Carceri di Sulmona e L’Aquila sotto organico. I sindacati lanciano nuovo allarme

La Casa Reclusione di Sulmona è in continuo affanno organizzativo e gestionale, con una seria carenza organica che supera le quaranta unità di poliziotti penitenziari e di un numero considerevole di appartenenti alle Funzioni Centrali.

A lanciare l’ennesimo allarme sono Francesco Marrelli (Segretario Generale Camera del Lavoro CGIL L’Aquila) ed Anthony Pasqualone (Segretario Generale FP CGIL L’Aquila) che tornano a chiedere serie ed impellenti attività perequative tese ad assicurare il buon andamento dell’Istituto e i diritti soggettivi delle lavoratrici e dei lavoratori.

“Questa situazione così affannosa ed immobile sta generando inevitabili criticità e legittimi malumori – continuano i sindacalisti – e pertanto bisogna intervenire subito, prima che si possano presentare eventuali alterazioni compromettenti. Da tempo, ormai, CGIL e FP CGIL stanno denunciando questa situazione. Ora basta, la misura è colma e i nostri lavoratori meritano assoluto rispetto e dignità. Governo ed Istituzioni si facciano carico di adeguate politiche di assunzioni e relative assegnazioni, visto che analoghe situazioni si registrano in diverse realtà penitenziarie del distretto e del Paese. Le carceri sono ambienti vulnerabili e delicati ed è per questo che crediamo che vanno salvaguardati – concludono Marrelli e Pasqualone – Continueremo a rivendicare a gran voce e ad appellarci agli organismi competenti.

Insieme a Sulmona, preoccupa seriamente la situazione venutasi a creare presso il penitenziario della Costarelle de L’Aquila.

Lo segnalano Ruggero di Giovanni, Mauro Nardella e Moreno Pignatelli, dirigenti della UIL intervenuti a far visita la struttura aquilana, che hanno iniziato a descrivere la brutta situazione nella quale si è andata calando una delle realtà carcerarie più importanti d’Europa.

La visita effettuata in un clima avvolto da un velo di tristezza per via della prematura scomparsa di Mauro Di Bernardo, l’assistente capo di polizia penitenziaria di 52 anni deceduto nella giornata di ieri a seguito di un incidente avvenuto proprio mentre si recava in servizio, ha evidenziato un aspetto a dir poco offuscato quando ad essere stati messi al centro dell’attenzione sono stati i numeri legati agli organici siano essi di polizia penitenziaria che facenti capo al comparto Funzioni Centrali.

A fronte di 100 detenuti in più (170 oggi presenti a fronte dei 70 del 2008) e tutti rientranti nel fatidico circuito del 41bis, si conta una carenza di organico di polizia penitenziaria, secondo la UIL, di circa 30 agenti per ciò che attiene il personale rientrante nel quadro permanente e di 40 per l’aliquota riservata ai componenti del GOM ( gruppo operativo mobile).

A rischio non è solo la sicurezza ( condizione senza la quale non vi potrà mai esserci garanzia trattamentale) che risulta comunque garantita ( per quanto ancora non si sa) dal surplus di sacrificio offerto dal personale ivi operante, ma anche e soprattutto i diritti soggettivi degli operatori penitenziari. Basti pensare che quest’anno si rischia veramente di non riuscire ad assegnare le ferie estive al personale se non altro secondo quello schema che storicamente li ha visti sempre distinguersi in positivo dal resto dei consociati abruzzesi.

“Il carcere de L’Aquila da sempre ha rappresentato il fiore all’occhiello del sistema penitenziario regionale. Un fiore, però, che più passa il tempo e più appassisce.

La situazione è andata ancor più aggravandosi a seguito della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Questa situazione ha ulteriormente gravato di incombenze un Istituto che di tutto aveva bisogno fuorché di essere ulteriormente e pesantemente zavorrato. I continui piantonamenti di soggetti psichiatrici provenienti dalla REMS di Barete e ricoverati presso l’ospedale cittadino ha, infatti, praticamente oberato gli uomini di stanza al carcere delle Costarelle di ulteriore e pesante aggravio di lavoro. Se a ciò aggiungiamo il fatto che lo stesso personale, a seguito dei ricoveri di detenuti provenienti da altri istituti di pena, e sempre presso il nosocomio aquilano, sono costretti a contribuire con un’aliquota pari al 50% della forza necessaria allora potremo sicuramente affermare che la frittata è fatta. Ora bisognerà subito correre ai ripari se non si vorrà conoscere la parola collasso.

Lo si potrà fare iniziando dalla  rivisitazione dell’organizzazione del lavoro del carcere, che tamponi l’emorragia in atto e che riesca a garantire il minimo dei diritti soggettivi del personale. Fatto questo si dovrà necessariamente intervenire sugli organici che, seppur rientranti nell’oscuro vortice del luogo comune, in un penitenziario com’è quello aquilano non potranno, per il bene di tutti ( a buon intenditore poche parole), non essere adeguati”.

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