Appello di Italia Nostra: salviamo i fabbricati del complesso ex Montecatini di Piano d’Orta

Con Ordinanza  Nr. 10 del 02 marzo scorso, il Sindaco di Bolognano, Guido Di Bartolomeo, rinnova  l’ingiunzione  all’attuale proprietà di demolire tutti i fabbricati del complesso ex Montecatini di Piano d’Orta. Diversamente motivata, rispetto alla precedente che era stata censurata dal TAR  su ricorso della proprietà, l’attuazione dell’ordinanza comporterà la cancellazione di centoventi anni di storia di quello che fu uno dei principali centri industriali della vallata e un’eccellenza mondiale nello sviluppo  della chimica industriale moderna. A nulla valgono, quindi, le iniziative che da molti anni vedono cittadini, associazioni, studiosi  sostenere la necessità di salvaguardare  le tracce spaziali di quell’avventura produttiva, importante per la comunità locale e per la storia dell’industria  e dell’agricoltura moderna. La qualità delle costruzioni è evidente: strutture in cemento armato intelaiate tra le prime in Italia, ambienti voltati, finiture in mattone e pietra locale, ampi rapporti tra volumi e spazi aperti. Stupisce negativamente che la Soprintendenza ABAP non abbia colto questi valori, architettonici, storici e antropologici, preziosi per il nostro territorio; stupisce che la Regione, pur avendo in più riprese dichiarato  di voler salvaguardare questo patrimonio, non abbia assunto alcuna iniziativa , né in autonomia  né verso i Ministeri competenti, volta a salvaguardare il complesso di archeologia industriale insieme alle operazioni di bonifica; stupisce che il Sindaco (per la verità lasciato solo con un problema più grande delle possibilità comunali) non trovi di meglio che ordinare di nuovo un’indistinta e generale demolizione, invece di chiedere a gran voce alle istanze superiori la conservazione e valorizzazione di questa importante risorsa del suo territorio; infine, è davvero inaccettabile che lo Stato Italiano veda le testimonianze della nostra storia solo come un intralcio, piuttosto che come una componente importante del progetto di bonifica che siamo i primi a sollecitare.
Italia Nostra che  ne è  da anni la maggiore difesa, con documenti, istanze e manifestazioni in loco, torna a chiedere che insieme alla bonifica del sito si progetti la salvaguardia delle  principali strutture esistenti, in vista di un grande progetto di riuso, legato alla valorizzazione della Maiella, del suo bacino minerario, delle sue risorse naturali e paesistiche, della sua collana di centri storici. Le questioni poste dall’Ordinanza rasentano il ridicolo: non solo è del tutto evidente che le strutture esistenti abbisognino di provvedimenti di restauro statico; ma questo è proprio l’intervento che l’Associazione propone per i maggiori fabbricati non fatiscenti: sarebbe strano il contrario e cioè che strutture con 120 anni di anzianità si presentassero del tutto integre. Anche se tanto male non devono presentarsi, dato che il capannone industriale (appartenente al complesso originario), riconvertito negli ultimi decenni a Supermercato non desta timori e non è oggetto dell’Ordinanza di demolizione. Basterà una  mano di vernice fresca a scongiurare il pericolo?

Italia Nostra torna a chiedere con forza a Comune, Regione, Ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura di salvare questa importante  testimonianza di archeologia industriale insieme alla già troppo attesa bonifica dei siti inquinati.

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