Graziano, Vittoria e i loro cani: storia di tartufi e resilienza italiana

di Emidio Maria Di Loreto

Lo “stradone” per gli abitanti di Pescara e Montesilvano è via Verrotti. Una strada che, tra abitazioni costruite in modo selvaggio nel passato, senza che rispondessero ad un reale piano urbanistico, mette in comunicazione nella direttrice nord-sud parallela al mare, i due più grandi centri della costa adriatica abruzzese e l’entroterra vestino. Percorrendo questo asse stradale molto frequentato, sarà capitato a molti di incontrare un’utilitaria che mostra un cartello che riporta la scritta tartufo. Per ogni gourmet è diventato un automatismo fermarsi per richiedere a Graziano, e più raramente a Vittoria, un tartufo bianco, oppure nero pregiato oppure semplicemente un estivo se la stagione deve ancora entrare nel periodo più congeniale. E’ successo anche a chi scrive, con la venerazione ed il rispetto che si impone da chi ama la natura verso chi, dall’ambiente, riesce a trarne i frutti più significativi. Con la confidenza, subentrata dopo ripetuti incontri, siamo anche venuti a conoscenza che dietro quell’insegna e quell’apparente semplice azione di commercializzazione del tubero, vi è una storia di resilienza meritevole di riflessione e di essere nota. Il film purtroppo è già visto e proiettato più volte per troppi, specialmente nell’ultimo decennio; è pure comune a tanti che avrebbero preferito altre scene in cui essere protagonisti. In questo caso gli attori sono Graziano e Vittoria, due ex lavoratori entrambi nel settore tipolitografico; Graziano da 25 anni. La riduzione del lavoro significa per loro licenziamento e fine del duplice sostegno per la famiglia. Significa anche però che, nella necessità e nell’adattamento alla nuova condizione, si consolidi il rapporto di due genitori che mostrano di superare nell’unità le difficoltà. Vittoria, per affermazione del coniuge, risulterà bravissima, come capita alle migliori madri e mogli, nell’affrontare le difficoltà dividendone il peso con il consorte.

Graziano è stato attivissimo in gioventù, sportivo in svariate discipline compreso un titolo nella pesca nelle acque interne probabilmente ancora imbattuto. Anche però motocross, tiro con l’arco ed una particolarissima attrattiva verso la natura in senso lato. Dalle passioni giovanili di Graziano arriva l’intuizione che si possa fare ricorso ad esse per trovare un successo che permetta di continuare ad avere la propria dignità di onesto lavoratore. L’essere stato a titolo amatoriale raccoglitore di orapi, lo spinacio selvatico che cresce in prossimità degli stazzi in quota, cacigni – o crispigni altra verdura spontanea-, asparagi, lumache di terra, funghi e tartufi ha rappresentato la svolta. Graziano ne deduce che occorre addestrarsi per ottenere quelle conoscenze in idnologia (la scienza che studia i funghi ipogei) che consentano di andare a scovare i tuberi migliori dove si trovano, e che da questo si può ottenere per la famiglia quel sostentamento che le politiche del lavoro degli ultimi anni hanno portato a mancare. La conoscenza con un’esperta del settore ed allevatrice affermata come la toscana Angelica Nardi, di San Miniato, gli permette di ottenere insegnamenti ed ausiliari di genealogia adatti come la razza del lagotto romagnolo può garantire. Graziano inizia così ad affinare le tecniche di addestramento per i suoi cani, ad accrescere quel bagaglio culturale che significa avere successo in questa attività.

Indio (Foto Graziano)

Il lagotto è un cane da riporto, di pelo arricciato e duro, di colore marrone o bianco sporco, uniforme o a macchie, ha dimensioni adatte per intrufolarsi nei roveti più fitti. Insomma la razza più vocata a cercare il prezioso fungo ipogeo. Questa descrizione è calzante per Indio, l’attuale ausiliare di Graziano, con il quale ha instaurato una profonda simbiosi che trasforma le uscite molto raramente in insuccesso. Lo si intuisce quanto grande sia la considerazione verso il suo cagnolino quando ne narra le gesta, quando sottolinea la necessità di comprenderne l’attitudine ed il significato degli atteggiamenti che emergono nella cerca. Si pensi che il carattere del lagotto è giocherellone, assolutamente non litigioso, amante di considerazione che ricambia con affetto smisurato con tutti ma ovviamente soprattutto con il suo conduttore e la sua famiglia. Quando però Indio è in attività è orientato e concentrato esclusivamente verso l’individuazione della trifola e per ottenere il risultato si intrufola con avidità incontrollata dove una persona non riuscirebbe mai. Questo è un aspetto importante che comunque merita di essere ben compreso e che il raccoglitore deve interpretare con competenza. Ecco competenza, preparazione fisica, sacrificio sono basilari. Se il cane individua il tartufo in zona impenetrabile, inizia a scavare ed a volte, quando il tartufo è vicino alla superficie non è necessario far ricorso al vanghetto per il prelievo. Allora senza il veloce intervento

