Carceri abruzzesi: sit in di protesta dei sindacati. Rischia l’abbattimento quello de L’Aquila

I sindacati SAPPE, OSAPP, UIL PA, USPP, FNS CISL e FP CGIL tornano a lanciare l’allarme sulle carceri abruzzesi.

Questa triste fase pandemica sta mettendo in ginocchio, duramente, diversi Istituti Penitenziari dell’Abruzzo: personale e detenuti contagiati, carenze organiche di poliziotti e difficoltà organizzative/logistiche – dichiarano le sigle che rappresentano gli agenti di polizia penitenziaria -. Bisogna intraprendere attività urgenti, specie negli Istituti che attualmente stanno vivendo una critica e sofferente situazione, correlata all’emergenza COVID 19. Non possiamo più aspettare – chiosano i sindacalisti – vogliamo immediate certezze che rassicurino i nostri lavoratori e le nostre lavoratrici che, in questi tempi, operano in una panoramica notevolmente precaria. Abbiamo coinvolto – continuano – le Autorità Istituzionali/Politiche nazionali e regionali, programmando, nei prossimi giorni, un sit in di protesta ed ulteriori azioni rivendicative, sino a quando non si verificheranno miglioramenti”.

I problemi non finiscono qui. Un altro, e non di poco conto, lo porta all’attenzione generale Mauro Nardella, segretario generale territoriale UIL PA polizia penitenziaria e componente della segreteria confederale CST UIL Adriatica Gran Sasso. Il sindacalista denuncia che il Consiglio di Stato ha rimandato al Tar la decisione del Commissario per gli usi civici che da tempo ha riconosciuto che i terreni su cui è stato costruito il carcere di massima sicurezza de L’Aquila sono di proprietà dei ‘ naturali’ della frazione di Preturo.

Il terreno sul quale è stato edificato il carcere aquilano – avverte Nardella -, stante a quanto emerge dal comunicato, sarebbe stato occupato abusivamente dal 1 luglio 1982 e quindi oggetto di un contenzioso che potrebbe confluire addirittura, seppur questa ipotesi sarebbe da ritenere assolutamente non auspicabile, nella chiusura del carcere e suo successivo abbattimento. Vorrei augurarmi che la decisione che il TAR andrà a prendere tenga conto delle peculiarità che ha il carcere del capoluogo abruzzese ad essere la struttura con il più alto numero di detenuti d’Italia ristretti al cosiddetto regime speciale (e non “carcere duro” come erroneamente spesso si riporta) del 41bis. Confidiamo quindi nella saggezza dei contendenti affinché si trovi una soluzione condivisa e che faccia porre la parola fine all’annosa vicenda e, conseguentemente, all’infausto rischio della sua chiusura. Il mio pensiero, a tal proposito, non può che andare a tutti gli operatori che in esso vi lavorano. Quelle persone, cioè, che per un verso o per un altro del carcere de L’Aquila, autentico indotto territoriale, ci vivono. A loro, spero, giunga un positivo riscontro della vicenda.

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