Storie di animali del Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise e l’evoluzione ambientalista nei ricordi dei guardaparco /2

di Emidio Maria Di Loreto

Leucio Coccia pubblica nel 1980 la sua raccolta di racconti ed esperienze che riguardano i decenni precedenti. Ci racconta di animali del Parco che erano prede un tempo, fauna protetta rigorosamente anzi, quasi coccolata, adesso. Riporta di cacce con

preda e predatore – Foto Pietro Santucci La Betulla trekking

numerosi battitori organizzate per catturare i predatori orsi e lupi che competevano con l’uomo per il fabbisogno alimentare. Narra, a Parco istituito, di come si cercasse la cattura dei plantigradi da esibire nello zoo del Parco quale richiamo turistico. Nei racconti di Di Nunzio, apprendiamo della regolamentazione dell’edilizia che scongiura abusi, della difesa boschiva, della lotta cruenta al bracconaggio che era ancora una reminiscenza dei vecchi comportamenti ai quali in troppi erano abituati. Tutte attività di tutela ancora più difficili perché da condurre verso paesani ed a volte anche contro legami di sangue che pensavano di godere di favori che però il protezionismo della natura e le sue leggi non ammettevano. Le stesse problematiche che ci furono narrate da Antonio Ursitti. Del resto la vita del Parco non è stata certamente facilitata. Fu istituito nel 1923, più o meno nello stesso periodo di quello del Gran Paradiso, i due parchi di più antica istituzione. Nel periodo del fascismo ebbe uno stop che fece apparire la sua storia come conclusa. Dal precedente controllo della Milizia Forestale fino agli anni 50, si passò, con la ripresa delle assunzioni di personale, ad una tutela del Parco più efficace. Da allora l’attività ed il cammino protezionista ripresero seppur con il bagaglio culturale che pesava su di esso e che non aveva ancora nulla delle attuali convinzioni. Ecco dal testo di Leucio Coccia e dai racconti di Peppino Di Nunzio, oltre che da quelli di Antonio Ursitti del quale abbiamo già riferito in altro racconto, emerge l’iter evolutivo del Parco e della sua gente. Un percorso che si è dovuto confrontare con la quasi estinzione del lupo per poi individuare, in questo predatore, un elemento chiave nell’attività selettiva e nella catena alimentare come madre natura ha voluto.

Camosci al pascolo Foto Pietro Santucci La Betulla Trekking

La storia dice che il lupo si salvò partendo dall’Operazione San Francesco e dall’operazione Arma Bianca, per le attività di tutele intuite da Franco Tassi, il WWF, Luigi Boitani, Erik Zimen e Paolo Barrasso. Da allora si

Cuccioli di camosci Foto Pietro Santucci La Betulla Trekking

tentò di far cambiare “l’immagine” del predatore, ed i pastori furono i primi alleati degli scienziati in questa impresa. Evidentemente, non godendo dello stesso bagaglio culturale, in altre zone d’Italia si approda a conclusioni diametralmente opposte. In alcune regioni del nord, ma anche nella vicina Toscana, allevatori dalle professioni facili, e politici a caccia di consensi a basso costo, vorrebbero reintrodurre l’ipotesi abbattimento dei lupi grazie alla miopia ignorante che ne guida i

Lupi si cibano di carcasse di cevi ottobre 2020 – Foto Pietro Santucci La Betulla Trekking

comportamenti. Si pensi a quale sarebbe la situazione già preoccupante circa il numero di ungulati presenti senza le sue predazioni, e come risulterebbe l’ambiente senza che si realizzasse la sua azione di pulizia sulle

L’Aquila non invitata al banchetto Foto Pietro Santucci La Betulla Trekking

carcasse degli animali periti per le ragioni più diverse. L’ultima testimonianza arriva ancora da Pietro Santucci con le foto di un branco di lupi ed un’aquila che si cibano di due carcasse di cervi rimasti probabilmente vittime di fulmini. Dai racconti dei guardaparco si percepisce l’emozione per i primi incontri con orsi e cuccioli. Ci viene diffusa la soddisfazione per le prime foto a testimoniarne la presenza ed eccezionalmente anche scatti che riportano i momenti riproduttivi, le lunghe aspre salite e gli incontri con camosci, cervi in combattimento, voli di Aquile, lupi in branchi dalla sofisticata organizzazione.

La longevità dei tutori amici della Natura, e per questo anche nostri amici, la si deve evidentemente alla condivisione di tanta bellezza ed alla salubrità che deriva dall’essere testimoni di questi luoghi.

Bosco del Parco Foto Pietro Santucci La Betulla Trekking

Vi è un’altra costante nel racconto che riappare prepotentemente come un marchio a fuoco, la gentilezza della gente d’Abruzzo, riproposta negli incontri con il sig. Antonio, quella della sig.ra Gerardina moglie del sig Peppino seppur solo telefonicamente, quella degli abitanti di Villalago, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Opi, San Sebastiano dei Marsi, gente che sa riconoscere la comunione di intenti e la sincerità anche dal solo tono della voce o dall’espressione degli occhi. Se poi l’interesse è per la Natura o per …cose di Parco, le porte si aprono e rimangono aperte per partecipare, a chi verrà dopo, una vita di esperienze immerse nei luoghi che hanno accolto la loro vita. Possibilmente sempre con l’ambiente tutelato al meglio e con la riconoscenza che si deve a coloro che con il loro lavoro hanno reso possibile fruire di tanta bellezza.

– Leucio Coccia. “ Orsi, lupi e camosci nei ricordi di un agente del Parco Nazionale D’Abruzzo” Pescasseroli 1980. Tipografia Dominici Avezzano.

Un grazie all’accompagnatore di media montagna Pietro Santucci che non manca mai di mettere a disposizione sue immagini e racconti, agli agenti del Parco Leucio Coccia, Peppino Di Nunzio ed Antonio Ursitti per i loro racconti ed il contributo dato all’Ambiente.

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