Abruzzo in zona arancione contro il parere del Governo: Marsilio tira dritto

Lo scontro è ancora in atto. L’ordinanza emessa nella serata di ieri dal Governatore Marsilio ha portato ad una diffida, che i ministri Speranza e Boccia hanno trasmesso nella giornata di oggi a Marsilio contro la decisione di ripristinare la zona arancione in Abruzzo, due giorni prima della pronuncia del Governo, prevista tra mercoledì e giovedì, dopo il parere del Gruppo Tecnico Scientifico. Marsilio ha tirato avanti nonostante tutto.

Ritiene d’aver agito con scrupolo, così come aveva fatto quando decise di far passare la regione nella zona rossa (lo scorso 18 novembre) prim’ancora che l’Abruzzo in quella fascia ci finisse su decisione di Roma.

Se avessi atteso che la cabina di regia si fosse riunita venerdì 20 novembre, che fosse emessa il sabato l’ordinanza, con questa che sarebbe andata in vigore dal lunedì, noi saremmo entrati in zona rossa otto giorni dopo. Abbiamo guadagnato invece tempo prezioso invece di accumulare centinaia e centinaia di casi in più a quelli poi registrati e che sarebbero stati molto più lunghi da smaltire dopo. Adottando la nostra ordinanza il 16 con decorrenza 18, già nel report della settimana successiva, cioè dal 27, eravamo arancioni. Significa che quei giorni in cui ci siamo fermati per tempo hanno avuto un effetto importante – puntualizza così il presidente della Regione Abruzzo nella conferenza stampa tenuta oggi per spiegare apunto i motivi dell’ordinanza che ripristina la zona arancione. “Per questo dico a Governo, serenamente, senza polemica, di rivalutare questa situazione: non c’è bisogno di aspettare tutti e 21 i giorni che qualcuno ha deciso che servono assolutamente, creando fibrillazioni e tensioni inopportune”. Poi sulla diffida di Boccia e Speranza aggiunge: “non voglio drammatizzare il conflitto con il governo ma francamente considero eccessivo se non risibile il tono intimidatorio e la minaccia di responsabilità penale rispetto ai contagi che deriverebbero da questo evento perché francamente indimostrabile. Con il ministro Speranza, con Boccia, con il Governo nel suo complesso e con Arcuri ha avuto un rapporto sempre molto sereno, leale, costruttivo e penso che tale rimarrà nonostante la divergenza di opinioni perché io comprendo le ragioni del ministro che ad un certo punto ha deciso di applicare una sua lettura del combinato disposto delle norme una certa tempistica con un suo scadenzario. Non condivido questa posizione, non condivido questa lettura neanche della norma di applicazione e soprattutto ho il dovere di far prevalere le ragioni dell’Abruzzo. Il ministro sapeva che c’era questa mia pressione per riallineare l’Abruzzo ad altre regioni con gli stessi valori. Se si tratta di qualche giorno in più in zona rossa per fare qualche manifestino politico è un conto, ma se siamo esattamente nella media nazionale, allora pensiamo che la cura sia durata a sufficienza. Il ministro ha dato alcune mezze risposte”, ha detto il presidente della Regione Abruzzo. “Noi abbiamo fatto scuola: non voglio la medaglia ma neanche passare da irresponsabile. Siamo arrivati prima della burocrazia governativa. E’ una settimana che ci confrontiamo con il Governo su questa scadenza ma non sono stato ascoltato

In serata Marsilio ha inviato una lettera di tre pagine ai ministri Boccia e Speranza, nella quale ha ribadito la bontà delle sue ragioni, prese “nel solco di considerazioni di carattere giuridico e all’esito di un percorso virtuoso e di un sforzo che l’intera Regione ha compiuto gradualmente nelle settimane scorse, e alla consumazione dell’intero periodo previsto per la declassificazione (21 giorni, ndr). Tale decisione – si legge nella lettera – non è assunta in totale autonomia e nella piena autoreferenzialità, avendo già partecipato al Ministro Speranza con una nota del 2 dicembre scorso”. Marsilio poi insiste sui dati dei contagi, scesi nei giorni che hanno preceduto l’ordinanza e si sofferma sull’interpretazione dell’art. 3, comma 3, del DPCM del 3 novembre scorso, e sul computo dei giorni, nodo della questione insieme alla possibilità delle Regioni di emettere ordinanze. Marsilio va oltre e sempre per chiarire i motivi della sua decisione, specifica questa è stata assunta per ragioni di ‘ordine pubblico’ correlati ‘alle conseguenze economiche derivanti dal fermo produttivo a livello regionale delle realtà industriali e commerciali in un periodo cruciale come quello attuale’.

 

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