Graziano con Indio nel culmine dell’azione (Foto Graziano)

del conduttore significherebbe una probabile rottura del tubero causata dal cane che scava. Questo ne ridurrebbe significativamente il valore. Si immagini se dovesse capitare ad un tubero bianco di qualche centinaio di grammi in periodi di carenza sul mercato? Il danno sarebbe davvero troppo importante ed annullerebbe sacrifici altrettanto importanti. Le emozioni tradite da Graziano con la narrazione delle gesta di Indio però non sono le sole, si assapora quasi dalla sua espressione quella soddisfazione che lo pervade allorquando, lui ed Indio, prelevano il tubero. Eccitazione elevata quando narra di quanto sia emozionante, insieme al suo ausiliare, avvertire l’intensità del profumo che è evidentissimo anche nella terra rimossa durante il prelievo e che impregna mani e abiti e ti accompagna per ore. E’ un’emozione da condividere con il suo cagnolino ed esse raggiungono il massimo seppure la narrazione potrebbe essere bollata con incredulità. Il cinofilo però sa di cosa sia capace il binomio cane conduttore, fino a quanto l’affiatamento si spinga anche più di una comunicazione compiuta. Lo si comprende meglio quando ci racconta di Black, un suo vecchio bracco-pointer e India un cucciolo di lagotto del passato, legati entrambi ad una vicenda tristissima purtroppo  che riesplode come una vecchia piaga mai abbandonata. Si tratta di una pratica indefinibile per l’enormità della cruda violenza, gratuita, vigliacca, indice di un andazzo raro ma ancora evidentemente presente in un Paese che mostra di non riuscire ad evolversi, quella dei bocconi avvelenati. Si colpiscono con questa pratica i cani per punire i raccoglitori che frequentano zone che, l’ignoranza da sottocultura di qualcuno si attribuisce come loro esclusivo territorio. Ebbene quella volta i bocconi colpirono Black ed il cucciolo, quest’ultimo non si salvò mentre Black ce la fece ma, non furono i soli a subire i danni da quel gesto. L’emozione il dolore e lo stress per l’evento furono la causa scatenante di un brutto infarto per Graziano, proprio in accordo del vecchio proverbio… dell’acqua bollente sull’ustione! Ebbene dopo quell’episodio, quando Graziano e Black tornarono in montagna, all’individuazione del tartufo, il cane, che le volte precedenti era irruente nell’appropriarsi del tubero, dal malanno del padrone, notando che Graziano non era più solerte nel raggiungerlo, rallentava l’azione di scavo, si soffermava a guardare il padrone e concludeva riportando con delicatezza il tubero nelle mani del conducente che non si era potuto avvicinare come nel passato. Ripeto, chi ha avuto esperienze cinofile vere è in grado di riconoscerne la veridicità ed il valore, agli altri è ammesso dubitare ma chi scrive aggiunge che, per costoro, è certo che nella loro vita è andata persa una delle esperienze più intense di legame fra due esseri viventi seppur di specie diverse.

La conclusione di una favorevole raccolta del tartufo si manifesta nobilitando le pietanze più ricercate per la tavola. Si tratta di piatti che gli amatori che possono, apprezzano a qualsiasi prezzo. Ricordo che ci colpì, con l’amico Roberto, un ristorante nella piazza Duomo di Alba patria celebrata del bianco. Esponeva un menù in bella vista che riportava un uovo al tegamino con tartufo bianco al prezzo di 45€…. Sarà questa la strada che Graziano e Vittoria vorrebbero intraprendere per il figlio cuoco? Avviare un locale che serva pietanze al tartufo e che restituisca tutto quanto la vita ha preso in precedenza. Allora i coniugi del tartufo avranno visto dare completa concretezza al nome della signora.

Graziano il tartufaio è raggiungibile al 3337358914.

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