsabili della forma aggravata. Hugo Zeberg e Svante Pääbo, gli scenziati dei due Istituti di Svezia e Germania che hanno sviluppato la teoria, hanno preso in considerazione il DNA di soggetti gravemente ammalati di Covid-19 e lo hanno paragonato a quello dell’uomo di Neanderthal recuperato in Croazia e con quello del gruppo dei Denisovani trovato in una grotta della Siberia. Ne è scaturita l’affermazione che quel segmento di DNA era esattamente lo stesso presente nel genoma di Neanderthal.

Lo studio non fornisce indicazioni sul come questo segmento nucleotidico sia responsabile della forma grave di Covid-19 ma è stato ipotizzato che abbiano un ruolo sia nella risposta immunitaria del soggetto che nel meccanismo di azione attraverso il quale il virus penetra nella cellula per avviare la sua replicazione e lo sviluppo dell’infezione. Sui numeri relativi all’aggravamento del Covid-19 le ipotesi formulate dai ricercatori sono che almeno 100.000 pazienti in più siano deceduti a causa di questo filamento di DNA di Neanderthal. Non solo questa sequenza nucleotidica, che è di interesse per la Covid-19 proviene da Neanderthal, ma anche altri geni che hanno conferito all’uomo moderno una aumentata sensibilità al dolore mentre altri riducono la possibilità di incorrere in aborti spontanei. In buona sostanza nel mix se ne hanno alcuni favorenti ed altri meno.

Lo studio pubblicato ha anche però indotto riflessioni secondo le quali possono diffondersi argomentazioni troppo semplificative della realtà Covid-19 la cui complessità, mano a mano viene a chiarirsi dopo essersi manifestata a suon di decessi e altri serissimi e diffusi problemi sanitari. Al momento non è sbagliato associare l’aggravamento dei pazienti alla carica virale, allo stato generale del paziente, all’età, all’etnia, all’obesità ma anche ad altre cause che non sono in relazione alla presenza dei geni di Neanderthal. In fondo un ruolo determinante lo si ha dalla risposta immunitaria e dai fattori che ne influenzano l’entità a partire dai fattori ambientali oltre che genetici.

https://www.nature.com/articles/s41586-020-2818-3.epdf?sharing_token=DTZJCjLkvr6VwmDHM4hpSdRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0MLcfiSFm2PKr9jeM7FZtJjsbUNWozZQ8UWa9r5M17moupqOHSLNDfyseXp2PLVE6fST_YMjw_pfzYxl4dhknCyY9cwp56BkL-HaRr3F2cpsf2sOvePy0h257utEHhr1sw%3Dhttps://www.theguardian.com/science/2020/sep/30/neanderthal-genes-increase-risk-of-serious-covid-19-study-claims?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=fe4c0bfbe8-briefing-dy-20201005&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-fe4c0bfbe8-44014617 

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