Carcere di Vasto, la UILPA Polizia Penitenziaria Abruzzo denuncia due aggressioni

La UILPA Polizia Penitenziaria Abruzzo denuncia ancora una volta la gravissima situazione lavorativa della Casa Lavoro di Vasto, dove i poliziotti sono costretti a lavorare in condizioni di carenza continua di personale e già sappiamo che a causa dei pensionamenti avremo un’ulteriore sguarnimento dello scarno organico in sevizio, contiamo almeno una ventina di agenti che passeranno nelle fila dei pensionati nell’immediato futuro.

Solo negli ultimi 15 giorni abbiamo assistito a 2 aggressione ai danni dei pochi poliziotti Penitenziari in servizio, l’ultima questa notte ha visto 2 agenti costretti a ricorrere alle cure del locale nosocomio – afferma il Segretario Generale Regionale UIL-PA Polizia Penitenziaria Abruzzo, Ruggero Di Giovanni – un agente è tuttora ricoverato per le lesioni riportate, l’altro invece è ancora in attesa di prognosi, colpevoli di aver cercato di impedire un possibile gesto di autolesionismo – Non è più rinviabile – prosegue il sindacalista – un intervento a sostegno dei lavoratori della C.L. Vasto, carcere che per la sua peculiare destinazione accoglie detenuti internati, ovvero detenuti che a fine pena vengono “trattenuti in strutture apposite per un periodo determinato a titolo di misura di sicurezza, in quanto ritenuti ancora pericolosi per la società.” Ed è proprio sulla “struttura apposita” che vogliamo, di nuovo, porre l’accento, infatti i detenuti internati dovrebbero passare questo periodo aggiuntivo alla pena lavorando ma, purtroppo, a Vasto non vi è possibilità di far lavorare tutti i detenuti che sono letteralmente costretti ad oziare tutto il giorno. In più è stato scelto di aprire in questo istituto una sezione arrestati in quarantena, la stessa sezione che ha visto un indagato togliersi la vita pochi giorni fa, che ha aggiunto un surplus di lavoro e peggiorato, se possibile, l’ambiente lavorativo. Auspichiamo un intervento da parte del Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, dott. Carmelo Cantone, – continua Di Giovanni – teso a ripristinare condizioni lavorative quanto meno accettabili per il personale, cosa che andrebbe ad incidere direttamente anche sulla qualità di vita dei detenuti e indirettamente su questi episodi di violenza gratuita”.

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