Assegnazione degli alloggi popolari: la Corte Costituzionale bacchetta la Regione Abruzzo.

di Diego Cianci

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge n. 34/2019, approvata dal Consiglio Regionale Abruzzese, recante “Norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. Il Governo ha ritenuto di rivolgersi alla Corte dato che i vari articoli di cui si compone la legge violano i principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione tra cittadini di cui all’art 3 della costituzione.

In particolare, sono state dichiarate incostituzionali quelle norme che prevedono, per i cittadini di Stati che non appartengono all’Unione europea, di presentare la documentazione che dimostri che tutti i componenti del nucleo familiare non possiedono alloggi nel Paese di origine o di provenienza, ed anche la norma che prevede un punteggio aggiuntivo per accedere ad un alloggio basata sull’anzianità di residenza in Abruzzo e bocciata, in quanto il punteggio stabilito è stato ritenuto eccessivo.

Inoltre, con la detta legge, venivano introdotte delle norme che impedivano di partecipare alle procedure di assegnazione di un alloggio di edilizia popolare al ricorre della commissione di determinati reati che sono state confermate dalla Corte.

Nello specifico, l’art. 5 della citata legge regionale prevede che i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea sono obbligati a presentare la documentazione che attesti che tutti i componenti del nucleo familiare non devono possedere adeguati alloggi nel Paese di origine o di provenienza.

Precisa la Corte che “l’onere procedimentale prescritto dalla norma in esame risulta in radice ingiusto, innanzitutto per la palese irrilevanza e per la pretestuosità del requisito che mira a dimostrare”.

Aggiunge ancora la Corte che “se infatti lo scopo della normativa nella quale la norma si colloca è di garantire un alloggio adeguato nel luogo di residenza in regione a chi si trovi nelle condizioni di bisogno individuate dalla legge, il possesso da parte di uno dei componenti del nucleo familiare del richiedente di un alloggio adeguato nel Paese di origine o provenienza non appare sotto alcun profilo rilevante”.

La Corte, dunque, sottolinea come sia circostanza irrilevante il possesso di un alloggio nel Paese di origine o di provenienza al fine di escludere la possibilità di essere assegnatari di un alloggio di edilizia popolare dal momento che tale evenienza non fa venire meno lo stato di bisogno di un alloggio in colui che fa domanda di assegnazione in Italia.

Ad essere in contrasto con la costituzione, a detta della Corte, è anche l’art. 4, il quale individua un ulteriore elemento rilevante per l’attribuzione di punteggi al fine della formazione della graduatoria di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, basandosi sull’anzianità di residenza in comuni della regione Abruzzo, prevedendo l’attribuzione di un punto per ogni anno di residenza a partire dal decimo anno di residenza e fino ad un massimo di 6 punti.

La Regione, dal canto suo, si difende, sostenendo che la legge ha introdotto “solo un meccanismo premiale, volto ad assegnare punti aggiuntivi ai soggetti che possano dimostrare un più incisivo radicamento sul territorio e ciò a prescindere dal possesso della cittadinanza italiana, europea o extracomunitaria”.

La previa residenza ultraquinquennale, si legge nella decisione della Corte, “non è di per sé indice di un’elevata probabilità di permanenza in un determinato ambito territoriale, mentre, a tal fine, risulterebbero ben più significativi altri elementi sui quali si può fondare una valutazione di stabilità e di permanenza sul territorio”.

Dunque, la rilevanza conferita a una condizione che è propria del passato, quale è la residenza nei cinque anni precedenti, non sarebbe comunque oggettivamente idonea a evitare il “rischio di instabilità” del beneficiario dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica, obiettivo che dovrebbe invece essere perseguito avendo riguardo agli indici di probabilità di permanenza sul territorio per il futuro.

In conclusione, la Corte rileva che il peso eccessivo assegnato al dato del radicamento territoriale nel più generale punteggio per l’assegnazione degli alloggi, ed il carattere marginale del dato medesimo in relazione alle finalità del servizio di cui si tratta, concorrono a determinare l’illegittimità costituzionale della legge regionale in quanto fonte di discriminazione di tutti coloro che, siano essi cittadini italiani, cittadini di altri Stati UE o cittadini extracomunitari, risiedono in Abruzzo.

Il Presidente del Consiglio Regionale afferma che la Corte ha fatto salvo lo spirito della legge. Infatti rimane salva quella parte della legge in cui è fatto obbligo ai cittadini extracomunitari di produrre la documentazione reddituale e patrimoniale del Paese in cui hanno la residenza fiscale ai fine dell’assegnazione dell’alloggio.

Inoltre, precisa sempre Il Presidente della Regione, “la Corte ha ritenuto rispettosa della costituzione anche quella parte delle legge che vieta la possibilità di ottenere un alloggio popolare alle famiglie i cui componenti hanno avuto condanne penali per svariate tipologie di reato, compresi quelli di vilipendio”.

Per cui il tentativo di smontare la legge sulle case popolari voluta dalla Regione Abruzzo, ha commentato il presidente Marsilio, non è riuscito. Con la sentenza della Corte Costituzionale, infatti, “emerge che nella nostra legge non c’è nulla di discriminatorio nei confronti dei cittadini stranieri che vivono in Abruzzo”.

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